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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36037/2023 del 29/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione continuata e aggravata dal metodo mafioso e dall'agevolazione mafiosa. Ventura contestava l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza relativi ai fatti successivi al 2014, sostenendo che l'imputazione a suo carico dovesse limitarsi al solo episodio del 2014 e che, per il consistente lasso di tempo intercorso, il Tribunale non aveva adeguatamente motivato l'attualità del pericolo di reiterazione richiamando fatti non attribuibili all'indagato. Denunciava quindi mancanza e contraddittorietà della motivazione in relazione all'attualità delle esigenze cautelari.

La decisione

La Corte ha ritenuto il primo motivo parzialmente fondato: ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata limitatamente alle contestazioni relative ai reati diversi da quello commesso nel 2014 (cioè ha escluso la misura rispetto ai fatti post-2014 non attribuiti al ricorrente). Quanto al resto, ha rigettato il ricorso, ritenendo legittima la conferma della custodia cautelare con riguardo al fatto del 2014: il Tribunale aveva adeguatamente motivato l'attualità del pericolo di reiterazione sulla base della gravità della condotta, del protrarsi dell'attività estorsiva da parte di altri coindagati appartenenti al medesimo sodalizio e dei precedenti penali e della personalità negativa dell'indagato (condanne per fatti gravi e ruolo apicale nel clan). Infine la Corte ha disposto gli adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale.

Norme richiamate

  • art. 94 comma 1-ter disposizioni di attuazione codice di procedura penale

    art. 94 comma 1 ter disp. att. cod. proc. pen.

    indica gli adempimenti di cancelleria da eseguire in conseguenza della decisione di annullamento parziale dell'ordinanza; la Corte ha disposto l'inoltro alla cancelleria per gli adempimenti previsti da tale disposizione

  • Giurisprudenza della Cassazione (richiamata)

    Sez. 6, n. 2C304 del 30/03/2017, Rv. 269957 - 0

    afferma l'obbligo del giudice di motivare specificamente l'incidenza del tempo trascorso sulla sussistenza e sull'attualità delle esigenze cautelari quando vi sia un considerevole lasso temporale tra il fatto e l'adozione della misura; principio applicato come parametro di valutazione dell'adeguatezza della motivazione

Massime di principio

  • Se la custodia cautelare poggia su un fatto avvenuto molti anni prima, il giudice deve motivare espressamente come il tempo trascorso incida (o non incida) sull'attualità delle esigenze cautelari; l'assenza di tale motivazione può rendere annullabile la misura nella parte non adeguatamente giustificata
  • La misura cautelare può essere confermata anche per un fatto anteriore se sussistono elementi che attestano l'attualità della pericolosità (es. gravità dell'illecito, ruolo nell'organizzazione, precedenti penali, collegamenti con coindagati che hanno proseguito l'attività delittuosa)
  • La mera prosecuzione dell'attività delittuosa da parte di terzi non basta a fondare il pericolo di reiterazione in capo all'indagato, se non sono forniti elementi che colleghino l'indagato a quelle condotte successive; in assenza di tale collegamento il giudice deve escludere la misura per le ipotesi non attribuite
  • In impugnazioni di misure cautelari è efficace argomentare sulla mancata attribuibilità di fatti successivi e sul lasso temporale intercorso per ottenere la limitazione o l'annullamento della misura rispetto a quegli episodi
  • Le condanne pregresse e il ruolo apicale in un clan possono comunque essere valorizzate dal giudice per sostenere l'attualità del pericolo di reiterazione, pertanto la difesa dovrebbe contrastare puntualmente tali elementi o dimostrarne l'irrilevanza rispetto al caso concreto

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