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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32133/2025 del 26/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza che ha respinto la sua istanza di semilibertà. Il provvedimento di respingimento si fondava sul fatto che il condannato è stato componente di un'associazione mafiosa con ruoli importanti, non ha ottenuto l'accertamento della "collaborazione impossibile" ed è ritenuto non aver adempiuto agli obblighi civili verso le vittime, pur percependo da ottobre 2022 un reddito da lavoro esterno (€1.482). Nel ricorso si deduceva: 1) che in un processo il detenuto aveva reso dichiarazioni indizianti (su soggetto deceduto); 2) assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata; 3) redditi modesti e gratuito patrocinio; 4) uso del denaro a favore della famiglia; 5) volontà di svolgere volontariato con bambini disabili; 6) progressi trattamentali (relazione del 15/06/2023, incarico di bibliotecario, encomio, attività didattica) e luogo di lavoro distante dal territorio dove furono commessi i reati.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato infondato e respinto. La Corte ha ritenuto legittima e motivata l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza: le dichiarazioni rese su una persona già deceduta non valgono a provare una collaborazione effettiva; l'assenza di attuali collegamenti con la criminalità organizzata non è sufficiente, in presenza di reato ostativo e mancata collaborazione, se non è dimostrato l'adempimento delle obbligazioni civili o l'assoluta impossibilità di farlo. Il giudice ha valorizzato che il ricorrente disponeva di immobili e di uno stipendio fisso che non è stato utilizzato, neppure parzialmente, per ridurre il debito civile verso le vittime; l'invio di denaro alla famiglia è stato valutato negativamente come destinazione egoistica delle risorse; la buona condotta carceraria e le iniziative rieducative non sono sufficienti di per sé a superare l'ostatività, essendo invece centrale l'adempimento che "costa" al condannato; il progetto di volontariato e la distanza del luogo di lavoro non hanno modificato la valutazione.

Norme richiamate

  • art. 4-bis ord. pen.

    «gli stessi dimostrino l'adempimento delle obbligazioni civili e degli obblighi di riparazione pecuniaria conseguenti alla condanna o l'assoluta impossibilità di tale adempimento»

    La Corte conferma che, per i non collaboratori condannati per reati ostativi (es. associazione mafiosa), il requisito centrale per superare l'ostatività è la dimostrazione dell'adempimento delle obbligazioni civili o della assoluta impossibilità di adempiervi; tale adempimento ha priorità rispetto ad altri indicatori di buona condotta.

  • d.l. 31/10/2022, n.162, conv. con modificazioni dalla l. 30/12/2022, n.199

    La novella ha aperto la possibilità per i non collaboratori di ottenere l'accertamento del venir meno dei legami con la criminalità organizzata, ma ha introdotto criteri e indicatori stringenti (tra cui la centralità delle obbligazioni civili) che il giudice deve valutare.

  • Sez. 1, n. 18399 del 24/01/2025 (PG in proc. Pulvirenti)

    «la scelta del legislatore dinanzi alla delicatezza della questione è stata quella di aprire le porte alla possibilità di accertare il venir meno di questi legami anche in mancanza di collaborazione, presidiando però con appositi criteri, regole e metodo tale percorso di accertamento»

    La giurisprudenza di legittimità interpreta la novella come un'apertura controllata: il venir meno dei legami può essere accertato senza collaborazione, ma occorrono prove e indicatori concreti; tra questi l'adempimento delle obbligazioni civili assume indubbia centralità.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamata in chiusura come norma procedurale di riferimento per le statuizioni finali (menzione formale nel dispositivo); non altera la valutazione di merito sul rilascio della semilibertà.

Massime di principio

  • Per i condannati per reati ostativi (es. associazione mafiosa) che non collaborano, il criterio decisivo per misure alternative è dimostrare l'adempimento delle obbligazioni civili verso le vittime o l'impossibilità assoluta di adempiervi.
  • La semplice assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata non è sufficiente a superare l'ostatività se non è accompagnata da prove concrete di riparazione civile o di effettiva interruzione dei legami.
  • Redditi da lavoro esterno e possedimenti immobiliari possono essere valutati negativamente se il condannato non li utilizza, almeno parzialmente, per risarcire le vittime; invii di denaro alla famiglia non sostituiscono gli obblighi verso le vittime.
  • Buona condotta carceraria, incarichi (es. bibliotecario), elogi e attività didattiche sono fattori positivi ma non hanno, di per sé, la stessa rilevanza dell'adempimento delle obbligazioni civili, perché non comportano un sacrificio economico diretto.
  • Iniziative di giustizia riparativa o volontariato rilevano maggiormente se il condannato è oggettivamente impossibilitato a soddisfare gli obblighi civili; in tal caso possono integrare la valutazione complessiva.
  • In situazioni analoghe è utile documentare tempestivamente azioni concrete: pagamenti o piani rateali verso le vittime, prove di alienazione di beni destinate al risarcimento, e ogni prova documentale di disimpegno dai legami criminali.

Testo integrale

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