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Sentenza

Sentenza n. 2618/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l’accertamento del silenzio P.A.

Giustizia amministrativa202513459

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad sull'istanza di rilascio del visto di ingresso per lavoro subordinato

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione statale)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente, dopo avere ottenuto dallo Sportello Unico per l'Immigrazione il nulla osta al lavoro subordinato in favore di un cittadino pakistano, ha agito per l'accertamento del silenzio-inadempimento dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad sull'istanza di rilascio del visto di ingresso presentata dal lavoratore tramite l'apposito canale. L'Amministrazione ha eccepito il difetto di legittimazione attiva della datrice di lavoro e ha chiesto il rigetto del ricorso nel merito.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione attiva. Richiamando il consolidato orientamento della Sezione, ha affermato che il datore di lavoro che abbia ottenuto un nulla osta al lavoro subordinato per un lavoratore straniero non è legittimato né a impugnare l'eventuale diniego del visto d'ingresso adottato nei confronti del lavoratore, né ad agire contro il silenzio dell'autorità diplomatica in caso di inerzia. La legittimazione a contestare il mancato rilascio del visto spetta quindi al lavoratore straniero interessato, non alla potenziale datrice di lavoro. Le spese sono state compensate in ragione della definizione in rito.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    ex art. 60 cod. proc. amm.

    La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata, sentite le parti in camera di consiglio.

  • art. 29 c.p.a.

    La declaratoria di inammissibilità è stata ricondotta al difetto di legittimazione attiva, quale condizione dell'azione; il testo non richiama espressamente questa disposizione.

  • art. 31 c.p.a.

    Il ricorso ha avuto a oggetto l'accertamento dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere sul silenzio-inadempimento; il testo non richiama espressamente questa disposizione.

Massime di principio

  • Il datore di lavoro che abbia ottenuto il nulla osta al lavoro subordinato per un lavoratore straniero non è legittimato a impugnare il diniego del visto d'ingresso adottato nei confronti del lavoratore.
  • La medesima datrice o il medesimo datore di lavoro non è legittimato ad agire contro il silenzio-inadempimento dell'autorità diplomatica sulla domanda di visto presentata dal lavoratore straniero.
  • La titolarità della posizione legittimante a contestare il diniego o l'inerzia sul rilascio del visto spetta al lavoratore straniero direttamente interessato, mentre il nulla osta ottenuto dal datore di lavoro non attribuisce a quest'ultimo la legittimazione processuale.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaGiurisdizione e ripartoLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereSilenzio della pubblica amministrazione

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