Cassazione Civile, Ordinanza n. 12583/2026 del 04/05/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (proprietario)
La controversia
La controversia nasce da una lite di confine tra due fondi contigui situati in Ischia. La società proprietaria di un fondo ha agito per l’esatta individuazione dei confini, per l’apposizione dei termini, per la restituzione di porzioni di terreno che assumeva illegittimamente occupate dal vicino e per il risarcimento dei danni. Il convenuto ha resistito proponendo riconvenzionale per ottenere l’accertamento dell’acquisto, ai sensi dell’art. 938 c.c., delle aree occupate dalle opere da lui realizzate sul fondo altrui. Il tribunale ha parzialmente accolto entrambe le domande, regolando i confini e attribuendo al convenuto, poi deceduto, la proprietà delle porzioni occupate dai manufatti, con conseguenti obblighi pecuniari. In appello la società ha contestato: la ritenuta buona fede del costruttore, reputata dalla Corte territoriale desumibile in via presuntiva; l’estensione dell’art. 938 c.c. a opere considerate pertinenziali e non a costruzioni in senso stretto; la qualificazione di alcune opere come ricadenti su strada pubblica; e la quantificazione dell’indennità. Le eredi hanno proposto appello incidentale e poi ricorso incidentale condizionato, sostenendo l’esistenza di un negozio di accertamento o regolamento amichevole dei confini, la contraddittorietà della motivazione sulla natura pubblica della strada e l’erroneità dei criteri di quantificazione dell’indennità. La Cassazione ha accolto i primi quattro motivi del ricorso principale, cassando la sentenza d’appello, perché la buona fede ex art. 938 c.c. non può presumersi ma deve essere provata positivamente dal costruttore, e perché l’accessione invertita opera solo in presenza di una costruzione intesa come struttura muraria complessa, non potendo estendersi per analogia a manufatti diversi o meramente pertinenziali. È stato dichiarato assorbito il quinto motivo del ricorso principale, rigettato il primo motivo del ricorso incidentale perché non coglieva la ratio decidendi, e assorbiti gli altri motivi incidentali. La causa è stata rinviata alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione anche per le spese.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso principale nei primi quattro motivi e ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione. Ha rigettato il primo motivo del ricorso incidentale condizionato e ha dichiarato assorbiti il quinto motivo del ricorso principale e i restanti motivi incidentali. La Corte di rinvio dovrà riesaminare la fattispecie attenendosi ai principi di diritto formulati dalla Cassazione sulla prova della buona fede ex art. 938 c.c. e sui limiti oggettivi di applicazione dell’accessione invertita.
Norme richiamate
art. 938 c.c.
La buona fede richiesta per l’accessione invertita consiste nel ragionevole convincimento di edificare sul proprio suolo e non può essere presunta; il meccanismo opera solo per l’occupazione realizzata mediante una costruzione intesa come struttura muraria complessa, non per manufatti diversi o pertinenziali.
art. 1147 c.c.
Non esiste, per l’art. 938 c.c., una presunzione di buona fede analoga a quella prevista in materia possessoria.
art. 818 c.c.
È richiamato per contestare l’estensione dell’art. 938 c.c. a opere asseritamente pertinenziali, ma la Corte ribadisce il limite oggettivo della costruzione in senso stretto.
art. 832 c.c.
È richiamato nel motivo relativo allo sconfinamento su area pubblica, in relazione alla titolarità e ai limiti del diritto di proprietà.
art. 834 c.c.
È richiamato nel motivo relativo allo sconfinamento su area pubblica, in relazione all’occupazione di beni e alla tutela del proprietario.
art. 112 c.p.c.
È richiamato per censurare la determinazione dell’indennità in relazione agli sconfinamenti lamentati.
art. 950 c.c.
È richiamato nel ricorso incidentale per sostenere l’esistenza di un regolamento negoziale dei confini.
art. 1322 c.c.
È richiamato nel ricorso incidentale per affermare la libertà delle parti di stipulare un negozio di accertamento dei confini.
art. 1350 c.c.
È richiamato nel ricorso incidentale per negare che l’accordo sui confini richieda forma scritta, secondo la tesi delle ricorrenti incidentali.
art. 2697 c.c.
È richiamato per la ripartizione dell’onere della prova, sia sulla buona fede ex art. 938 c.c. sia sull’esistenza del negozio di accertamento dei confini.
art. 115 c.p.c.
È richiamato nel ricorso incidentale in relazione alla valutazione delle prove e all’allegata violazione del principio di disponibilità della prova.
art. 116 c.p.c.
È richiamato nei motivi incidentali e nel ricorso principale per censurare la valutazione delle prove e della consulenza tecnica da parte del giudice di merito.
art. 360 c.p.c.
È il parametro processuale invocato per le censure di violazione di legge e di vizio motivazionale dedotte in cassazione.
Massime di principio
- La buona fede richiesta per l’accessione invertita ex art. 938 c.c. non si presume: deve essere dimostrata dal costruttore, che deve provare un ragionevole convincimento di edificare sul proprio fondo sulla base di elementi conoscibili con ordinaria diligenza.
- Ai fini dell’art. 938 c.c. non basta una situazione di mera incertezza sui confini: occorre escludere che il costruttore potesse anche solo dubitare, fin dall’inizio, della legittimità dell’occupazione del suolo altrui.
- L’accessione invertita costituisce norma eccezionale e non è suscettibile di applicazione analogica o estensiva oltre il caso della costruzione in senso stretto, intesa come struttura muraria complessa.
- La natura pertinenziale di un’opera rispetto a un edificio già realizzato non consente, di per sé, di attrarla nell’ambito applicativo dell’art. 938 c.c. se l’opera non integra a sua volta una costruzione.
- In sede di legittimità, è inammissibile la censura che non si confronti con la reale ratio decidendi della sentenza impugnata o che pretenda un nuovo apprezzamento del materiale probatorio.
- Quando la quantificazione dell’indennità dipende dall’estensione dell’area acquisita ex art. 938 c.c., essa resta assorbita se viene cassato l’accertamento presupposto sull’operatività dell’accessione invertita.
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