Sentenza n. 1466/2026 - Catania, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Inadempimento del Comune agli obblighi derivanti dalla sentenza del TAR Catania n. 1579/2019, relativa alla restituzione o acquisizione dell’immobile illegittimamente occupato e agli obblighi risarcitori
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari)
Prevale il privato
La controversia
I proprietari hanno chiesto l’esecuzione della sentenza definitiva del TAR Catania n. 1579 del 26 giugno 2019, notificata al Comune il 1 luglio 2019 e nuovamente trasmessa, insieme a una diffida, il 3 ottobre 2024. La sentenza aveva imposto al Comune di determinarsi, entro 120 giorni, in ordine alla restituzione dell’immobile o alla sua acquisizione, anche ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001, nonché di adempiere agli obblighi risarcitori connessi all’occupazione sine titulo. Il Comune è rimasto inerte. I ricorrenti hanno pertanto domandato l’adozione di un ordine di esecuzione, l’acquisizione del bene oppure la restituzione previa riduzione in pristino e il risarcimento del danno per il periodo di occupazione illegittima. Il Comune non si è costituito. Il TAR ha interpretato il ricorso come diretto alla sola esecuzione degli obblighi di natura non pecuniaria, anche considerando che l’ente aveva avviato una procedura di riequilibrio finanziario pluriennale.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e ha ordinato al Comune di dare piena esecuzione alla sentenza n. 1579/2019 entro 90 giorni dalla comunicazione amministrativa della decisione, ovvero dalla sua notificazione se anteriore. L’ordine riguarda gli obblighi non pecuniari derivanti dal giudicato: il Comune deve determinarsi in ordine alla restituzione o all’acquisizione dell’immobile illegittimamente occupato e agli ulteriori adempimenti stabiliti dalla sentenza ottemperanda. Per l’eventuale ulteriore inadempimento è stato nominato commissario ad acta, senza ulteriori oneri, il Segretario generale del Comune, con termine sostitutivo di 60 giorni dall’insediamento. Il TAR ha escluso la fissazione di una penalità di mora ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e), c.p.a., ritenendo sufficiente la nomina del commissario ad acta a garantire l’attuazione del giudicato in tempi ragionevoli. Il Comune è stato condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 950,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
art. 114, comma 4, lett. e)
Nel giudizio di ottemperanza il giudice può fissare una penalità di mora per successive violazioni o inosservanze; tuttavia, nel caso concreto, tale misura è stata ritenuta non necessaria perché la nomina del commissario ad acta assicurava il soddisfacimento della pretesa in tempi ragionevoli.
art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001
La sentenza ottemperanda imponeva al Comune di valutare l’acquisizione del bene illegittimamente occupato ai sensi della disposizione, in alternativa alla restituzione dell’immobile.
Massime di principio
- Il giudizio di ottemperanza è accoglibile quando l’amministrazione non adempie agli obblighi, anche non pecuniari, derivanti da una sentenza passata in giudicato che le impone di determinarsi tra restituzione del bene illegittimamente occupato e acquisizione ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001.
- In caso di persistente inerzia dell’amministrazione nell’esecuzione del giudicato, il giudice dell’ottemperanza può fissare un termine per l’adempimento e nominare un commissario ad acta incaricato di provvedere in via sostitutiva entro un successivo termine.
- La nomina del commissario ad acta può essere ritenuta sufficiente a garantire l’esecuzione del giudicato, sicché il giudice può escludere la contestuale applicazione della penalità di mora quando non sia necessaria per assicurare il soddisfacimento della pretesa in tempi ragionevoli.
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