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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27572/2023 del 26/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza che l'aveva condannata per il delitto previsto dall'art. 624 c.p., sostenendo che la Corte territoriale avrebbe travisato il motivo di appello relativo all'elemento soggettivo del reato (il "fine di profitto"): secondo la difesa l'impossessamento della carta di circolazione dell'ambulanza era funzionale all'accertamento e alla documentazione della proprietà del mezzo e non alla volontà di trarne profitto. In subordine si invocava un'interpretazione restrittiva del dolo specifico quale elemento selettivo della fattispecie.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto il motivo genericamente articolato e incapace di attaccare la ratio decidendi della sentenza impugnata, perché il ricorso si limitava ad asserire un travisamento senza dedurre in modo autosufficiente la decisività dell'alternativa prospettata rispetto alla tesi adottata dalla Corte territoriale. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    La Corte territoriale aveva ritenuto integrato il reato di furto previsto dall'art. 624 c.p. per l'impossessamento della carta di circolazione con "fine di profitto"; la Cassazione non ha riesaminato il merito ma ha confermato l'impossibilità di rimettere in discussione la valutazione del dolo specifico per via di un ricorso formulato in termini generici.

Massime di principio

  • In cassazione i motivi devono colpire la ratio decidendi della sentenza impugnata e dedurne in modo autosufficiente la rilevanza: il semplice contegno assertivo o il generico "travisamento" non sono sufficienti.
  • Sulla nozione di "fine di profitto" nel reato di furto: per escluderla va dimostrato in modo concreto che l'impossessamento non mirava a conseguire un vantaggio o utilità; la mera affermazione che l'oggetto è stato preso per "verificare" o "documentare" la proprietà spesso non è sufficiente senza elementi probatori che escludano ogni finalità di vantaggio.
  • Le sentenze "versate in diritto" (con motivazione essenzialmente giuridica) sono più difficili da invalidare in cassazione se il ricorso non articola punti di diritto specifici e autonomamente motivati.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta conseguenze economiche (spese processuali e somme a favore della Cassa delle ammende): valutare la fondatezza e la precisione delle censure prima di proporre il ricorso in Cassazione.
  • Per situazioni analoghe è preferibile: a) individuare e contestare espressamente la motivazione decisiva del giudice; b) dimostrare con fatti e prova come l'elemento soggettivo del reato sia inesistente o interpretato erroneamente; c) formulare alternative di diritto ben fondate (es. interpretazione restrittiva del dolo specifico) e collegarne la rilevanza decisiva ai fatti accertati.

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