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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10129/2023 del 10/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 9/09/2011-14/07/2014. In primo grado era stato condannato per la violazione dell'art.73 DPR 309/90 (comma 5) a 2 anni, mentre in appello è intervenuto proscioglimento per prescrizione; era invece assolto dal delitto associativo (art.74 DPR 309/90). La Corte d'appello ha ritenuto ostativa alla riparazione la "colpa grave" del ricorrente in quanto dalle indagini e dagli elementi processuali emergevano rapporti significativi con soggetti del sodalizio, trattative per l'acquisto di sostanze stupefacenti e il ruolo di "assaggiatore/tester" della droga, nonché l'uso di linguaggio criptico: condotte che, pur non integrando l'associazione, hanno creato un'apparenza di complicità idonea a giustificare l'adozione e il mantenimento della misura cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendo non viziata la valutazione del giudice d'appello che, conformandosi alla giurisprudenza, ha motivato adeguatamente l'accertamento della colpa grave ostativa alla riparazione. Ha confermato che il giudice della riparazione può valutare ex ante la condotta del custode anche se il processo di merito si è concluso con assoluzione o proscioglimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art.314 cod. proc. pen.

    "chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"

    La norma riconosce il diritto alla riparazione salvo che il prosciolto abbia concorso a dare causa alla detenzione per dolo o colpa grave; il giudice della riparazione valuta la condotta ex ante anche indipendentemente dall'esito penale sostanziale

  • art.43 cod. pen.

    Definisce la nozione di colpa: negligenza, imprudenza o imperizia; la Corte applica tale nozione per definire la "colpa grave" ostativa alla riparazione quando comportamenti prevedibilmente portano all'intervento dell'autorità

  • art.73 DPR 309/90

    Riferimento alla fattispecie di detenzione o spaccio di stupefacenti; elementi relativi a condotte concrete (es. trattative, testing di sostanza) hanno rilevanza nel giudizio sulla colpa ostativa

  • art.74 DPR 309/90

    Riferimento al reato di associazione: l'assoluzione per associazione non preclude che condotte extraprocessuali o gravemente indizianti ostino alla riparazione

Massime di principio

  • Nel giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione il giudice valuta la condotta del richiedente ex ante e può ritenere ostativa la "colpa grave" anche se in sede penale è intervenuta un'assoluzione o un proscioglimento.
  • La colpa grave comprende comportamenti caratterizzati da negligenza macroscopica, imprudenza o inosservanza di norme che abbiano creato una situazione prevedibile di intervento giudiziario (es. frequentazioni, ruoli concreti in attività di spaccio, linguaggio criptico).
  • La valutazione del giudice della riparazione è distinta da quella del giudice di merito: quest'ultimo accerta la responsabilità penale oltre ogni ragionevole dubbio; il giudice della riparazione valuta invece se la condotta abbia concorso a cagionare la detenzione, anche in presenza di valutazioni penali divergenti.
  • Comportamenti extra-processuali che, pur non integrando reato, creano un'apparenza di contiguità con contesti criminosi possono essere considerati ostativi alla riparazione se ritenuti gravemente colposi o idonei a trarre in inganno l'autorità.
  • Chi chiede la riparazione ha l'onere (di fatto) di fornire tempestive e convincenti chiarificazioni sulle condotte equivoche o sulle frequentazioni ritenute indizianti per evitare che siano valutate come colpa grave.

Testo integrale

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