Cassazione Penale, Sentenza n. 3453/2025 del 28/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso ex art. 625-bis cod. proc. pen. per errore di fatto: la Corte di cassazione avrebbe considerato ai fini del riconoscimento della recidiva una sentenza del 13/07/2007 del G.I.P. di Verona inclusa nel cumulo esecutivo, nonostante tale condanna fosse stata assorbita in una pena complessiva rideterminata dalla Corte di appello di Venezia (19/11/2009) e poi espiata in regime di affidamento in prova al servizio sociale con esito positivo, con conseguente estinzione di ogni effetto penale. Per tale svista il calcolo dell'aumento di pena per recidiva (anni cinque) sarebbe contrario al limite dell'art. 99, comma 6, cod. pen.
La decisione
Il giudice ha accolto il ricorso: revocata la sentenza n. 24901/2024 della Corte di cassazione limitatamente al trattamento sanzionatorio; annullata la sentenza della Corte di appello di Bari del 28/11/2022 limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinvio per nuovo giudizio sul trattamento sanzionatorio. Il giudice di merito dovrà rivalutare la sussistenza della recidiva tenendo conto esclusivo delle condanne non estinte dall'esito positivo dell'affidamento in prova al servizio sociale e, se la recidiva fosse comunque confermata, rispettare il limite di aumento previsto dall'art. 99, comma 6, cod. pen.
Norme richiamate
articolo 625-bis cod. proc. pen.
art. 625-bis cod. proc. pen.
Rimessione straordinaria per errore di fatto: applicabile quando l'errore sia di natura percettiva (svista) sugli atti del giudizio di legittimità che abbia condizionato la decisione
art. 99 cod. pen.
art. 99, comma 6, cod. pen.
Limite all'aumento per recidiva: l'incremento non può superare il cumulo delle pene risultanti dalle precedenti condanne considerate ai fini della recidiva; pertanto vanno computate solo le pene rilevanti e non quelle estinte
Sezioni Unite, sentenza "Basile"
Sezioni unite, 27 marzo 2002, Basile
Distinzione tra errore di fatto (percettivo/svista) e errore di giudizio; il rimedio di cui all'art. 625-bis è riservato al primo e non alle valutazioni di merito
Sez. U, sent. Marcianò
Sez. U, sent. n. 5859 del 27/10/2011 (Marcianò)
Principio secondo cui l'esito positivo dell'affidamento in prova al servizio sociale estingue ogni effetto penale delle condanne relative, che quindi non possono essere considerate ai fini della recidiva
Massime di principio
- L'esito positivo dell'affidamento in prova al servizio sociale estingue gli effetti penali delle condanne e tali condanne non possono essere considerate ai fini del riconoscimento della recidiva
- Il rimedio straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen. è utilizzabile solo per correggere errori di fatto percettivi (svista nella lettura degli atti) che abbiano inciso sulla decisione, non per ricorrere di valutazioni di merito
- Se in sede di legittimità risulta che una condanna è stata assorbita o estinta e ciò non è stato considerato, la sentenza può essere revocata limitatamente al trattamento sanzionatorio e disposta la rimessione al giudice di merito per nuova valutazione della recidiva e della rideterminazione della pena
- Nel ricalcolo dell'aumento di pena per recidiva va sempre rispettato il limite di cui all'art. 99, comma 6: si computa il cumulo delle sole pene delle condanne effettivamente rilevanti e non estinte
- Quando si valuta la rilevanza dei precedenti per la recidiva il giudice deve compiere una valutazione concreta e individualizzata (natura dei reati, distanza temporale, omogeneità, occasionalità della recidiva e altri parametri della personalità del reo)
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