Cassazione Penale, Sentenza n. 43208/2024 del 27/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso impugnava l'ordinanza dell'8/5/2024 che aveva applicato a Fabio Giovenco la misura cautelare degli arresti domiciliari per quattro episodi di detenzione di sostanza stupefacente riqualificati ai sensi dell'art.73, comma 5, d.P.R. n.309/1990. I motivi dedotti dal difensore erano: 1) insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza perché la droga sarebbe stata detenuta per uso personale; 2) assenza delle esigenze cautelari, in particolare del pericolo di inquinamento della prova, invocando la revoca o la sostituzione con misura meno afflittiva; 3) insussistenza del pericolo di commissione di altri reati.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato che il ricorrente aveva previamente proposto istanza al Tribunale del riesame (art.309 c.p.p.), poi dichiarata inammissibile; i rimedi previsti dall'art.311 c.p.p. sono alternativi, pertanto il 'ricorso per saltum' proposto dopo la pronuncia del riesame non è consentito. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. n. 309/1990 (Testo unico stupefacenti), art. 73, comma 5
Le condotte sono state riqualificate ai sensi di questa norma come detenzione a fini di spaccio; la Corte prende atto della qualificazione del fatto ai fini dell'applicazione della misura cautelare.
codice di procedura penale, art. 311
La Corte interpreta che i rimedi previsti sono alternativi e che, dopo l'esperimento del rimedio al Tribunale del riesame, non è ammesso un ricorso per cassazione 'per saltum'; il ricorso tardivo o duplicativo è inammissibile.
codice di procedura penale, art. 309
L'art. 309 disciplina il ricorso al Tribunale del riesame; nel caso di specie l'istanza al riesame era già stata proposta e dichiarata inammissibile, precludendo il successivo ricorso per cassazione.
codice di procedura penale, art. 616
L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna alle spese processuali e, in assenza di ragioni di esonero, la sanzione pecuniaria, qui quantificata equitativamente in euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende.
Giurisprudenza citata: Sez. 6, n. 47676 del 11/10/2023 (Giorgi, Rv. 285531 - 01)
Richiamata come precedente a sostegno del principio secondo cui i rimedi avverso misure cautelari sono alternativi e il ricorso 'per saltum' non è consentito.
Massime di principio
- I rimedi avverso le misure cautelari sono alternativi: prima di proporre un ricorso verificare quale strumento sia quello effettivamente esperibile; evitare il 'ricorso per saltum' dopo aver già adito il Tribunale del riesame.
- Per ottenere la revoca o la sostituzione di una misura cautelare è necessario dimostrare con elementi concreti l'assenza dei gravi indizi e/o l'assenza delle esigenze cautelari (pericolo di inquinamento della prova, reiterazione del reato, fuga); affermazioni generiche rischiano di essere inefficaci.
- Se si contesta la finalità di spaccio versus uso personale, presentare elementi probatori specifici (quantità, modalità di detenzione, assenza di contatti di compravendita, eventuali certificazioni o accertamenti) e chiedere misure meno afflittive motivate.
- Se il rimedio al Tribunale del riesame viene dichiarato inammissibile, valutare attentamente le conseguenze processuali e le ulteriori impugnazioni possibili; la Corte è incline a sanzionare procedimenti duplicativi o manifestamente improcedibili con condanne alle spese e sanzioni pecuniarie.
- Curare la specificità e la motivazione del ricorso: argomentazioni generiche o non sviluppate sostengono l'inammissibilità; la giurisprudenza recente è rigorosa sul rispetto delle regole procedurali formali relative ai mezzi di impugnazione.
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