Sentenza n. 1200/2026 - Brescia, Sezione 1
per l'annullamento - del provvedimento n. 2725 del 21 marzo 2023 avente ad oggetto “annullamento SCIA prot. n. 4599 dell'8 giugno 2021”; - di ogni altro atto a quello suindicato comunque connesso e coordinato, anteriore e conseguente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento comunale di annullamento parziale in autotutela della SCIA, limitatamente alla recinzione realizzata tra due mappali
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l’annullamento parziale della SCIA relativa a un intervento di riqualificazione immobiliare, nella parte concernente la realizzazione di un muro di cinta. Con il primo motivo ha dedotto la violazione degli artt. 19 e 21-nonies l. 241/1990 per tardività dell’autotutela, essendo trascorsi circa ventuno mesi dalla presentazione della SCIA, nonché per mancanza di un interesse pubblico concreto e attuale, omessa ponderazione dell’affidamento privato e violazione della proporzionalità. Ha inoltre sostenuto che non ricorressero le condizioni eccezionali per superare il termine di dodici mesi, in assenza di una sentenza passata in giudicato sulla falsità delle dichiarazioni e di dolo del privato. Con il secondo motivo ha contestato il presupposto dell’illegittimità della SCIA, sostenendo che il vincolo preordinato all’esproprio gravante sull’area fosse decaduto e non fosse stato validamente reiterato dalle successive varianti urbanistiche; ha inoltre dedotto la mancata comunicazione individuale della variante più recente e il difetto di motivazione della reiterazione del vincolo.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto tempestivo l’annullamento d’ufficio, nonostante il decorso di oltre dodici mesi, poiché la SCIA rappresentava in modo non conforme il quadro urbanistico dell’area: la relazione tecnica ometteva l’assoggettamento dell’area a destinazione pubblica per servizi o, comunque, alla disciplina della zona bianca, mentre gli elaborati allegati confermavano la destinazione pubblica. Secondo il Collegio, il superamento del termine massimo di autotutela è ammissibile quando il titolo sia stato ottenuto sulla base di una falsa rappresentazione della situazione di fatto, anche derivante da omissione, senza necessità di un accertamento penale, di dolo o di colpa del privato. In tale situazione non si consolida un legittimo affidamento e l’interesse pubblico all’ordinata gestione del territorio prevale sull’affidamento privato. Il provvedimento è stato inoltre ritenuto plurimotivato, fondato sia sulla destinazione pubblica dell’area sia sulla disciplina della zona bianca; era quindi sufficiente la legittimità di una sola motivazione autonoma. Il TAR ha ritenuto illegittima la recinzione anche in base alla disciplina della zona bianca di cui all’art. 9 d.P.R. 380/2001: il muro di cinta, fisso, innovativo e non preesistente, eccedeva gli interventi di manutenzione, restauro e risanamento conservativo consentiti e costituiva esercizio dello ius aedificandi, non una mera delimitazione della proprietà. Le ulteriori censure sulla persistenza o decadenza del vincolo pubblico sono state ritenute non necessarie da esaminare. Le spese sono state compensate per ragioni di equità sostanziale.
Norme richiamate
art. 19 l. 241/1990
La disciplina della SCIA è richiamata quale base del titolo abilitativo oggetto dell’annullamento in autotutela.
art. 21-nonies l. 241/1990
L’annullamento d’ufficio richiede l’illegittimità originaria, un interesse pubblico concreto e attuale, il rispetto del termine ragionevole e la ponderazione dell’affidamento; il termine può essere superato quando il titolo sia stato ottenuto sulla base di una falsa rappresentazione dei fatti o di dichiarazioni non veritiere, anche senza dolo, colpa o accertamento penale.
art. 9 d.P.R. 380/2001
Nelle zone bianche, comprese quelle derivanti dalla scadenza di vincoli espropriativi o dalla carenza di disciplina urbanistica per singole porzioni del territorio, nei centri abitati sono consentiti soltanto interventi limitati sul patrimonio edilizio esistente; una recinzione fissa e innovativa, non preesistente, non è assentibile.
art. 3 d.P.R. 380/2001
Le categorie di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo delimitano gli interventi ammessi in zona bianca secondo l’art. 9 d.P.R. 380/2001.
art. 9 d.P.R. 327/2001
È richiamato per la disciplina della scadenza quinquennale dei vincoli preordinati all’espropriazione e per la conseguente configurabilità della zona bianca.
artt. 9, 11, 13 e 39 d.P.R. 327/2001
Sono stati invocati dal ricorrente in relazione alla disciplina dei vincoli espropriativi e alla loro reiterazione, ma il TAR ha ritenuto non necessario esaminare le relative censure, essendo sufficiente la motivazione autonoma fondata sulla disciplina della zona bianca.
Massime di principio
- Il termine massimo per l’annullamento d’ufficio di un titolo edilizio può essere superato quando il titolo sia stato ottenuto sulla base di una rappresentazione dei presupposti urbanistici non conforme alla realtà, anche per omissione di circostanze rilevanti e indipendentemente dall’accertamento del dolo, della colpa o della falsità in sede penale.
- La falsa rappresentazione dei presupposti di legittimazione impedisce il consolidamento di un legittimo affidamento del privato; in tale ipotesi l’interesse pubblico all’ordinata gestione del territorio può prevalere sull’affidamento senza una motivazione particolarmente rigorosa sul suo sacrificio.
- Un provvedimento amministrativo fondato su motivazioni plurime, autonome e indipendenti resta sorretto dalla motivazione non censurata; il giudice può quindi limitare l’esame alla ragione sufficiente a mantenerne l’efficacia.
- La scadenza di un vincolo espropriativo o la carenza di disciplina urbanistica relativa a una porzione del territorio comporta l’applicazione del regime della zona bianca, che limita lo ius aedificandi per preservare le future scelte pianificatorie.
- In zona bianca, una recinzione fissa, innovativa e non preesistente, quando incida stabilmente sull’assetto urbanistico dell’area, costituisce esercizio dello ius aedificandi e non una mera manifestazione dello ius excludendi alios; essa non rientra quindi negli interventi edilizi limitati consentiti dall’art. 9 d.P.R. 380/2001.
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