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Sentenza

Sentenza n. 658/2026 - Catania, Sezione 5

avverso e per la declaratoria di illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Rosolini sulla domanda formulata dal ricorrente con “istanza per la riclassificazione urbanistica a seguito di decadenza del vincolo preordinato all’esproprio e atto formale di diffida” del 31.10.2025, acquisita dal Comune di Rosolini al Prot. Gen. n. 0023133 del 03.11.2025, finalizzata all’ottenimento della ri-qualificazione urbanistica ed attribuzione di nuova destinazione all’area di sua proprietà, come infra meglio descritta, a seguito di decadenza del vincolo preordinato all’esproprio, e per la condanna dell’Amministrazione intimata a provvedere sulla detta istanza, secondo la propria competenza, con richiesta di nomina di un Commissario ad acta ex art. 117, c.3, c.p.c.

Giustizia amministrativa202502794

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Catania, Sez. VSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato dal Comune di Rosolini sull’istanza di riclassificazione urbanistica di terreni divenuti privi di disciplina a seguito della decadenza di vincoli preordinati all’esproprio

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha dedotto la violazione dell’art. 2 della legge n. 241/1990, in relazione all’art. 36 della legge regionale siciliana n. 7/2002, all’art. 24 della legge regionale siciliana n. 7/2003 e all’art. 9 del d.P.R. n. 327/2001, nonché la violazione dell’art. 97 Cost. e l’eccesso di potere per mancato adempimento di pubbliche funzioni. I terreni, classificati dal PRG in parte come viabilità primaria o di quartiere e in parte come verde attrezzato per lo sport, erano stati assoggettati a vincoli che, secondo la prospettazione del ricorrente, erano divenuti inefficaci per il decorso del termine quinquennale, senza dichiarazione di pubblica utilità, avvio della procedura espropriativa o realizzazione delle opere. L’area sarebbe quindi rimasta priva di disciplina urbanistica, quale zona bianca. Con istanza e diffida del 31 ottobre 2025 il proprietario aveva chiesto al Comune la riclassificazione urbanistica e l’attribuzione di una nuova destinazione coerente con le zone circostanti. Il Comune, pur ricevendo l’istanza, non aveva adottato alcun provvedimento espresso.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso. Ha affermato che il ricorso avverso il silenzio è esperibile quando l’amministrazione ometta di concludere, entro il termine dovuto, un procedimento già avviato o di esaminare un’istanza privata diretta a sollecitare l’esercizio di un pubblico potere. L’obbligo di provvedere sussiste anche quando l’amministrazione disponga di discrezionalità sul contenuto della decisione e persino quando l’istanza possa essere infondata, poiché l’art. 2, comma 1, della legge n. 241/1990 impone comunque l’adozione di un provvedimento espresso, eventualmente in forma semplificata. In materia urbanistica, la decadenza di un vincolo espropriativo per decorso del termine quinquennale non determina la reviviscenza della precedente destinazione, ma lascia l’area priva di disciplina e impone al Comune di esercitare la propria potestà pianificatoria mediante l’attribuzione di una nuova destinazione. Il TAR ha precisato che la scelta concreta della destinazione resta riservata alla discrezionalità urbanistica dell’amministrazione e non può essere direttamente predeterminata dal giudice. Ha quindi dichiarato illegittimo il silenzio e ordinato al Comune di pronunciarsi con provvedimento espresso entro 120 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Per l’eventuale persistente inerzia ha nominato commissario ad acta il direttore generale del Dipartimento Urbanistica dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, con facoltà di delega. Il Comune è stato condannato alle spese di giudizio, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 2 l. 241/1990

    Se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo

    L’amministrazione deve concludere il procedimento con un provvedimento espresso anche quando ravvisi ragioni manifeste ostative all’accoglimento dell’istanza.

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il rito avverso il silenzio e consente la nomina del commissario ad acta in caso di persistente inerzia dell’amministrazione.

  • art. 31 c.p.a.

    Il ricorso avverso il silenzio presuppone la violazione dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere su un’istanza diretta a sollecitare l’esercizio di un pubblico potere.

  • art. 9 d.P.R. 327/2001

    Il vincolo preordinato all’esproprio ha durata quinquennale; decorso tale termine senza legittima reiterazione, il vincolo decade.

  • art. 36 l.r. Sicilia 7/2002

    È richiamato quale disposizione concorrente nella disciplina della durata e della decadenza dei vincoli urbanistici preordinati all’esproprio.

  • art. 24 l.r. Sicilia 7/2003

    È richiamato quale disposizione integrativa della disciplina regionale sulla decadenza dei vincoli urbanistici.

  • art. 2 l.r. Sicilia 7/2019

    È richiamato quale ulteriore fondamento dell’obbligo dell’amministrazione regionale o locale di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.

  • art. 97 Cost.

    Il dovere di buon andamento e buona amministrazione sorregge l’obbligo dell’amministrazione di pronunciarsi sulle istanze private che sollecitano l’esercizio di una potestà pubblica.

  • art. 71 d.P.R. 115/2002

    È richiamato per il termine di decadenza entro il quale deve essere presentata la nota delle spese del commissario ad acta, ove necessario il suo intervento.

Massime di principio

  • Il ricorso avverso il silenzio è esperibile quando l’amministrazione ometta di concludere, entro il termine dovuto, un procedimento già avviato o di esaminare un’istanza privata diretta a sollecitare l’esercizio di un pubblico potere, anche se il contenuto della decisione è discrezionale.
  • L’obbligo di provvedere con atto espresso sussiste anche quando l’amministrazione ritenga l’istanza manifestamente irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata; in tali casi è possibile una motivazione semplificata, ma non il silenzio.
  • La decadenza di un vincolo urbanistico preordinato all’esproprio per inutile decorso del termine quinquennale non determina la reviviscenza della precedente destinazione urbanistica: l’area diviene priva di disciplina, ossia zona bianca, e il Comune deve esercitare la propria potestà urbanistica attribuendole una nuova destinazione.
  • Quando un’area è divenuta zona bianca per la decadenza di un vincolo espropriativo, il proprietario può sollecitare la riclassificazione urbanistica e il Comune deve esaminare l’istanza con una decisione espressa e congruamente motivata, anche se la richiesta non è accoglibile.
  • Nel giudizio avverso il silenzio il giudice può imporre all’amministrazione di provvedere, ma non può sostituirsi alla sua discrezionalità urbanistica nella scelta della concreta destinazione dell’area; in caso di ulteriore inerzia può nominare un commissario ad acta.
  • I vincoli conformativi, estranei allo schema ablatorio-espropriativo, non decadono per il decorso del quinquennio; i vincoli espropriativi, invece, sono temporalmente limitati e la loro decadenza impone la reintegrazione della disciplina urbanistica dell’area.

Come è indicizzato

MaterieVincoli urbanisticiDestinazioni d'uso e zone omogeneeTermini del procedimento e silenzioGiudizio di ottemperanza
RamiUrbanistica e governo del territorioProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoDiscrezionalità amministrativa e tecnicaOttemperanza e commissario ad acta

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