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Sentenza

Sentenza n. 587/2026 - Cagliari, Sezione 1

per l'annullamento del provvedimento interdittivo adottato, ai sensi dell’art. 35, comma 4 della Legge Regionale n° 24/2016, dal SUAPE del Comune di Mamoiada in data 19 settembre 2025, con riferimento alla D.U.A. per l’avvio di attività di allevamento zootecnico suino allo stato semibrado presentata dal ricorrente in data 29 luglio 2024.

Giustizia amministrativa202501110

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sardegna - Cagliari, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento interdittivo del SUAPE comunale che ordinava la cessazione dell’attività di allevamento suino allo stato semibrado

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (operatore economico)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente contestava il provvedimento interdittivo adottato dal Comune in relazione alla DUA presentata per l’avvio di un allevamento suino allo stato semibrado. Con il primo motivo deduceva la violazione degli artt. 19, 21-nonies e 3 della l. 241/1990, sostenendo che il potere inibitorio fosse stato esercitato oltre il termine di sessanta giorni e senza la puntuale esplicitazione dei presupposti dell’autotutela. Con il secondo motivo deduceva la violazione della disciplina regionale urbanistica, dell’art. 12, comma 3, d.P.R. 380/2001 e dell’art. 3 l. 241/1990, sostenendo che la deliberazione della Giunta comunale n. 55/2023, successivamente recepita dal Consiglio comunale, contenesse soltanto indirizzi per la futura formazione del PUC e non una prescrizione urbanistica immediatamente vincolante. La deliberazione non sarebbe stata trasfusa in un elaborato del PUC né formalmente adottata quale previsione dello strumento urbanistico, sicché non avrebbe potuto introdurre un divieto o attivare misure di salvaguardia. Con il terzo motivo deduceva la violazione delle direttive regionali, dell’art. 26 delle NTA del PUC e dell’art. 3 l. 241/1990, sostenendo che la distanza di 500 metri dalle zone residenziali e produttive fosse prescritta soltanto per i fabbricati destinati ad allevamenti zootecnici intensivi e non fosse estensibile all’allevamento suino allo stato semibrado. Contestava inoltre l’insufficienza della motivazione amministrativa.

La decisione

Il TAR ha preliminarmente accolto l’istanza del Comune di rimessione in termini per il deposito tardivo di una memoria, ritenendo documentato il temporaneo malfunzionamento della PEC e considerando che il ricorrente aveva potuto replicare senza opporsi all’istanza. Nel merito ha accolto il ricorso per la fondatezza, con efficacia assorbente, del secondo e del terzo motivo, applicando il principio della ragione più liquida. Ha ritenuto che la deliberazione della Giunta comunale n. 55/2023 si limitasse a formulare indirizzi per la futura redazione del PUC e non fosse idonea a introdurre un divieto immediatamente efficace nei confronti dei privati. Anche la deliberazione consiliare n. 6/2024, approvando il progetto preliminare del PUC e recependo gli indirizzi, non aveva comportato la formale adozione dello strumento urbanistico né la trasfusione delle prescrizioni in una previsione pianificatoria dotata di autonoma efficacia precettiva. Di conseguenza, non potevano operare le misure di salvaguardia previste dall’art. 12, comma 3, d.P.R. 380/2001, la cui applicazione presuppone la formale adozione dello strumento urbanistico. Il TAR ha inoltre stabilito che l’art. 26 delle NTA del PUC, riferendosi letteralmente ai nuovi fabbricati destinati ad allevamenti zootecnici intensivi, non poteva essere applicato analogicamente a un allevamento suino allo stato semibrado, strutturalmente diverso per modalità di conduzione, densità dei capi e tipologia delle strutture. Le limitazioni all’esercizio dell’attività economica e all’utilizzazione dei fondi devono infatti essere interpretate restrittivamente. L’accoglimento dei due motivi è stato ritenuto sufficiente ad annullare il provvedimento, con assorbimento del motivo relativo alla tardività del potere inibitorio. Spese integralmente compensate.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 4, l.r. Sardegna 24/2016

    Costituisce la base normativa regionale del provvedimento interdittivo adottato dal SUAPE comunale in relazione alla DUA.

  • art. 19 l. 241/1990

    È richiamato dal ricorrente in relazione al termine di sessanta giorni per l’esercizio dei poteri inibitori sulla SCIA o dichiarazione equipollente; la relativa censura è stata assorbita e non decisa.

  • art. 21-nonies l. 241/1990

    È richiamato dal ricorrente per sostenere che l’intervento amministrativo oltre il termine ordinario avrebbe richiesto i presupposti dell’annullamento d’ufficio; la questione è stata assorbita.

  • art. 3 l. 241/1990

    È richiamato in relazione all’obbligo di motivazione; le censure motivazionali sono state esaminate nei limiti connessi all’erronea individuazione dei presupposti urbanistici.

  • art. 12, comma 3, d.P.R. 380/2001

    In caso di contrasto dell’intervento oggetto della domanda di permesso di costruire con le previsioni di strumenti urbanistici adottati, è sospesa ogni determinazione in ordine alla domanda.

    Le misure di salvaguardia presuppongono l’esistenza di uno strumento urbanistico formalmente adottato; non possono fondarsi su meri indirizzi pianificatori o sull’approvazione del solo progetto preliminare.

  • art. 20, commi 1, 6 e 7, l.r. Sardegna 45/1989

    Dalla data di adozione del piano di cui al comma 1 si applicano le norme di salvaguardia di cui all’articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

    Nell’ordinamento regionale sardo le misure di salvaguardia operano dalla formale adozione del piano urbanistico, non dalla precedente approvazione del progetto preliminare.

  • art. 73, comma 1, c.p.a.

    Il TAR ha disposto la rimessione in termini per il deposito tardivo della memoria del Comune, a fronte della prova di un malfunzionamento della PEC e dell’assenza di pregiudizio per il contraddittorio.

Massime di principio

  • Gli indirizzi comunali destinati alla futura formazione o revisione dello strumento urbanistico hanno natura endoprocedimentale e programmatoria e, se non sono trasfusi in una previsione urbanistica formalmente adottata, non possono introdurre divieti immediatamente efficaci o vincoli conformativi nei confronti dei privati.
  • Le misure di salvaguardia urbanistica previste dall’art. 12, comma 3, d.P.R. 380/2001 presuppongono la formale adozione dello strumento urbanistico; l’approvazione del solo progetto preliminare o il mero recepimento di indirizzi pianificatori non è sufficiente.
  • Le disposizioni urbanistiche che limitano l’esercizio di attività economiche o l’utilizzazione dei fondi devono essere interpretate restrittivamente e non possono essere applicate analogicamente a fattispecie diverse da quelle espressamente contemplate.
  • Una prescrizione delle norme tecniche di attuazione riferita ai fabbricati destinati ad allevamenti zootecnici intensivi non è estensibile, in assenza di adeguata base normativa e motivazione, a un allevamento suino allo stato semibrado, caratterizzato da modalità produttive e strutture differenti.

Come è indicizzato

MateriePiani regolatori e variantiDestinazioni d'uso e zone omogeneeIndustria, artigianato e attività produttiveDecisione e riti speciali
RamiUrbanistica e governo del territorioCommercio e attività produttiveProcesso amministrativo
IstitutiPrincipio di legalità e tipicitàDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneTermini del procedimento

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