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Cassazione Penale, Ordinanza n. 36867/2025 del 12/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La difesa dell'imputata ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva confermato la responsabilità per una rapina commessa ai danni della persona offesa in un locale. I motivi dedotti erano entrambi formulati come vizi di motivazione: con il primo si contestava il mancato riqualificazione del fatto in percosse e furto, ovvero in tentata rapina; con il secondo si lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 4 c.p. o, in via subordinata, della fattispecie attenuata del fatto di lieve entità richiamata dalla difesa alla luce della sentenza costituzionale n. 86 del 2024. La Corte rileva che il ricorso non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva valorizzato la violenza esercitata sulla persona offesa per impossessarsi della cosa, l'unitarietà della rapina come reato complesso e una valutazione globale dell'evento dannoso e pericoloso, comprensiva anche del danneggiamento del locale e dell'aggressione fisica alla persona offesa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano manifestamente infondati e aspecifici. Quanto al primo motivo, ha ritenuto corretta la qualificazione del fatto come rapina, osservando che violenza e impossessamento non possono essere frammentati in reati separati di percosse e furto quando siano finalisticamente collegati. Quanto al secondo motivo, ha ritenuto congrua la motivazione di merito sul diniego della circostanza attenuante ex art. 62 n. 4 c.p. e ha escluso che potesse essere esaminata la questione del fatto lieve in assenza di specifica devoluzione in appello. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    Il controllo di legittimità sulla motivazione è circoscritto alla verifica dell'esistenza di un apparato argomentativo logico, senza consentire una nuova valutazione delle prove o della rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali.

  • art. 611 c.p.p.

    È richiamata la memoria tardivamente depositata dalla difesa del ricorrente.

  • art. 62 n. 4 c.p.

    È invocata dalla difesa quale circostanza attenuante per il danno patrimoniale di speciale tenuità, ma la Corte ritiene il motivo non adeguatamente confrontato con la motivazione di merito.

  • art. 628 c.p.

    La Corte ribadisce che la rapina è reato complesso, nel quale violenza e impossessamento sono inscindibilmente collegati e non possono essere parcellizzati per configurare autonomi reati di percosse e furto.

Massime di principio

  • Il vizio di motivazione deducibile in cassazione non consente una rivalutazione del materiale probatorio, ma solo il controllo sulla tenuta logica della motivazione impugnata.
  • È inammissibile il motivo che si limiti a riprodurre in modo generico censure già formulate senza confrontarsi specificamente con le argomentazioni decisive della sentenza impugnata.
  • Nella rapina, quando la violenza è funzionalmente diretta all'impossessamento e quest'ultimo si realizza, non è consentito scindere la condotta per ricondurla separatamente a percosse e furto.
  • Il modesto valore economico del bene sottratto non basta, da solo, a fondare l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, se la complessiva offensività del fatto risulta elevata per violenza, danneggiamenti e aggressione alla persona offesa.
  • Questioni non devolute nei motivi di appello e nelle conclusioni non possono essere introdotte per la prima volta in cassazione, in mancanza di una valida catena devolutiva.

Come è indicizzato

MaterieRapinaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

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