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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50853/2023 del 20/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale o la detenzione domiciliare. Il Tribunale di sorveglianza di Genova rigettò le istanze avendo rilevato un verbale del 22/08/2022 che attestava vane ricerche al domicilio noto (Milano, via Padova 31) e un decreto di irreperibilità dell'08/11/2022; secondo il Tribunale non risultavano indicati un domicilio in cui espiare la pena né documentazione comprovante opportunità lavorative verificabili in libertà. Il ricorrente invece aveva prodotto, a partire dal 13/12/2022, documentazione attestante una fonte di reddito stabile e, con memoria del 04/03/2023, aveva comunicato un nuovo indirizzo a Milano (Via Rapallo 2). Il Tribunale non ha adeguatamente considerato tali comunicazioni e documenti.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato per mancata valutazione da parte del Tribunale delle comunicazioni e della documentazione prodotte dal ricorrente. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo esame al Tribunale di sorveglianza di Genova, senza concedere direttamente la misura alternativa; il Tribunale dovrà riesaminare la posizione tenendo conto dei documenti e dell'indicazione del domicilio.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che sussistesse una delle censure di cui all'art. 606 (violazione di norme o contraddittorietà della motivazione) perché il Tribunale non ha valutato le prove/documenti posti a fondamento del ricorso; quindi il vizio è stato considerato rilevante ai fini della cassazione

  • art. 71‑ter legge 26 luglio 1975, n. 354

    art. 71-ter legge 26 luglio 1975, n. 354

    La norma sulle misure alternative (affidamento in prova) è stata richiamata nel senso che, ai fini della concessione, il Tribunale deve valutare l'esistenza di un domicilio per i controlli e di concrete opportunità lavorative/risocializzanti; la mancata considerazione di documenti che attestano queste condizioni impedisce una corretta applicazione della norma

Massime di principio

  • Il Tribunale di sorveglianza deve esaminare e motivare espressamente tutte le comunicazioni e documentazioni rilevanti prodotte dal condannato (anche se inviate via PEC); la mancata valutazione costituisce motivo di cassazione
  • La mancata indicazione di un domicilio e l'assenza di prove di opportunità lavorative possono legittimare il rifiuto dell'affidamento in prova o della detenzione domiciliare, ma il giudice deve verificare concretamente la documentazione eventualmente prodotta a confutazione
  • La produzione tardiva di documenti (es. dopo un verbale di irreperibilità) non è in sé inammissibile: occorre che il Tribunale valuti la loro rilevanza e attendibilità prima di decidere
  • L'annullamento con rinvio non equivale alla concessione della misura alternativa: la Corte rimette al Tribunale l'obbligo di nuovo esame e motivazione conforme alle evidenze
  • A fini pratici, il detenuto che intende ottenere misure alternative deve tempestivamente comunicare un domicilio verificabile e documentare opportunità lavorative/risocializzanti in modo chiaro e documentale (contratti, buste paga, offerte di lavoro, dichiarazioni) per agevolare il controllo e la valutazione giudiziaria

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