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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1654/2025 del 14/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria del 18/04/2024 che, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero ai sensi dell'art. 310 c.p.p., aveva applicato la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dall'impiego del metodo mafioso e dalla finalità di agevolazione della cosca. Il ricorrente contestava la gravità indiziaria: sosteneva che i fatti contestati fossero equivoci e non univoci (si sarebbe limitato ad informare gli imprenditori che "alcune persone" volevano parlargli del cantiere), che non vi fosse una richiesta esplicita di tangente, che mancasse una minaccia seria e l'elemento psicologico del reato, e che la reazione del destinatario (denuncia e mancata intimidazione) escludesse la minaccia ambientale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché mirava a una rivalutazione del merito delle emergenze investigative, attività non consentita alla Corte. Ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale che, contestualizzando la condotta nel quadro di un'antica vicenda estorsiva e considerando il luogo, le espressioni vaghe dell'imputato e l'ammonimento rivolto all'imprenditore, ha dedotto l'idoneità univoca della condotta a carattere estorsivo. La Corte ha sottolineato che l'idoneità intimidatoria va valutata sulle circostanze oggettive e non sulla percezione soggettiva del destinatario. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende; l'ordinanza impugnata è resa eseguibile e la sentenza va comunicata per estratto al Procuratore generale in sede.

Norme richiamate

  • art. 310, cod. proc. pen.

    disciplinata la facoltà del Pubblico Ministero di proporre appello e l'esecutività dell'ordinanza impugnata in caso di dichiarazione d'inammissibilitá del ricorso in Cassazione; qui rilevante per rendere eseguibile l'ordinanza impugnata

  • art. 616, cod. proc. pen.

    prevede la condanna del proponente del ricorso in caso di inammissibilità al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende; applicata per liquidare la somma di euro 3.000

  • art. 28, reg. esec. cod. proc. pen.

    norma sulle comunicazioni necessarie per l'esecuzione dell'ordinanza; la sentenza dispone la comunicazione per estratto al Procuratore generale in sede

  • giurisprudenza citata

    Sez. 2, n. 36698 del 19/06/2012, D'Andrea, Rv. 254048

    principio secondo cui l'idoneità intimidatoria di una condotta va valutata rispetto alle circostanze oggettive e non in base alla sola reazione soggettiva del destinatario

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è competente a riesaminare il merito delle valutazioni probatorie o delle risultanze investigative; i ricorsi che mirano a una rivalutazione dei fatti sono inammissibili.
  • La valutazione della 'serietà' o dell'idoneità intimidatoria di una condotta va fatta in relazione alle circostanze oggettive (contesto, precedenti rapporti, luogo, espressioni vaghe, comportamento dell'agente) e non alla sola reazione soggettiva della vittima.
  • Comportamenti vaghi o ambigui possono assumere valore minaccioso se inseriti in un contesto di precedenti condotte estorsive o di controllo del territorio da parte di organizzazioni criminali; la contestualizzazione fattuale è determinante per la qualificazione giuridica.
  • Se il ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile il proponente può essere condannato alle spese e a una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; l'inammissibilità può rendere eseguibile l'atto impugnato ai sensi dell'art. 310 c.p.p.
  • Le deduzioni difensive che pongono rilievi di merito (p. es. dubbio sulla gravità indiziaria senza indicare errori di diritto o vizi formali) sono frequentemente considerate inammissibili in Cassazione

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