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Sentenza

Sentenza del 01/07/2015 n. 124 - Corte Costituzionale

Legge Regione Campania 6 maggio 2013, n. 5 - Disciplina sospensione lavori per le violazioni previste dall'art. 1 commi 138 e 139 - Riconducibilità della disciplina impugnata alla materia tutela dell'ambiente - Competenza esclusiva dello Stato - Difformità della disciplina regionale da quella statale (Codice dell'ambiente) - Fondatezza della questione di legittimità costituzionale - Aumento standard di protezione dell'ambiente - Non sussistente.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorso riguardava diverse disposizioni dell'art. 1 della legge regionale Campania n. 5 del 2013, censurate per invasione di competenze legislative statali e contrasto con norme interposte statali. In particolare, il comma 140 consentiva all'autorità regionale competente in materia di VIA di disporre discrezionalmente la sospensione dei lavori in caso di opere realizzate senza verifica di assoggettabilità o valutazione di impatto ambientale, mentre l'art. 29 del d.lgs. n. 152 del 2006 imponeva la sospensione. Erano inoltre contestati il finanziamento del CEINGE senza previo accreditamento, la disciplina degli indennizzi per l'uso abusivo del demanio marittimo, il differimento dell'adeguamento dei prezzi contrattuali ai parametri CONSIP e altre disposizioni in materia sanitaria e organizzativa.

La decisione

La Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dei commi 51, 127, lettere b) e c), 140 e 183 dell'art. 1 della legge regionale n. 5 del 2013. Quanto al comma 140, ha stabilito che la tutela dell'ambiente rientra nella competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.; la Regione non poteva sostituire l'obbligo statale di sospensione dei lavori con una facoltà discrezionale, poiché tale disciplina non aumentava la protezione ambientale ma privilegiava l'utilizzazione del territorio. La Corte ha invece ritenuto non fondate le questioni relative all'ultimo periodo del comma 36, lettera e), concernente la decadenza dei direttori generali delle ASL, e al comma 44, lettera a), sull'ARSAN. Il processo è stato dichiarato estinto per le altre parti del comma 36, a seguito della rinuncia al ricorso accettata dalla Regione.

Norme richiamate

  • Art. 117, secondo comma, lettera s), Costituzione

    tutela dell'ambiente e dell'ecosistema

    Attribuisce allo Stato la competenza legislativa esclusiva in materia di tutela dell'ambiente. Le Regioni non possono introdurre una disciplina difforme o meno protettiva rispetto agli standard statali.

  • Art. 29 del decreto legislativo n. 152/2006, Codice dell'ambiente

    l'autorità competente ... [ha] l'obbligo di disporre la sospensione dei lavori

    In presenza di opere realizzate senza la verifica di assoggettabilità o senza valutazione di impatto ambientale, la sospensione dei lavori costituisce un obbligo, da valutare in relazione al pregiudizio ambientale, e non una mera facoltà.

  • Art. 117, secondo comma, lettera l), Costituzione

    La disciplina regionale degli indennizzi per l'uso abusivo del demanio marittimo è stata ricondotta all'ordinamento civile, materia riservata alla competenza esclusiva dello Stato.

  • Art. 1, comma 13, del decreto-legge n. 95/2012, convertito dalla legge n. 135/2012

    Introduce, anche nei contratti in corso, meccanismi di adeguamento ai parametri CONSIP e il diritto di recesso della pubblica amministrazione quando l'appaltatore non accetta condizioni economiche migliorative. La disciplina regionale non poteva differire tale adeguamento.

  • Articoli 8-bis, 8-quater, 8-quinquies e 8-sexies del decreto legislativo n. 502/1992

    Le strutture che erogano prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale devono essere previamente accreditate e, di regola, devono stipulare accordi o contratti con il sistema sanitario. Il CEINGE non poteva essere finanziato per attività assistenziali prima dell'accreditamento.

  • Art. 3-bis, comma 7, del decreto legislativo n. 502/1992

    Prevede cause di decadenza dei direttori generali delle aziende sanitarie, inclusa la violazione del principio di buon andamento dell'amministrazione. La Corte ha ritenuto compatibile con tale principio la decadenza per mancato rispetto del termine di verifica dei requisiti di accreditamento.

  • Art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale

    Consente di dichiarare estinto il processo quando il ricorrente rinuncia al ricorso e la rinuncia viene accettata dalla parte resistente.

Massime di principio

  • Quando una disciplina regionale incide direttamente sulla tutela dell'ambiente, occorre verificare se la materia rientri nella competenza esclusiva statale prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. In tal caso la Regione non può sostituire obblighi statali con facoltà discrezionali.
  • Le Regioni possono introdurre misure più rigorose rispetto agli standard ambientali statali, ma solo se la disciplina garantisce concretamente un livello maggiore di protezione. Una norma che rende più facile proseguire lavori irregolari non costituisce aumento dello standard ambientale.
  • In materia di VIA, quando la legge statale impone la sospensione dei lavori per opere prive delle verifiche o valutazioni necessarie, l'autorità competente non può omettere la sospensione sulla base di una valutazione regionale di mera opportunità.
  • Il finanziamento pubblico di attività sanitarie presuppone, salvo specifiche deroghe legislative valide, il previo accreditamento istituzionale e la stipula degli accordi o contratti previsti dalla normativa statale.
  • Le Regioni devono rispettare i principi statali di coordinamento della finanza pubblica e non possono rinviare o attenuare unilateralmente meccanismi statali di riduzione della spesa, come l'adeguamento ai parametri CONSIP.
  • La qualificazione formale di una norma come disposizione organizzativa o finanziaria non è decisiva: la Corte costituzionale individua la materia in base all'effettivo contenuto e agli effetti della disciplina.

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