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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43984/2022 del 18/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna per detenzione di stupefacenti (art. 73, comma 4, d.P.R. 309/1990), denunciando: 1) cumulativi vizi di motivazione e travisamento della prova circa la sussistenza del concorso di persona nel reato (si contesta che gli indizi valorizzati — la sua presenza a bordo dell'auto con altro soggetto che si dava alla fuga, il tentativo di nascondersi, l'odore ipotetico della droga e la disponibilità di denaro contante) siano sufficienti a dimostrare un apporto consapevole e causale all'illecito); 2) carenza di motivazione in ordine alla riqualificazione del fatto ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto, con rilievo assorbente, il primo motivo: ha ritenuto che mancasse la 'molteplicità' e la qualità richiesta degli indizi ai sensi dell'art. 192 c.p.p. (gli elementi indicati dai giudici di merito — il tentativo di nascondersi, la presenza di denaro e la vicinanza di altro soggetto che si diede alla fuga — non costituiscono, singolarmente o congiuntamente, indizi gravi, precisi, concordanti e tali da escludere alternative plausibili). La Corte ha inoltre censurato l'affermazione sull'odore come intuizione non supportata da elementi e il ragionamento circolare che collegava possesso di denaro a attività di spaccio senza prove idonee. In mancanza di idonea prova indiziaria del concorso, la Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio, ritenendo che l'imputato non ha commesso il fatto.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 4

    Norma che disciplina il reato contestato (detenzione di stupefacenti). La Corte ha trattato la fattispecie come quella contestata al ricorrente ma ha annullato la condanna per insufficienza della prova del concorso.

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 5

    Richiamata come punto di riqualificazione contestato dal ricorrente; la Corte ha rilevato carenza di adeguata motivazione dei giudici di merito in ordine alla riqualificazione, ma l'annullamento è avvenuto principalmente per insufficienza probatoria sul concorso.

  • cod. proc. pen., art. 192

    La Corte ha applicato i criteri dell'art. 192 c.p.p. per la prova indiziaria: gli indizi devono essere gravi (consistenti, resistenti alle obiezioni), precisi (specifici e univoci) e concordanti (convergenti fra loro). È richiesto il requisito della molteplicità degli indizi: più elementi che, messi insieme, escludano interpretazioni alternative. Nel caso di specie tale requisito è risultato mancante.

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 3, n. 41055 del 22/09/2015, Rapushi)

    Richiamo giurisprudenziale sulla distinzione tra concorso e mera connivenza e sull'esigenza che il concorrente dia un apporto morale o materiale idoneo alla realizzazione dell'illecito; utilizzato dalla Corte per delimitare la nozione di concorso rispetto a condotte passive non punibili.

Massime di principio

  • Per configurare il concorso di persona in reati di detenzione di stupefacenti non basta la mera presenza o la coesistenza di droga e denaro: occorre dimostrare un apporto consapevole e causale (morale o materiale) all'illecito.
  • La prova indiziaria deve rispettare i criteri dell'art. 192 c.p.p.: gli indizi devono essere multipli, gravi, precisi e concordanti; un singolo indizio equivoco non può fondare una condanna.
  • Comportamenti come il tentativo di nascondersi alla vista della polizia o la detenzione di denaro contante, presi isolatamente, sono elementi indiziari deboli e richiedono elementi supplementari per escludere spiegazioni lecite o alternative plausibili.
  • Affermare come certo un fatto non direttamente provato (es. che l'odore nello spazio chiuso dimostrava la consapevolezza della presenza della droga) è inammissibile se non supportato da specifiche emergenze probatorie; l'intuizione giudiziale non sostituisce la prova.
  • Se la difesa fornisce una spiegazione verosimile e non contraddetta da elementi probatori solidi, i giudici devono confrontarsi espressamente con tale versione e motivare perché la ritengono non credibile; altrimenti, la sentenza può essere annullata.
  • Quando la Cassazione ritiene definitivamente che manchino gli elementi costitutivi del reato, può annullare senza rinvio con la formula 'non ha commesso il fatto'.

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