Cassazione Penale, Sentenza n. 10962/2023 del 14/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo che confermava la condanna pronunziata dal Tribunale di Palermo per i reati di cui agli artt. 624-625 c.p.. Con un unico motivo si denunciavano vizi di motivazione, inosservanza della legge penale e erronea applicazione di norme processuali (artt. 81 e 671 c.p.p.), sostenendo che la Corte di appello aveva rigettato in modo apparente l'istanza della difesa di riconoscimento del vincolo della continuazione tra il reato oggetto del presente processo e la precedente sentenza del Tribunale di Palermo del 15/07/2015 (divenuta irrevocabile il 21/12/2016). Il ricorrente sosteneva che sussistessero indici sintomatici di un medesimo disegno criminoso che avrebbero imposto il riconoscimento della continuazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse adeguatamente motivato la decisione di non riconoscere il vincolo della continuazione, applicando il principio secondo cui grava sull'imputato l'onere di allegare elementi specifici e concreti che dimostrino che egli, fin dall'inizio, avesse deliberato tutti i reati come parte del medesimo disegno criminoso. La Corte ha precisato che la mera contiguità cronologica, l'identità dei titoli di reato o altri indici simili sono insufficienti e possono indicare soltanto abitualità criminale o scelte di vita orientate alla commissione sistematica di illeciti, non l'esistenza di un progetto unitario. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Codice penale
Norme che individuano i reati per i quali l'imputato è stato condannato; rilevanti per il fatto-reato sottoposto al giudizio.
Codice di procedura penale
art. 81 c.p.p.; art. 671 c.p.p.
Art. 81 e art. 671 sono richiamati dal ricorrente in relazione a vizi di motivazione e ad aspetti procedurali. La Corte ha esaminato la motivazione della Corte di appello alla luce di tali norme e l'ha ritenuta sufficiente.
Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 5)
Sentenza n. 21326 del 06/05/2010, Fanelli, Rv. 247356
Principio secondo cui grava sull'imputato l'onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno della sussistenza del vincolo della continuazione; indici generici (contiguità cronologica, identità dei titoli di reato) non sono sufficienti.
Giurisprudenza della Cassazione (Sez. 1)
Sentenza n. 35806 del 20/04/2016, D'Amico, Rv. 267580
Ribadito il principio che la sussistenza del disegno criminoso unitario richiede allegazioni e prove di elementi concreti che dimostrino una deliberazione iniziale comune ai reati contestati.
Massime di principio
- Per ottenere il riconoscimento del reato continuato (vincolo della continuazione) l'onere probatorio e di allegazione grava sull'imputato: è necessario indicare elementi specifici e concreti che dimostrino un progetto criminoso unitario già delineato all'origine.
- La mera contiguità cronologica degli episodi, l'identità dei titoli di reato o analogie nelle modalità non bastano a presupporre la continuazione: tali indici possono indicare piuttosto abitualità o una condotta ripetuta e sistematica.
- Il giudice di merito deve motivare adeguatamente la valutazione sulla continuazione, richiamando i criteri giurisprudenziali e spiegando perché gli elementi allegati non dimostrano un disegno unitario; la Cassazione verifica la completezza e la correttezza di questa motivazione.
- In situazioni simili, la difesa dovrebbe documentare e allegare elementi fattuali concreti (pianificazione comune, finalità unitaria, decisione originaria condivisa, modalità progettuali ripetute) per convincere il giudice della sussistenza di un disegno criminoso unitario.
- Se la motivazione del giudice di merito è congrua e aderente ai principi consolidati, la Cassazione tende a rigettare i ricorsi basati su deduzioni generiche sulla continuazione.
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