Cassazione Penale, Sentenza n. 1273/2025 del 13/01/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di restituzione/annulamento del sequestro preventivo di euro 347.300 disposto ai sensi dell'art. 240-bis c.p. in relazione all'art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990 e all'art. 74 d.P.R. n. 309/1990. La ricorrente, terzo estraneo al reato, ha dedotto che la presunzione relativa di illecita accumulazione non sarebbe operativa nei confronti del terzo e che la somma sequestrata, rinvenuta presso l'abitazione dell'indagato Mesina, era in realtà di proprietà esclusiva della società, supportando la propria tesi con memoria difensiva e consulenza contabile che, secondo la ricorrente, non sarebbero state adeguatamente valutate dal Tribunale
La decisione
Il ricorso è dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la motivazione dell'ordinanza impugnata sia congrua: il denaro (207.000 euro in una cassaforte e 140.240 euro in altri ambienti) è stato ritenuto riconducibile a Mesina e sproporzionato rispetto ai redditi leciti dichiarati. Le censure della società sulla lettura dei dati contabili sono state considerate deduzioni di merito non sindacabili in sede di legittimità; il Tribunale ha logicamente motivato l'inverosimiglianza che quella somma fosse mera disponibilità societaria, evidenziando l'assenza di documentati prelievi societari corrispondenti e l'assenza di tracce coerenti nei conti correnti. È stato altresì ritenuto non rilevante lo iato temporale fra la condotta illecita contestata (dic.2021-mag.2022) e il sequestro (set.2023). Conseguentemente, la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende
Norme richiamate
art. 240-bis cod. pen.
Norma che disciplina il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione o per presunzione di illecita provenienza del patrimonio dell'autore del reato; nel caso, applicata rispetto alla somma rinvenuta in casa dell'indagato e ritenuta riconducibile a quest'ultimo
art. 85-bis d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Norma che disciplina la confisca per equivalente e il sequestro finalizzato alla confisca nel settore degli stupefacenti; richiamata quale titolo normativo in relazione alla destinazione del sequestro preventivo
art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Disposizione penale relativa al traffico illecito di stupefacenti che costituisce il reato per il quale è indagato Mesina e che giustifica il contestato vincolo causal-probatorio con il denaro sequestrato
Sez. 2, n. 49739 del 10/10/2023 (Mannolo)
Richiamato per il principio che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali; delinea il perimetro delle censure ammissibili in Cassazione
Sez. 3, n. 23713 del 23/04/2024 (Ruggiero)
Orientamento maggioritario secondo cui il terzo che assume di avere diritto alla restituzione non può contestare l'esistenza dei presupposti della misura cautelare ma può dedurre la propria titolarità effettiva del bene e l'assenza di collegamento concorsuale con l'indagato
Sez. 6, n. 15673 del 13/03/2024 (Pezzi)
Orientamento divergente che ammette al terzo di contestare anche l'oggettiva confiscabilità del bene (fumus commissi delicti e periculum in mora) al fine di dimostrare la natura non fittizia dell'intestazione; citato dalla Corte senza risoluzione del contrasto
Massime di principio
- Il terzo che si proclama estraneo e chiede la restituzione di beni sottoposti a sequestro preventivo ha, in Cassazione, un perimetro di sindacabilità limitato: può efficacemente dedurre la propria titolarità effettiva o l'assenza di collegamento con l'indagato, ma non può trasformare il rimedio in un riesame di merito dei fatti valutati dal giudice cautelare
- Contestazioni tecniche sui dati contabili o sulla ricostruzione fattuale (es. diversa interpretazione di registri, libri mastri, movimenti bancari) sono in gran parte questioni di merito non idonee ad integrarne i motivi di cassazione se la motivazione del giudice di merito non è manifestamente illogica
- La presenza ingente di contanti, suddivisi e rinvenuti presso l'abitazione dell'indagato, e l'assenza di documentati prelievi societari corrispondenti costituiscono indizi rilevanti a livello cautelare per ritenere la disponibilità personale e la sproporzione rispetto ai redditi leciti
- Per contrastare efficacemente un sequestro di tal genere, il terzo deve fornire prova documentale chiara e specifica (es. estratti conto che documentino prelievi corrispondenti, registrazioni contabili dettagliate, documenti che dimostrino il passaggio di cassa aziendale al patrimonio della società) e sollevare specifiche censure processuali già nelle fasi di merito
- La questione della necessaria vicinanza temporale tra la condotta illecita e il rinvenimento del bene è valutata con criterio flessibile a fini cautelari: un iato non eccessivo non inficia automaticamente il sequestro preventivo
- Se il ricorso in Cassazione risulta manifestamente infondato o mira a un apprezzamento di merito già adeguatamente motivato dal giudice, è possibile la declaratoria di inammissibilità con condanna alle spese e a sanzioni pecuniarie (Cassa delle ammende)
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