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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37494/2024 del 11/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Venuti ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca della confisca "allargata" disposta in sede di cognizione su un appartamento in via dei Mille a Messina, un terreno in Contrada Vallone e una autovettura Mercedes SLK. Il motivo unico dedotto innanzi alla Cassazione denunciava violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 12-sexies L. n. 356/1992, sostenendo che lo svincolo di polizze (per complessivi Euro 329.258,43), qualificato dalla Corte di cassazione come nova, dimostrerebbe la lecita provenienza della provvista utilizzata per gli investimenti e gli acquisti dei beni confiscati; inoltre Venuti richiamava la propria assoluzione per plurime truffe assicurative per sostenere la liceità delle entrate dedotte come fonte delle polizze.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che la Corte territoriale, in sede di rinvio, abbia correttamente valutato che i premi versati nelle polizze non risultavano giustificati da redditi leciti idonei e che, anzi, sussisteva sproporzione tra redditi dichiarati e disponibilità patrimoniali. La Cassazione ha altresì chiarito che anche qualora lo svincolo delle polizze sia stata qualificata come nova, ciò non elimina la possibilità di accertare che la provvista aveva origine da attività illecite (anche alla luce delle condanne per usura relative al periodo degli investimenti) e che gli strumenti contrattuali (polizze o mutui) non rendono lecita una provvista di provenienza illecita. Ha richiamato l'orientamento delle Sezioni Unite sul concetto di "prova nuova" e osservato che eventuali nuovi indirizzi giurisprudenziali posteriori al giudizio di cognizione non producono automaticamente la revoca ex tunc delle misure. Per questi motivi il ricorso è stato rigettato e il resistente quindi vittorioso (con condanna, in linea di principio, alle spese processuali).

Norme richiamate

  • art. 12-sexies, L. 7 agosto 1992, n. 356

    Richiamato dal ricorrente come norma rilevante per la censura; la Corte non ha ritenuto che il rimprovero relativo all'applicazione di tale norma fosse sorretto da adeguata e specifica contestazione motivazionale tale da modificare l'esito.

  • art. 7, legge 27 dicembre 1956, n. 1423

    Riferimento alla possibilità di revoca ex tunc richiamata nella giurisprudenza; la Corte osserva che nuovi orientamenti giurisprudenziali non costituiscono di per sé "fatto nuovo" idoneo alla revoca se non si tratta di modifica normativa.

  • art. 28, d.lgs. 6 settembre 2001, n. 159

    Disciplina della revoca delle misure di prevenzione: la Corte valuta la nozione di "prove nuove decisive" alla luce della giurisprudenza (Sez. U). Qui la Corte territoriale ha ritenuto non essere superata la valutazione della sproporzione fra redditi e investimenti.

  • art. 630 lett. c), cod. proc. pen.

    Richiamato dalla giurisprudenza (Sez. U., Pisano) in tema di revisione per "prove nuove"; la sentenza rescindente aveva fatto riferimento a questo orientamento, ma la Cassazione ha osservato i limiti applicativi rispetto agli indirizzi successivi (Sez. U., Del Duca).

  • art. 240-bis, cod. pen.

    Norma sulla confisca "allargata" per beni di cui il condannato non può giustificare la provenienza o che risultano sproporzionati rispetto al reddito: la Corte conferma che la confisca resta legittima se non è dimostrata la lecita provenienza della provvista, e che la trasformazione della provvista mediante strumenti finanziari (polizze, mutui) non la rende lecita se la fonte originaria è illecita.

Massime di principio

  • Per ottenere la revoca di una confisca allargata è necessario produrre prove nuove decisive e concrete che dimostrino la lecita provenienza della provvista; la mera qualificazione di un elemento come "nova" non è automaticamente risolutiva se il giudice, sulla base degli elementi complessivi, ritiene persistente la sproporzione.
  • Nuovi orientamenti giurisprudenziali intervenuti dopo la pronuncia definitiva non costituiscono, di per sé, "fatto nuovo" idoneo alla revoca ex tunc, salvo che non modifichino la legge applicabile; pertanto il ricorrente deve comunque confrontarsi punto per punto con la motivazione del giudice che ha mantenuto la confisca.
  • L'assoluzione rispetto a taluni reati (es. truffe assicurative) non legittima automaticamente l'origine lecita di somme se esistono altre condanne o elementi indiziari relativi allo stesso periodo che indicano redditi illeciti (ad es. condanne per usura); il giudice verifica la congruità tra reddito dichiarato e capacità di investimento anno per anno.
  • La trasformazione di risorse illecite tramite strumenti contrattuali o finanziari (polizze, mutui, ecc.) non ne legalizza la provenienza: il richiedente deve dimostrare la tracciabilità e la liceità delle fonti originarie.
  • Gli atti difensivi generici o che non confutano specificamente le ricostruzioni di sproporzione economica (analisi dei redditi per anno, movimenti finanziari, condanne pregresse) sono destinati a essere ritenuti inadeguati e il ricorso può essere rigettato per carenza di specificità e prova.

Testo integrale

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