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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35844/2023 del 28/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la rinnovata determinazione della pena disposta dalla Corte territoriale in sede di rinvio dopo annullamento parziale: contesta che la porzione di aumento per la continuazione attribuita al reato di furto aggravato (annullato senza rinvio) sia stata fissata in soli 2 mesi di reclusione e euro 900 di multa e che, conseguentemente, la ricomposizione degli aumenti per i restanti reati (favoreggiamento dell'immigrazione e associazione a delinquere) sia stata effettuata illogicamente e in modo disomogeneo, pur essendo i reati sostanzialmente omogenei. Sostiene che gli aumenti avrebbero dovuto essere equivalenti per tutti i reati posti in continuazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure del ricorrente fossero mere doglianze di fatto, non confrontate con la motivazione della sentenza impugnata. Il giudice del rinvio aveva correttamente individuato e sottratto la porzione dell'aumento relativa al reato di furto aggravato annullato, giustificando logicamente la quantificazione. Quanto alla ripartizione residua degli aumenti, la Corte ha osservato che l'entità complessiva dell'aumento per continuazione non era stata messa in discussione dalla sentenza rescindente; nondimeno il giudice del rinvio ha motivato la diversa entità degli aumenti tra i capi confermati facendo riferimento a elementi concreti (in particolare il diverso numero di immigrati agevolati nelle diverse occasioni). Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La Corte ha fatto riferimento al principio di applicazione dell'aumento per la continuazione nella determinazione complessiva della pena e ha spiegato che, eliminata la porzione attribuibile al reato annullato, la residua quantità di aumento rimaneva nella sostanza confermata; la ripartizione motivata tra i singoli reati deriva da elementi concreti attinenti all'offensività dei singoli fatti

  • art. 616 c.p.p.

    Applicato come norma che consente la condanna alle spese processuali e al versamento di una somma (cassa delle ammende) a carico del ricorrente per successiva inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Il giudice di rinvio deve eliminare soltanto la porzione di pena riferibile al capo annullato senza rinvio; non può rimettere in discussione l'entità complessiva dell'aumento per continuazione fissata dal giudice di primo grado se non è stata annullata dalla Corte di legittimità
  • Le doglianze che si limitano a contestazioni di fatto, senza confrontarsi compiutamente con la motivazione della decisione impugnata, sono inammissibili in sede di legittimità
  • La diversificazione degli aumenti tra reati omogenei posti in continuazione può essere legittima se fondata su elementi concreti attinenti all'offensività del fatto (es. numero di persone coinvolte), non è obbligatorio assegnare aumenti identici per ogni reato solo per il titolo di reato comune
  • Quando la Corte annulla parzialmente una sentenza senza rinvio per un capo, il giudice di rinvio deve individuare e sottrarre la porzione di aumento collegata a quel capo; la restante distribuzione della pena tra capi confermati richiede adeguata motivazione
  • La mancata impugnazione argomentata della motivazione del giudice di merito rende improbabile il successo in Cassazione; è necessario affrontare direttamente le ragioni giustificatrici espresse dalla corte di merito

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