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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21955/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna l'ordinanza che ha riconosciuto la continuazione soltanto con riguardo a due reati commessi il 7 giugno 2011, deducendo vizio di motivazione carente e contraddittoria nella parte in cui il giudice dell'esecuzione ha escluso l'unicità del disegno criminoso per gli altri reati. In subordine chiedeva, almeno, il riconoscimento della continuazione per gruppi omogenei di reati. Ha sostenuto che la sua condizione di nomade giustifica spostamenti e dunque la commissione dei reati in località diverse non esclude una progettualità unitaria; ha censurato l'omessa valutazione della programmazione originaria dei reati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato la valutazione del giudice dell'esecuzione secondo cui mancavano elementi specifici e allegazioni puntuali circa una pianificazione unitaria delle condotte: la sola contiguità temporale, l'identità del titolo di reato o la natura 'nomade' della ricorrente non sono sufficienti a provare la preordinazione. La Corte ha richiamato la giurisprudenza che richiede indici concreti (tipologia dei reati, beni giuridici offesi, modalità, omogeneità, sistematicità, contesto spaziale e temporale) e ha sottolineato l'onere di allegazione a carico dell'istante in sede esecutiva. Condanna della ricorrente alle spese processuali ai sensi dell'art.616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma richiamata a fondamento della richiesta di riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; la Corte valuta che l'istanza debba essere supportata da specifiche allegazioni circa la programmazione unitaria dei reati

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Norma che individua il vizio dedotto in cassazione (vizio di motivazione); la Corte ritiene le censure generiche e non specificamente confrontate con gli elementi decisionali

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Disposizione sul concorso di reati e continuazione; la Corte chiarisce che per l'applicazione occorre l'identità del disegno criminoso, ossia una progettualità anticipata e unitaria

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione ai limiti di riproduzione del motivo di ricorso; il ricorso è stato riprodotto nei limiti consentiti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma invocata per la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva non basta la mera vicinanza temporale o l'identità del tipo di reato: è necessario allegare e dimostrare, almeno in termini logici e indiziari, che i reati erano parte di un progetto unitario già concepito al momento del primo fatto.
  • Gli indici utili a valutare la preordinazione includono tipologia dei reati, bene giuridico offeso, modalità di commissione, causalità, omogeneità, sistematicità, contesto spaziale e l'intervallo temporale; nessuno di tali indici è decisivo da solo, ma la loro convergenza aumenta la probabilità di esistenza di un disegno criminoso.
  • In sede esecutiva l'onere di allegazione grava sull'istante: il giudice dell'esecuzione non deve ricercare ex novo prove della preordinazione ma valuta le allegazioni fornite; pertanto osservazioni generiche o riferimenti alla condizione personale (es. essere nomade) non suppliscono alla mancata dimostrazione di una progettualità unitaria.
  • La distinzione tra tendenza a delinquere (scelta di vita o programma generico) e continuità per progetto specifico è cruciale: la continuità richiede una concezione anticipata delle violazioni almeno nei tratti essenziali.
  • È possibile richiedere il riconoscimento parziale della continuazione per gruppi omogenei di reati, ma anche tale richiesta richiede allegazioni specifiche che dimostrino la programmazione comune per quei gruppi.

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