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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5838/2024 del 09/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Petrolo ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Siracusa che aveva valutato la sua istanza volta ad ottenere l'applicazione della disciplina del reato continuato in relazione a quattro sentenze definitive. Le sentenze riguardavano: (1) condanna per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) emessa il 15/11/2000; (2) condanne per estorsione aggravata e connesse (artt. 81, 629 c.p., art.7 legge 203/1991) relative al periodo 1998-2000; (3) condanna per reato di stupefacenti (art. 73 DPR 309/1990) del 2004; (4) condanna per estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa in data successiva alla definitività della sentenza sub 1. Il Tribunale aveva dichiarato non luogo a provvedere per le sentenze 1 e 2 (la continuazione era già stata riconosciuta in executivis con ordinanze separate) e aveva rigettato l'istanza con riferimento alle sentenze 3 e 4, ritenendo: la sentenza 3 ontologicamente diversa e temporalmente non compatibile con le altre; la sentenza 4 commessa dopo la definitività della sentenza sub 1 e riferibile a organizzazione criminale diversa rispetto agli episodi della sentenza 2. Petrolo ha denunciato violazione di norme processuali e sostanziali (art. 671 c.p.p., art. 81 c.p., art. 7 legge 203/1991, artt. 606 lett. b) ed e) c.p.p.), sostenendo che i reati 3 e 4 furono commessi nel contesto del medesimo sodalizio mafioso e quindi dovevano concorrere nella continuazione.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudice dell'esecuzione ha svolto valutazioni di merito, fondate su elementi fattuali specifici, sulla non unitarietà del disegno criminoso: la diversa natura ontologica del reato di droga (sentenza 3), il fatto che l'estorsione della sentenza 4 sia stata commessa dopo la definitività della sentenza sull'associazione mafiosa e al di fuori del perimetro partecipativo, nonché la diversa appartenenza associativa e la distanza temporale rispetto agli episodi della sentenza 2. La Corte ha ritenuto tali valutazioni non sindacabili in cassazione in assenza di vizio motivazionale e ha pertanto rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis c.p.

    Norma sostanziale richiamata in relazione alla condanna per associazione mafiosa (sentenza sub 1). La Corte ha considerato che la successiva estorsione contestata non rientrava nel medesimo perimetro partecipativo dopo la definitività della sentenza sull'associazione.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato tra i reati e le circostanze delle sentenze impugnate; usato nel contesto della verifica della continuazione ma senza costituire elemento idoneo a dimostrare l'unità di disegno criminoso.

  • art. 629 c.p.

    Norma sostanziale relativa all'estorsione; le condanne per estorsione aggravata sono state valutate nel loro contesto associativo e temporale per stabilire la possibile continuazione.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma sostanziale relativa ai reati di stupefacenti (sentenza sub 3). La Corte ha ritenuto la fattispecie ontologicamente diversa rispetto alle estorsioni e all'associazione mafiosa, impedendo il riconoscimento della continuazione.

  • art. 7 legge n. 203/1991

    Richiamata in relazione all'aggravante collegata all'estorsione 'con metodo mafioso'; la Corte ha comunque valutato la diversa appartenenza associativa e la distanza temporale come ostativi alla continuazione.

  • art. 671 c.p.p.

    Norma processuale evocata come base procedurale per l'istanza in materia di continuazione in sede esecutiva; il Tribunale dell'esecuzione ha deciso sull'istanza ai sensi delle norme procedurali competenti.

  • artt. 606 lett. b) ed e) c.p.p.

    Citate come motivi di impugnazione in cassazione (violazione di legge, vizi di motivazione). La Corte ha ritenuto infondati tali motivi, confermando la valutazione di merito del giudice dell'esecuzione.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova di un "unico disegno criminoso" anticipatamente concepito: è necessario dimostrare che, al momento del primo reato, l'autore aveva già programmato i successivi almeno nelle linee essenziali.
  • Indicatori rilevanti per la continuazione: omogeneità delle violazioni e del bene giuridico protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, nesso funzionale e sistematicità. La mera abitualità delinquenziale o l'appartenenza allo stesso ambiente criminale non sono sufficienti.
  • La diversità ontologica delle fattispecie (es. reati di droga vs estorsioni) e la commissione di reati dopo la definitività di una sentenza sull'associazione possono ostare al riconoscimento della continuazione.
  • Le valutazioni di fatto del giudice dell'esecuzione sono sostanzialmente insindacabili in Cassazione se adeguatamente motivate: la Corte di legittimità non riconsidera i fatti se la motivazione non presenta vizi logico-giuridici.
  • In sede di esecuzione, per chiedere il riconoscimento della continuazione occorre produrre elementi esteriori e specifici che dimostrino la unitarietà progettuale delle condotte; affermazioni generiche sul contesto mafioso o sulla comune appartenenza non bastano.
  • Dal punto di vista processuale, un ricorso mal fondato può essere rigettato e comportare la condanna alle spese; il Procuratore generale può sollecitare l'inammissibilità o il rigetto se il motivo non è sostenuto da prova convincente.

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