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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18844/2022 del 12/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato su due motivi: 1) vizio motivazionale per presunto mancato esame dei motivi di appello e argomentazione manifestamente illogica nel collegare l'imputato allo stupefacente (l'imputato era stato visto rovistare in un cassonetto e nell'abitazione a lui riferita erano stati trovati frammenti di plastica simili al materiale di confezionamento; la difesa rilevava l'assenza di denaro e di altri materiali utili al confezionamento); 2) violazione di legge per il mancato riconoscimento dell'ipotesi lieve ex art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, con particolare riferimento al dato ponderale (circa ottantacinque dosi/ quasi 100 grammi netti) e al modesto grado di purezza della sostanza, nonché alla precedente posizione dell'imputato (precedenti di polizia) e alla contestazione temporale dei precedenti fatti.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto non manifestamente illogica la motivazione dei giudici di merito, che avevano collegato in modo coerente il rinvenimento delle dosi nel condominio, l'osservazione dei Carabinieri circa la ripetuta e anomala ricerca dell'imputato nel cassonetto, il rinvenimento in casa di brandelli di plastica analoghi al materiale di confezionamento e la sua storia personale. Quanto all'ipotesi lieve ex art. 73, comma 5, la Corte ha ritenuto prevalente il dato quantitativo e la cura del confezionamento (dieci ovuli termosaldati con ciascuno più dosi), nonostante la modesta purezza, con conseguente esclusione della lieve entità. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico sulle sostanze stupefacenti)

    Per il riconoscimento della 'ipotesi lieve' occorre valutare unitariamente qualità e quantità della sostanza e le modalità e circostanze dell'azione; nel caso concreto la quantità (quasi 100 g, circa 85 dosi) e l'accurato confezionamento sono stati ritenuti preponderanti e incompatibili con la lieve entità.

  • Codice di procedura penale

    art. 606, comma 1, lett. e)

    La censura per 'manifesto vizio di motivazione' richiede che la ricostruzione alternativa proposta sia inconfutabile; un'ipotesi alternativa non sufficiente a dimostrare l'irrimediabile illogicità della motivazione dei giudici di merito non consente l'accoglimento del motivo.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti: per vincere in sede di legittimità chi impugna deve dimostrare l'inconfutabile illogicità o contraddittorietà della motivazione, non limitarsi a prospettare una lettura alternativa.
  • Nelle vicende di detenzione di stupefacenti la valutazione della 'lieve entità' ex art. 73, comma 5, va fatta unitariamente (qualità, quantità, modalità e circostanze); la quantità e la presenza di confezionamento curato possono prevalere sulla scarsa purezza.
  • Comportamenti anamolí (es. ricerca ripetuta e nervosa di materiale in un cassonetto) e riscontri oggettivi collegabili all'abitazione dell'imputato (materiale di confezionamento analogo) costituiscono elementi di circostanza utili a fondare il collegamento dell'imputato con lo stupefacente.
  • La sola assenza di denaro o di strumenti di confezionamento nell'abitazione non è necessariamente decisiva; è necessario fornire una spiegazione plausibile e coerente dei fatti e dei comportamenti contestati per ribaltare la valutazione dei giudici di merito.
  • In Cassazione la mera lamentela di omissione di indagine o valutazione, senza indicare profili che configurino manifesta illogicità o violazione di norme di diritto, è destinata a essere respinta.

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