Cassazione Penale, Sentenza n. 38398/2023 del 20/09/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente chiese l'equa riparazione per ingiusta detenzione subita dal 25/02/2014 al 05/04/2014 in relazione a un procedimento per detenzione e commercio di marijuana, per il quale fu poi assolto con sentenza del G.U.P. del Tribunale di Enna del 04/03/2020 (divenuta irrevocabile il 27/06/2020). La Corte d'appello rigettò la domanda ritenendo sussistente una causa ostativa all'indennizzo: il Gensabella risultava coinvolto, per conversazioni intercettate e per frequentazioni, con soggetti noti per il traffico di stupefacenti (in particolare rapporti con Dara Massimo e con Calà Palmarino; conversazione in cui si parla di "fieno" e successivi messaggi che avvisavano del controllo delle forze dell'ordine). Il ricorrente dedusse invece che le utenze non fossero intestate a lui, che aveva fornito spiegazioni plausibili (uso occasionale del telefono di terzi) e che le frequentazioni non dimostrassero consapevolezza di partecipazione a traffici illeciti; propose ricorso per cassazione lamentando violazioni di legge e illogicità della motivazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto legittima la valutazione della Corte d'appello secondo cui, anche se il ricorrente è stato poi assolto, esistevano elementi (conversazioni intercettate, messaggi successivi al controllo, presenza in incontri con soggetti coinvolti nel traffico, conversazione ambientale con riferimento a profitti) idonei a far sorgere un ragionevole convincimento nell'autorità inquirente circa la contiguità del Gensabella con il contesto illecito. Tali frequentazioni, considerate gravemente colpose e concausali rispetto all'adozione della misura cautelare, ostano al riconoscimento dell'indennizzo ai sensi dell'art. 314 c.p.p. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente, liquidate in complessivi 1.000 euro.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che prevede l'indennizzo per ingiusta detenzione salvo che ricorrano cause ostative; la Corte l'ha interpretata nel senso che comportamenti gravemente colposi del richiedente (es. frequentazioni ambigue) che abbiano concorso all'adozione o al mantenimento della misura cautelare possono escludere il diritto all'indennizzo.
art. 643 cod. proc. pen.
Norma sul rimedio per errore giudiziario, richiamata brevemente dal ricorrente ma ritenuta non applicabile in assenza dei presupposti dell'istituto.
art. 73 D.P.R. 309/1990
Norma sostanziale sulle violazioni in materia di stupefacenti; citata in relazione ai precedenti di Calà Palmarino (arresti per violazioni dell'art. 73), usati come elemento di contesto per valutare l'ambiente criminale in cui il ricorrente era inserito.
Massime di principio
- L'assoluzione penale non determina automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: i giudici della riparazione possono valutare elementi di fatto diversi dal giudizio di responsabilità penale.
- Frequentazioni ambigue con soggetti noti per traffici illeciti possono integrare comportamento gravemente colposo idoneo a escludere l'indennizzo se è almeno possibile una concausalità con l'adozione o il mantenimento della misura cautelare.
- Intercettazioni, messaggi e la presenza a incontri con soggetti indagati sono elementi valutabili nel giudizio di riparazione anche se non hanno portato a condanna nel processo penale.
- Spetta al richiedente dimostrare l'assenza di alcun contributo personale e colposo all'adozione della misura; argomentazioni difensive che esulano dal perimetro della legittimità di valutazione della Corte di Cassazione difficilmente sovvertono la motivazione di merito.
- La qualificazione della condotta come gravemente colposa richiede che la frequentazione non sia giustificata (es. parentela o necessità) e che vi fosse consapevolezza, anche implicita, del coinvolgimento dei contatti in attività illecite.
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