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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37443/2024 del 11/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Salerno che, riformando il proscioglimento del Tribunale, lo aveva condannato per impossessamento di energia elettrica tramite allaccio abusivo. Il motivo principale del ricorso in Cassazione era che l'aggravante prevista dall'art. 625, n.7, c.p. (beni destinati a pubblico servizio) non sarebbe stata contestata in modo specifico nel capo d'imputazione, sicché quella circostanza, di natura valutativa, avrebbe dovuto impedire la procedibilità d'ufficio dopo la modifica dell'art. 624, comma 3, c.p. introdotta dal d.lgs. n.150/2022 (quindi rendendo il reato procedibile a querela). Un secondo motivo contestava la violazione degli artt. 522 e 517 c.p.p. per aver applicato in sentenza una circostanza aggravante non previamente contestata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'aggravante dell'art. 625, n.7, c.p. abbia natura valutativa e in generale richieda una specifica contestazione; tuttavia ha precisato che è ammessa anche una contestazione non formale purché il capo d'imputazione contenga elementi di fatto tali da rendere manifesto che il bene sottratto era posto al servizio di un interesse collettivo. Nel caso concreto il capo d'imputazione menzionava l'impossessamento di energia elettrica mediante allaccio alla rete dell'ente gestore (Enel), circostanza ritenuta idonea a far percepire all'imputato l'elemento aggravante. Ne è conseguito che il reato rimane procedibile d'ufficio nonostante la riforma del d.lgs. n.150/2022, la prescrizione non era maturata e la condanna pronunciata in appello (mesi sei di reclusione e multa di 154,00 euro) risultava corretta. Il ricorrente è stato inoltre condannato alle spese.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    art.624, comma 3, cod. pen. (modificato dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150)

    La modifica ha reso il delitto di cui all'art.624 in taluni casi procedibile a querela; la Corte osserva che il nuovo regime si applica anche a fatti commessi prima dell'entrata in vigore con termini trasmissori previsti dall'art.85 del d.lgs. n.150/2022.

  • art. 625 cod. pen.

    art.625, n.7, cod. pen. (aggravante per beni destinati a pubblico servizio)

    L'aggravante è di natura valutativa e richiede verifica giuridica sulla natura del bene e sulla nozione di 'servizio pubblico'; pertanto normalmente necessita di una contestazione specifica, salvo che l'imputazione contenga fatti che rendano immediatamente percepibile tale carattere (es. allaccio alla rete dell'ente).

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150

    art.2, comma 1, lett.i) e art.85 (disposizione transitoria citata: "Per i reati perseguibili a querela... il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato")

    Introduce il nuovo regime di procedibilità (in alcuni casi a querela) applicabile anche ai fatti antecedenti l'entrata in vigore secondo la disposizione transitoria; la mancata presentazione della querela nel termine ha rilevanza per la procedibilità.

  • art. 522 c.p.p.

    art.522, comma 2, c.p.p. (richiamato nel ricorso)

    Norma procedurale richiamata dal ricorrente in relazione alla necessità di contestazione delle circostanze aggravanti; la Corte valuta la correttezza della contestazione in fatto piuttosto che un mero riferimento normativo.

  • art. 517 c.p.p.

    art.517 c.p.p. (richiamato nel ricorso)

    Riferimento procedurale collegato al difetto di contestazione delle circostanze aggravanti; la Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, la descrizione fattuale fosse idonea a contestare l'aggravante.

Massime di principio

  • L'aggravante prevista dall'art. 625, n.7, c.p. (beni destinati a servizio pubblico) ha natura valutativa: in generale richiede una specifica contestazione nel capo d'imputazione, perché la qualità di 'servizio pubblico' non è autoevidente e necessita di verifica giuridica.
  • È però ammessa una forma non formale di contestazione quando il capo d'imputazione fornisce elementi fattuali chiari (es. allaccio diretto alla rete di distribuzione dell'ente gestore) tali da far percepire immediatamente all'imputato che il bene sottratto era destinato a un servizio pubblico; in tali ipotesi l'aggravante può ritenersi adeguatamente ascritta in fatto.
  • La presenza o l'assenza della contestazione dell'aggravante può incidere sul regime di procedibilità (querela vs d'ufficio) introdotto dal d.lgs. n.150/2022: se l'aggravante che determina la procedibilità d'ufficio non è stata contestata correttamente, il reato può diventare procedibile a querela, con conseguenze su termini di querela e prescrizione.
  • Per il pubblico ministero è prudente redigere il capo di imputazione con indicazioni fattuali che esplicitino la qualità pubblicistica del bene quando da ciò dipende la procedibilità d'ufficio; per la difesa è possibile chiedere l'annullamento o la non applicazione dell'aggravante se manca la necessaria contestazione o chiarezza.
  • Le modifiche normative con efficacia retroattiva limitata (disposizioni transitorie) vanno valutate con attenzione: per i reati commessi prima dell'entrata in vigore possono decorrere termini speciali per la querela, pertanto è essenziale verificare se la persona offesa ha tempestivamente presentato querela nei termini previsti.

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