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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 06557/2026 del 17/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che, ai sensi dell'art. 554-bis cod. proc. pen., aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero perché quest'ultimo non aveva provveduto alla modifica del capo d'imputazione nei termini sollecitati. Il Procuratore deduceva l'abnormità del provvedimento per la mancanza di una motivazione idonea a consentire l'individuazione della diversa cornice qualificatoria ritenuta corretta dal giudice, con la conseguente impossibilità di emendare il capo d'imputazione e la determinazione di una stasi processuale non altrimenti rimediabile.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. La Corte ha ritenuto che, pur essendo legittima la restituzione degli atti ai sensi dell'art. 554-bis, il provvedimento impugnato non conteneva la necessaria specificazione delle incongruenze riscontrate nella descrizione del fatto o nella sua qualificazione giuridica. Tale mancanza ha reso impossibile al Pubblico Ministero comprendere i termini della riformulazione del capo d'imputazione e ha determinato una stasi processuale. Per questi motivi l'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi al Tribunale di Treviso per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 554-bis cod. proc. pen.

    Il sesto comma prevede che, al fine di consentire che il fatto, la definizione giuridica, le circostanze aggravanti e quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza siano indicate in termini corrispondenti a quanto emerge dagli atti, il giudice, anche d'ufficio, sentite le parti, invita il pubblico ministero ad apportare le necessarie modifiche e, ove lo stesso non vi provveda, dispone, con ordinanza, la restituzione degli atti al pubblico ministero.

    La norma mira a evitare istruttorie inutili e copre carenze nella descrizione del fatto e incongruenze nella qualificazione giuridica. Per essere efficace, la restituzione deve essere accompagnata dalla specificazione delle ragioni e delle incongruenze riscontrate, in modo che il PM possa orientare correttamente la riformulazione del capo d'imputazione.

  • Sez. 5, n. 27298 del 01/07/2025 (Rv. 288404)

    Corte richiamata nella sentenza; conferma la ratio dell'art. 554-bis per evitare istruttorie inutili e facilitare l'accesso ai riti alternativi.

    La giurisprudenza sottolinea che la regressione o la modifica in dibattimento richiede dialogo tra giudice e PM e una precisa indicazione delle carenze riscontrate.

  • Sez. U, n. 10728 del 16/12/2021 (dep. 2022, Fenucci, Rv. 282807)

    Precedente richiamato in relazione alla nozione di abnormità del provvedimento e alle conseguenze processuali della mancanza di indicazioni sufficienti.

    Principio secondo cui l'impossibilità di comprendere i termini di una riformulazione del capo d'imputazione può integrare l'abnormità del provvedimento e giustificare l'annullamento quando ne deriva una stasi processuale inevitabile.

Massime di principio

  • La restituzione degli atti ex art. 554-bis è legittima solo se il giudice indica con precisione le incongruenze riscontrate nella descrizione del fatto o nella qualificazione giuridica, in modo che il PM possa correggere il capo d'imputazione.
  • La mera restituzione senza motivazione specifica può determinare una stasi processuale e può essere annullata dalla Corte per abnormità del provvedimento.
  • L'interlocuzione tra il giudice e il pubblico ministero deve essere verbalizzata e deve contenere indicazioni operative, non valutazioni generiche; la mancata verbalizzazione non può essere supplita da mere asserzioni non riscontrabili negli atti.
  • Per il PM: se l'ordine di modificare il capo d'imputazione non è sufficientemente specifico, è necessario chiedere chiarimenti formali o farne verbalizzare i criteri per evitare il rischio di annullamento del provvedimento.
  • Il giudice, nel prescrivere modifiche, deve tenere conto anche dell'utilità dei riti alternativi e evitare indicazioni tali da generare incertezza sull'oggetto dell'accusa.

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