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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9466/2024 del 06/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Brescia (06/06/2023) che lo aveva condannato per il reato di dichiarazione fraudolenta in qualità di legale rappresentante della WELDING MULTISERVICE s.r.l. Denunciava: (i) violazione di legge e vizio di motivazione per presunta carenza dell'elemento oggettivo del reato, lamentando che il P.M. non avrebbe provato l'inesistenza delle prestazioni attestate dalle fatture, la loro annotazione in contabilità e la loro indicazione nella dichiarazione fiscale; (ii) in subordine, vizio di motivazione e erronea valutazione delle dichiarazioni testimoniali (in particolare dello SPAGNUOLO), sostenendo che dalle trascrizioni non emergerebbe che il teste avesse riferito dell'annotazione delle fatture e della loro indicazione nella dichiarazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le censure troppo generiche: la sentenza impugnata conteneva una motivazione dettagliata sugli elementi sintomatici dell'inoperatività della società emittente le fatture (assenza di dipendenti, sede effettiva, uffici, depositi, contratti di acquisto di beni strumentali, documentazione comprovante rapporti con i clienti). Il ricorrente non ha allegato elementi concreti idonei a dimostrare che i rapporti contrattuali fossero reali né che la società fosse operativa. Sull'annotazione delle fatture e sulla loro indicazione nella dichiarazione, la Corte ha richiamato riscontri testimoniali (il teste SPAGNUOLO) e documentali (verbale di accertamento) che indicavano l'inserimento in contabilità e la riportazione nella dichiarazione di costi fittizi. La Corte ha inoltre osservato che la difesa avrebbe potuto chiedere l'acquisizione del registro IVA e della dichiarazione e non lo ha fatto, senza spiegare perché tale integrazione fosse impraticabile. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso quando le censure sono generiche e non indicano specifici elementi di fatto o errori di diritto rilevanti; è necessario spiegare con precisione in che modo la motivazione di merito sarebbe illogica o contraddittoria.
  • Nei reati tributari legati all'uso di fatture per operazioni inesistenti, i giudici valorizzano indici concreti di inoperatività della società (es. mancanza di dipendenti, sede, contratti, documentazione commerciale); il difensore deve controproporre elementi documentali per confutare tali indici.
  • Se si contesta la mancanza di documenti (registro IVA, dichiarazione), la difesa deve attivarsi in sede di merito per ottenerne l'acquisizione o spiegare perché non sia stato possibile; non basta lamentare la mancata acquisizione in cassazione senza aver esperito i rimedi processuali disponibili.
  • Le valutazioni probatorie basate su accertamenti amministrativi e dichiarazioni testimoniali possono essere confermate in sede di legittimità se la difesa non produce elementi concreti che ne incidano la credibilità o la coerenza; quindi l'impugnazione deve focalizzarsi su specifiche contraddizioni o vizi logico-giuridici.
  • In sede di ricorso per cassazione è decisivo distinguere profili di diritto da mera rivalutazione delle prove: la Suprema Corte non rivede i fatti se non quando siano emersi vizi logico-giuridici nella motivazione che rendono manifesta l'errore.

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