Sentenza n. 160/2026 - Lecce, Sezione 1
per l'annullamento - dell'ordinanza n. 02 Registro Ordinanze di Settore Anno 2020 del 14 settembre 2020, a firma del Responsabile del Settore “Urbanistica - Ambiente - S.U.A.P.” del Comune di Ugento, notificata il 28 settembre 2020, con la quale è stata ordinata l'immediata messa in sicurezza, con i mezzi più idonei al caso, del setto murario abusivamente manomesso, nonché la demolizione delle opere realizzate in assenza di titolo abilitativo, consistite nell'apertura ad arco su parete, prospiciente scoperto di pertinenza; - del “Provvedimento di diniego definitivo” prot. 18815 del 14 settembre 2020, a firma del Responsabile del Settore “Urbanistica - Ambiente e S.U.A.P.” del Comune di Ugento, notificato il 29 settembre 2020, con il quale è stata rigettata l'istanza P.U.A. prot. n. 8697 del 24 aprile 2020, avente ad oggetto un “Progetto per accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36 comma 1 del D.P.R. n. 380/01 per l'apertura di un arco e di una finestra trasformata a porta per accedere nello scoperto retrostante di pertinenza del locale commerciale ad uso trattoria”, in quanto gli elaborati grafici allegati all'istanza suddetta risultavano difformi da quanto rilevato in sito da personale del settore; - del “Provvedimento di diniego definitivo” prot. n. 24236 del 10 novembre 2020, a firma del Responsabile del Settore “Urbanistica - Ambiente e S.U.A.P.” del Comune di Ugento, notificato il 14 novembre 2020, con il quale è stata rigettata l'istanza P.U.A. prot. n. 21256 dell’8 ottobre 2020, avente ad oggetto il riesame del progetto di “Accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36 comma 1 del D.P.R. n. 380/01 ss.mm.ii. per l'apertura di un arco e di una finestra trasformata a porta per accedere nello scoperto retrostante o/e laterale di pertinenza del locale commerciale ad uso trattoria”, in quanto “per le opere oggetto dell'istanza suddetta è stata trasmessa da questo ufficio Ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi n. 02 del 14.09.2020”; - nonché di ogni altro atto connesso, presupposto e consequenziale.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza di messa in sicurezza e demolizione di opere edilizie abusive e successivi dinieghi di accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. 380/2001
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza comunale del 14 settembre 2020, con cui era stata ordinata l'immediata messa in sicurezza di un setto murario abusivamente manomesso e la demolizione delle opere realizzate senza titolo, consistenti nell'apertura ad arco su una parete prospiciente uno scoperto pertinenziale. Sono stati inoltre impugnati due dinieghi definitivi relativi a istanze di accertamento di conformità ai sensi dell'art. 36, comma 1, d.P.R. 380/2001: il primo motivato dalla difformità degli elaborati rispetto a quanto rilevato in sito; il secondo fondato sull'intervenuta trasmissione dell'ordinanza di demolizione e ripristino. Il ricorso era articolato in due motivi di diritto ed era accompagnato da istanza cautelare, respinta con ordinanza cautelare n. 31 del 15 gennaio 2021. Nel gennaio 2026 i ricorrenti hanno dichiarato di rinunciare al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. La decisione non esamina nel merito i motivi di illegittimità dedotti contro l'ordinanza di demolizione e i dinieghi di accertamento di conformità, poiché i ricorrenti hanno espressamente dichiarato il venir meno dell'interesse alla decisione. Il giudice ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 84, comma 4, c.p.a., anche prescindendo dalle formalità della rinuncia, l'atto depositato costituisse elemento idoneo a desumere la sopravvenuta carenza di interesse. Le spese sono state compensate, considerato che, dopo l'ordinanza cautelare, non erano stati svolti nuovi scritti difensivi.
Norme richiamate
art. 84, comma 4, c.p.a.
anche prescindendo dalle formalità della rinuncia, il giudice può desumere dal relativo atto argomenti di prova della sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione della causa
La dichiarazione della parte relativa al venir meno dell'interesse, anche se non accompagnata da tutte le formalità della rinuncia, può essere utilizzata dal giudice quale argomento di prova della sopravvenuta carenza di interesse e giustificare la declaratoria di improcedibilità.
art. 36, comma 1, d.P.R. 380/2001
La norma è richiamata quale base giuridica delle istanze di accertamento di conformità edilizia, ma il giudice non ne esamina l'applicazione nel merito.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
La disposizione è richiamata in relazione alla trattazione dell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato, senza incidere sulla decisione di improcedibilità.
Massime di principio
- La dichiarazione della parte ricorrente di sopravvenuto venir meno dell'interesse alla decisione consente al giudice amministrativo di dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
- Ai sensi dell'art. 84, comma 4, c.p.a., il giudice può desumere la sopravvenuta carenza di interesse anche dall'atto di rinuncia considerato prescindendo dalle relative formalità.
- Quando il ricorso diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, il giudice non deve esaminare nel merito i motivi di illegittimità dedotti contro gli atti impugnati.
- La compensazione delle spese può essere disposta quando, dopo la definizione della fase cautelare, non siano stati depositati nuovi scritti difensivi.
Come è indicizzato
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