Cassazione Penale, Sentenza n. 25294/2026 del 06/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (indagato)
La controversia
Nel procedimento cautelare relativo a un addebito provvisorio di resistenza a pubblico ufficiale, il tribunale del riesame, adito dalla Procura ai sensi dell'art. 310 c.p.p., ha riformato l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari e ha applicato all'indagato la misura dell'obbligo di dimora nel comune di residenza, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e esigenze cautelari. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione con cinque motivi: i primi tre censuravano la valutazione della gravità indiziaria, denunciando travisamento del materiale indiziario e difformità rispetto alla precedente valutazione del GIP; gli ultimi due contestavano la sussistenza delle esigenze cautelari e l'adeguatezza della misura prescelta. La Corte ha ritenuto inammissibili le prime tre censure perché miravano a una ricostruzione alternativa dei fatti e non evidenziavano manifesta illogicità della motivazione, rilevando che il tribunale aveva valorizzato in modo coerente gli elementi indiziari acquisiti e le indicazioni della polizia giudiziaria, anche alla luce delle deduzioni difensive. Ha invece accolto la doglianza sulle esigenze cautelari, osservando che il rischio di recidiva era stato ancorato a valutazioni non pertinenti, in quanto basate sull'insistenza dell'indagato nel contestare la gravità indiziaria, comportamento espressivo del legittimo esercizio del diritto di difesa. La restante motivazione è stata ritenuta meramente assertiva, fondata su una generica formula di stile circa una supposta personalità trasgressiva, senza concreti elementi sulle abitudini di vita dell'indagato né dati idonei a giustificare la probabilità di reiterazione di condotte analoghe, specie considerando la sua incensuratezza e la natura occasionale del contesto fattuale.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibili i motivi relativi alla gravità indiziaria, ma ha accolto il ricorso nella parte concernente le esigenze cautelari, ritenendo la motivazione del tribunale insufficiente e apparente quanto all'attualità e concretezza del pericolo di recidiva. Per tale ragione ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata. Dal testo disponibile non emerge un ulteriore rinvio o una nuova valutazione cautelare demandata ad altro giudice. La misura cautelare disposta con l'ordinanza impugnata viene dunque caducata per il vizio riscontrato sul presupposto delle esigenze cautelari.
Norme richiamate
art. 310 c.p.p.
disciplina l'appello cautelare proposto dalla procura avverso l'ordinanza del giudice della cautela.
art. 337 c.p.
indica il reato provvisoriamente contestato, ossia resistenza a pubblico ufficiale.
Massime di principio
- Nel giudizio cautelare, il sindacato di legittimità sulla gravità indiziaria non consente di proporre una mera ricostruzione alternativa del fatto se la motivazione del giudice di merito è sorretta da un percorso argomentativo non manifestamente illogico e coerente con gli elementi acquisiti.
- La contestazione della motivazione cautelare deve confrontarsi con specifici vizi logici o giuridici: non è sufficiente dedurre un diverso apprezzamento del compendio indiziario o la difformità rispetto alla valutazione del primo giudice.
- Il pericolo di reiterazione del reato non può essere desunto da valutazioni inconferenti, come il legittimo esercizio del diritto di difesa dell'indagato nel contestare la gravità indiziaria.
- Le esigenze cautelari devono essere sorrette da elementi concreti e attuali, non da formule generiche o stereotipate sulla personalità del soggetto, specie quando manchino dati sulle abitudini di vita e il contesto del fatto sia occasionale.
- L'incensuratezza dell'indagato e l'assenza di specifiche indicazioni sulla sua vita relazionale o professionale possono rilevare nel giudizio sulla concretezza del pericolo di recidiva, ove il giudice non indichi elementi ulteriori idonei a fondarlo.
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