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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48878/2022 del 22/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello che aveva riqualificato il fatto contestato (asportazione della spazzola tergicristalli da un veicolo parcheggiato) da furto aggravato a danneggiamento e aveva dichiarato la non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.). Il motivo denunciava violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione, rilevando che dagli atti emergeva che l'imputato era stato colto in possesso dell'oggetto appena asportato (elemento tipico del furto) e che la Corte territoriale non aveva adeguatamente spiegato perché avesse ritenuto che l'agente volesse solo deteriorare la cosa invece di impossessarsene; inoltre si contestava l'applicazione della particolare tenuità, non consentita ove la pena edittale dell'ipotesi corretta (furto aggravato) supera i limiti previsti dall'art. 131-bis, tenuto conto anche della disciplina dell'art. 131-bis, comma 4.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, perché la Corte d'appello non ha motivato adeguatamente la riqualificazione del fatto da furto a danneggiamento né spiegato le ragioni per escludere l'intenzione di impossessamento alla luce delle risultanze probatorie (l'imputato sorpreso con la spazzola appena asportata). Ha altresì affermato che la particolare tenuità non poteva essere applicata conformemente alla legge, dato che la pena edittale per il furto aggravato (art. 624 e art. 625, comma 1, n. 7 c.p.) eccede il limite operativo dell'art. 131-bis, anche valutando la prevalenza di un'attenuante. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata annullata e il processo è stato rinviato per nuovo esame alla Corte d'appello di Perugia.

Norme richiamate

  • art. 635, comma 2, n. 1 c.p.

    punisce "chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili" le cose altrui indicate nel n.7 dell'art.625

    La norma richiede prova dell'intenzione di distruggere o rendere inservibile la cosa; la Corte di Cassazione ha rilevato che la Corte d'appello non ha motivato in che modo i fatti emersi dimostrassero tale intenzione anziché l'impossessamento.

  • art. 624 c.p.

    Norma di riferimento per il delitto di furto; la corretta qualificazione del fatto come furto o come danneggiamento comporta differenti conseguenze penali e diverse possibilità di applicazione della particolare tenuità.

  • art. 625, comma 1, n. 7 c.p.

    Indica l'aggravante per reati commessi su cose esposte alla pubblica fede; nel caso concreto era contestata la fattispecie aggravata che aumenta la pena edittale rilevante ai fini dell'art.131-bis.

  • art. 131-bis c.p.

    Disciplina la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha ricordato che tale causa non è applicabile quando, anche considerata l'eventuale prevalenza di un'attenuante, la pena edittale prevista per la fattispecie corretta supera i limiti stabiliti (principio ricavabile dal combinato disposto con il comma 4).

  • art. 131-bis, comma 4 c.p.

    Stabilisce vincoli all'applicabilità della particolare tenuità rispetto all'entità della pena edittale; la Corte ha rilevato che per il furto aggravato la pena supera il limite e quindi impedisce l'applicazione della causa di non punibilità.

  • art. 62, n. 4 c.p.

    Circostanza attenuante (minore età o analoga?) richiamata nella motivazione di merito e ritenuta prevalente rispetto all'aggravante dal primo giudice; la Corte di Cassazione ha comunque valutato che la prevalenza dell'attenuante non autorizzava di per sé l'applicazione della particolare tenuità ove la pena edittale restante fosse oltre i limiti.

  • art. 173, comma 1 disp. att. cod. proc. pen.

    Regola i limiti di esposizione del motivo di ricorso; la Corte ha enunciato il motivo nei limiti prescritti da tale disposizione.

Massime di principio

  • La riqualificazione del reato in sede di gravame richiede motivazione specifica e congrua: il giudice d'appello deve spiegare perché la condotta concreta si inserisce nella fattispecie alternativa (es. danneggiamento) e non in quella originariamente contestata (es. furto), soprattutto se dai fatti emerge prova di impossessamento.
  • Se l'imputato è sorpreso o trovato in possesso dell'oggetto asportato poco dopo l'azione, ciò costituisce forte indicio di consumazione del furto e il giudice deve motivare adeguatamente l'eventuale diversa qualificazione.
  • L'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità (art. 131-bis) non dipende solo dalla lieve entità dell'offesa ma anche dall'analisi dei limiti edittali: se la pena prevista per la fattispecie corretta supera i limiti stabiliti, la particolare tenuità non è consentita (combinato disposto art.131-bis, comma 4).
  • Il giudice di merito non può invocare la particolare tenuità senza avere previamente e correttamente qualificato il fatto e verificato i limiti normativi; ogni prevalenza di attenuanti rispetto ad aggravanti deve essere esplicitamente motivata in relazione all'operatività di istituti come l'art. 131-bis.
  • In caso di riqualificazione non prevista in imputazione, il giudice deve comunque motivare la congruenza tra fatti emersi e nuova qualificazione; l'assenza di tale motivazione è motivo di annullamento e rinvio.

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