Cassazione Penale, Sentenza n. 1697/2025 del 14/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro l'ordinanza del Tribunale che, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, aveva ripristinato la custodia cautelare in carcere per il reato di atti persecutori. Il ricorrente deduce violazione degli artt. 274 e 275 cod. proc. pen. sostenendo che, nel frattempo, aveva perso la disponibilità dell'appartamento dove risiedevano le persone offese e quindi sarebbe venuta meno ogni occasione di incontro; gli eventuali sconfinamenti sarebbero stati causati da stato di disperazione e non intenzionali; inoltre il ricorrente riferisce di essere stato anch'egli aggredito dal convivente di una delle persone offese.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha richiamato il principio secondo cui il pericolo di reiterazione deve fondarsi su elementi concreti e oggettivi e che la valutazione prognostica del giudice della cautela non richiede l'indicazione di specifiche occasioni imminentI di recidiva, ma una valutazione complessiva basata su modalità dei fatti, personalità, contesto socio-ambientale e tempo trascorso. Ha inoltre richiamato l'onere del giudice di motivare perché le misure meno afflittive siano inadeguate. L'ordinanza impugnata era motivata con le plurime trasgressioni alle misure (divieto di dimora e avvicinamento), la refrattarietà del Vapori ai controlli (anche ipotesi braccialetto elettronico) e la mancanza di un domicilio idoneo, nonché un recente arresto in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale. Le censure del ricorrente sono state ritenute mera richiesta di diversa valutazione dei fatti, non idonea a dimostrare manifesta illogicità della motivazione. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese e della somma di euro 3000 in favore della Cassa delle ammende; dispone gli adempimenti di cancelleria ai sensi dell'art. 28 del regolamento di esecuzione del codice di procedura penale.
Norme richiamate
artt. 274 e 275 cod. proc. pen.
Richiamate dal ricorrente come basi di impugnazione; la Corte rileva che le censure fondate su diversa valutazione dei fatti non compromettono la legittimità dell'ordinanza se la motivazione è coerente e non manifestamente illogica.
art. 28 regolamento di esecuzione del codice di procedura penale
Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla pronuncia.
Massime di principio
- Il pericolo di reiterazione del reato richiede elementi concreti e oggettivi ma la sua attualità si valuta in termini prognostici, non necessariamente indicando specifiche opportunità imminenti di recidiva.
- Il giudice che applica o conferma la custodia cautelare deve motivare perché le misure meno afflittive sono inadeguate; la mancanza di domicilio idoneo e la refrattarietà al controllo rafforzano l'esigenza cautelare.
- Le violazioni ripetute delle misure cautelari e comportamenti recenti (es. arresti in flagranza per reati contro la pubblica sicurezza) costituiscono elementi rilevanti a supporto della custodia in carcere.
- In sede di impugnazione l'organo di legittimità non può rivedere liberamente la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito: il controllo è limitato alla verifica di eventuale manifesta illogicità o incoerenza della motivazione.
- In situazioni simili, per ottenere la revoca o attenuazione della misura cautelare è necessario prospettare elementi nuovi, concreti e attuali che contrastino specificamente la motivazione del giudice circa il pericolo di recidiva e l'inadeguatezza delle misure alternative.
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