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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8087/2023 del 23/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile per tardività la dichiarazione di ricusazione proposta dall'imputato Fortunato Ceraso nei confronti dei giudici Brigida Cavasino e Glida Romano, nel processo 'Rinascita-Scott'. La ricusazione si fondava sull'accoglimento, in altro processo ('Nemea'), di analoga ricusazione promossa da un coimputato (Giuseppe Antonio Accorinti) che riguardava la partecipazione alla medesima articolazione di 'ndrangheta (clan Mancuso). Il difensore ha contestato che il dies a quo per la tempestività dovesse essere fatto decorrere dal deposito della motivazione della sentenza 'Nemea' (5 marzo 2021) o, in alternativa, dalla comunicazione in udienza dell'accoglimento dell'istanza di Accorinti (udienza del 2 settembre 2022), ritenendo quindi tempestiva la propria istanza; ha altresì sostenuto l'effetto estensivo dell'accoglimento della ricusazione di Accorinti rispetto agli altri imputati affiliati al medesimo clan.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità e manifesta infondatezza. Pur ritenendo che il dies a quo individuato dalla Corte d'appello potesse essere diverso, ha confermato il giudizio di intempestività della dichiarazione di ricusazione. La Corte ha rilevato che la partecipazione degli stessi giudici al processo 'Nemea' era conoscibile al momento della presentazione della dichiarazione di ricusazione di Accorinti e non richiedeva l'attesa dell'esito di quella istanza né del deposito della motivazione; non essendo dagli atti chiaro quando il ricorrente abbia effettivamente avuto conoscenza della causa di ricusazione, gravava sul ricorrente l'onere di allegare tale fatto, allegazione che non è stata soddisfacente (genericità). Inoltre la Corte ha escluso l'automatica estensione degli effetti della pronuncia favorevole ad Accorinti a tutti gli altri imputati, richiedendo una dimostrazione che nel precedente procedimento fosse stata valutata la responsabilità penale del ricorrente. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e, in via equitativa, a versare 3.000 euro alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 37 cod. proc. pen.

    Richiamata dal ricorrente come violata insieme all'art. 38; la Corte non ha ritenuto provata la violazione, osservando che le norme sulla ricusazione richiedono tempestività e adeguata allegazione del momento conoscitivo.

  • art. 38 cod. proc. pen.

    Stabilisce i termini di proposizione della ricusazione: entro le questioni preliminari o, se la causa si manifesta successivamente, entro tre giorni dalla conoscenza, salvo che la causa sia emersa in udienza (in tal caso prima della fine dell'udienza). La Corte ha applicato questa norma ritenendo che la conoscenza della partecipazione dei medesimi giudici al processo 'Nemea' fosse antecedente alla data invocata dal ricorrente e che il ricorrente non abbia allegato in modo preciso quando è venuto a conoscenza della causa.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e c) cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione dedotti dal difensore (nullità per violazione delle norme sul procedimento). La Corte ha ritenuto il motivo aspecifico e quindi inammissibile.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna alle spese processuali e ad altre sanzioni pecuniarie in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto il pagamento delle spese e un versamento di 3.000 euro alla cassa delle ammende.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 371/1996

    Riferita dal ricorrente per sostenere l'automatica estensione degli effetti a tutti i coimputati in ipotesi di reati a concorso necessario. La Corte di cassazione ha precisato che quella pronuncia è applicabile solo nella peculiare ipotesi in cui la responsabilità penale dell'imputato sia stata già valutata nel precedente giudizio in modo tale da implicare necessariamente la responsabilità degli altri; non si applica automaticamente a tutti i casi di concorso di persone.

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020 conv. dalla legge n. 176 del 2020 (richiamato)

    Richiama la disciplina della trattazione scritta del giudizio in Cassazione; la Corte ha proceduto a trattazione scritta secondo la normativa emergenziale citata.

Massime di principio

  • La dichiarazione di ricusazione deve essere proposta tempestivamente: entro le questioni preliminari o, se la causa nasce dopo, entro tre giorni dalla conoscenza; se la causa è emersa in udienza, va proposta prima della chiusura dell'udienza.
  • La conoscenza della causa di ricusazione è un fatto determinante e grava sulla parte l'onere di allegare con precisione quando ne è venuta a conoscenza. Una generica affermazione non è sufficiente e può comportare l'inammissibilità del rimedio.
  • Il fatto che gli stessi giudici abbiano giudicato o partecipato a giudicare in un altro procedimento non produce automaticamente una causa di ricusazione a favore di tutti gli imputati di procedimenti diversi: bisogna dimostrare che nel precedente procedimento sia stata valutata, con decisione di merito, la responsabilità penale dell'imputato per far valere il pregiudizio.
  • Non è necessario attendere l'esito (o la motivazione) della ricusazione presentata da un coimputato per proporre la propria: la conoscibilità della causa può sussistere già al momento della presentazione della dichiarazione di quel coimputato.
  • In caso di ricorso in cassazione non fondato o aspecifico si rischiano condanne alle spese e sanzioni pecuniarie; pertanto è essenziale una preliminare e precisa ricostruzione fattuale del momento conoscitivo della causa di ricusazione.

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