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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18617/2024 del 13/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava, in primo luogo, omessa e insufficiente motivazione della Corte territoriale in ordine ai motivi di appello proposti da Pasquale Caliendo, con particolare riguardo alla questione della recidiva. In subordine si censurava la mancata esclusione della recidiva (art. 99 c.p.), sostenendo l'inapplicabilità di tale istituto in considerazione della modesta ed remota entità dei precedenti.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo fondato: la Corte d'Appello non ha adeguatamente esaminato e motivato le doglianze proposte dal ricorrente relative alla recidiva e al conseguente giudizio di bilanciamento sul trattamento sanzionatorio. Per tale ragione la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio e la causa è stata rinviata ad altra Sezione della Corte d'Appello di Napoli per nuovo giudizio sui motivi di appello e per eventuale rideterminazione della pena. La declaratoria di responsabilità per il reato di detenzione illecita di t.l.e. non è stata nel complesso riformata dalla Cassazione, essendo l'annullamento circoscritto al profilo sanzionatorio.

Norme richiamate

  • art. 99 cod. pen.

    La norma sulla recidiva è stata richiamata nella doglianza del ricorrente; la Cassazione ha rilevato che la Corte territoriale non ha adeguatamente valutato le ragioni fornite per escluderne l'applicabilità, sicché l'omessa disamina ha reso necessario l'annullamento limitato al trattamento sanzionatorio.

  • art. 337 cod. pen.

    La norma è citata nel capo che riguarda il coimputato (Caliendo Francesco): la Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza per quel reato, escludendo la recidiva; nella decisione di Cassazione si rileva che la valutazione sulla recidiva è stata trattata diversamente per i vari imputati e non è stata adeguatamente motivata con riferimento al ricorrente.

Massime di principio

  • La Corte d'appello è tenuta a esaminare e motivare specificamente ciascun motivo di appello proposto da ciascun imputato; l'omessa disamina costituisce vizio motivo di annullamento.
  • Quando la recidiva incide sul trattamento sanzionatorio, il giudice deve compiere un esplicito giudizio di bilanciamento e motivarlo: semplici riferimenti ai precedenti non sono sufficienti.
  • Se l'omissione riguarda soltanto la motivazione sul trattamento della pena, la Cassazione può annullare limitatamente al profilo sanzionatorio e disporre il rinvio per la sola rideterminazione della pena, lasciando impregiudicata l'accertamento di responsabilità già compiuto.
  • In contenziosi con più imputati il giudice deve evitare di trattare in modo generico le posizioni, distinguendo le argomentazioni di ciascuno: la motivazione "per relationem" riferita ad altro coimputato può essere insufficiente.
  • Per la difesa: evidenziare chiaramente e singolarmente nei motivi di appello le questioni rilevanti (es. non applicabilità della recidiva) e chiedere esplicita decisione su tali punti riduce il rischio che la Corte ometta la necessaria disamina.

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