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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51279/2023 del 21/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione, in cassazione, dell'ordinanza che ha confermato il rigetto dell'istanza di sostituzione della misura degli arresti domiciliari, applicata alla ricorrente per il reato di usura. Il ricorso deduceva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'attualità e concretezza delle esigenze cautelari, sostenendo che un elemento nuovo — l'offerta e accettazione, da parte della vittima, della somma simbolica di 500 euro in considerazione della perdita definitiva del capitale — avrebbe dovuto incidere sulla valutazione del pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente valutato l'elemento nuovo, ritenendolo irrilevante rispetto al pericolo di reiterazione del reato, che emergeva dalla scelta della ricorrente di fare dell'attività illecita il proprio modello di vita e dal suo pregresso giudiziario per reati contro il patrimonio. La Corte ha quindi confermato la persistenza di esigenze cautelari indipendenti dalla condotta verso il singolo debitore. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Codice di procedura penale (principi sulle misure cautelari)

    La Corte ha applicato i criteri di attualità e concretezza delle esigenze cautelari: il giudice può mantenere una misura se sussiste un pericolo concreto di reiterazione del reato, valutato anche sulla base del complesso comportamentale e dei precedenti dell'imputato, non solo sulla base dei rapporti con il singolo danneggiato.

  • Codice penale (reato di usura e fattispecie correlate)

    La decisione prende atto che la contestazione di usura e la rilevanza della condotta devono essere valutate unitariamente; la riparazione simbolica del danno verso una vittima specifica non è necessariamente idonea a escludere il pericolo di reiterazione posto che l'attività illecita è stata assunta come modello di vita.

Massime di principio

  • La mera offerta o versamento di una somma alla vittima (anche se accettata) non elimina automaticamente il pericolo di reiterazione: il giudice valuta il quadro complessivo del comportamento e dei precedenti.
  • Per revocare o attenuare una misura cautelare occorre dimostrare un mutamento concreto e attuale delle esigenze cautelari, non solo atti isolati di riparazione verso il singolo offeso.
  • Il giudice prende in considerazione lo stile di vita e la fonte di sostentamento dell'imputato: se l'attività illecita appare sistematica, ciò aumenta la probabilità di mantenimento della misura.
  • I precedenti penali e la tipologia dei reati commessi sono elementi rilevanti e possono rendere irrilevanti circostanze favorevoli riferite a singoli episodi.
  • In fase di impugnazione il ricorrente deve fornire elementi nuovi, concreti e specifici circa la cessazione del rischio di reiterazione (es. lavoro stabile, terapia/riabilitazione certificata, assenza di rapporti con ambienti criminosi).
  • La motivazione del giudice, se logico-giuridicamente fondata, è difficile da scalfire in Cassazione: le censure generiche non incidono sull'inammissibilità del gravame.

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