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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33540/2022 del 12/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Lecce che aveva assolto Andrea Golin per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.) rispetto a reati paesaggistici e urbanistici (art. 181 comma 1 D.Lgs. 42/2004 e artt. del DPR 380/2001). Il ricorrente deduce: 1) vizio di motivazione e violazione di legge in tema di prescrizione sostenendo che il dies a quo sia il 24/03/2016 (accesso degli accertatori) e non il 01/04/2016, per cui la prescrizione sarebbe decorso il 07/04/2021 prima della sentenza impugnata; 2) errata applicazione delle norme processuali in relazione alla notifica del decreto di citazione a giudizio in appello eseguita presso il difensore ai sensi dell'art. 161 comma 4 c.p.p., nonostante il domicilio fosse dichiarato altrove; 3) estinzione del reato paesaggistico per demolizione e rimessione in pristino effettuata dal ricorrente ai sensi dell'art. 181 comma 1 e 1-quinquies D.Lgs. 42/2004, prima della condanna.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Sul primo motivo: i reati contestati hanno natura di reati permanenti e la contestazione è formulata in modo "aperto"; pertanto il termine di prescrizione non decorre dalla data del primo accertamento indicata nel capo di imputazione, bensì dal compimento dell'azione che pone fine alla situazione antigiuridica o dalla pronuncia di condanna; il ricorrente non ha indicato il dies a quem, quindi il motivo è infondato. Sul secondo motivo: la notifica al difensore ai sensi dell'art. 161 comma 4 c.p.p. è valida anche in caso di temporanea assenza dell'imputato al domicilio dichiarato; la Corte d'appello ha motivato il rigetto richiamando giurisprudenza consolidata. Sul terzo motivo: l'estinzione del reato per rimessione in pristino prevista dall'art. 181 quinquies opera solo se l'autore si attiva "spontaneamente" anticipando l'emissione del provvedimento amministrativo; nel caso la demolizione è avvenuta dopo l'ordine di demolizione (ordinanza 12/03/2018; demolizione 25/02/2019), quindi non sussisteva la condizione estintiva. Per questi motivi il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 42/2004 art. 181 comma 1

    Il reato paesaggistico è considerato permanente e l'ipotesi di estinzione per rimessione in pristino (art. 181 quinquies) richiede la rimessione "spontanea" prima dell'ordine amministrativo e prima della condanna.

  • D.Lgs. 42/2004 art. 181 quinquies

    La causa estintiva opera solo se il trasgressore provvede spontaneamente al ripristino delle aree prima che l'autorità amministrativa abbia ordinato il ripristino e prima della sentenza di condanna; se il ripristino avviene dopo l'ordine amministrativo non ha effetto estintivo.

  • Codice penale art. 131-bis

    Norma sulla particolare tenuità del fatto che la Corte d'appello aveva invocato per l'assoluzione; trattasi di disposizione sostanziale rilevante nel giudizio di merito ma non impatta sull'inammissibilità del ricorso in cassazione qui deciso.

  • Codice di procedura penale art. 161 comma 4

    Consente la notificazione presso il difensore quando la notifica al domicilio non è eseguibile; la Corte ha ritenuto valida tale procedura anche in caso di temporanea assenza dell'imputato, senza necessità di accertare irreperibilità assoluta.

  • Codice di procedura penale art. 157

    Regola le modalità ordinarie di notificazione; la giurisprudenza distingue i casi in cui è necessario accertare l'irreperibilità dall'ipotesi di temporanea assenza che legittima la notifica al difensore.

  • D.P.R. 380/2001 artt. 44 lett. b), 65, 72, 94, 95

    Norme del testo unico dell'edilizia richiamate per i reati urbanistici contestati; anch'essi valutati come riconducibili a condotte permanenti nel contesto del procedimento.

  • Codice di procedura penale art. 616

    Prevede, tra l'altro, la comminazione di somme per la Cassa delle Ammende in caso di ricorso manifestamente infondato; applicata dalla Corte per fissare il versamento di Euro 3.000,00.

Massime di principio

  • Nei reati permanenti contestati in forma aperta (contestazione "in atto"), la prescrizione decorre dalla cessazione della condotta illecita o dalla sentenza di condanna; per contestare la prescrizione il ricorrente deve indicare il dies a quem (data di cessazione).
  • La causa estintiva prevista dall'art. 181 quinquies D.Lgs. 42/2004 richiede un intervento "spontaneo" dell'autore dell'abuso prima dell'adozione del provvedimento amministrativo di demolizione e prima della condanna; il ripristino eseguito dopo l'ordine amministrativo non estingue il reato.
  • La notificazione all'avvocato ai sensi dell'art. 161 comma 4 c.p.p. è lecita anche quando l'imputato è temporaneamente assente dal domicilio dichiarato al momento dell'accesso dell'ufficiale giudiziario; non è sempre necessario provare l'irreperibilità assoluta.
  • Per impugnazioni in Cassazione è essenziale che i motivi siano completi e adeguatamente motivati: questioni procedurali o di merito non fondate o prive di elementi nuovi possono determinare l'inammissibilità e l'aggravio di oneri economici.
  • In caso di contestazioni su termini prescrizionali o su effetti estintivi la strategia difensiva deve documentare con precisione le date rilevanti (dies a quo e dies a quem) e la cronologia degli atti amministrativi per dimostrare la tempestività dell'intervento ripristinatorio.

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