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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40841/2022 del 27/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il difensore di Antonio Dal Cielo ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione ritenendo che la pena base del reato più grave debba essere individuata in astratto e non in concreto. Secondo il ricorrente, valutando in astratto, il reato più grave sarebbe quello oggetto della sentenza del Tribunale di Livorno (tentato art. 73, comma 1-bis d.P.R. n.309/1990, aggravato ai sensi dell'art. 80, comma 2), mentre il Tribunale di Livorno, nel provvedimento impugnato, aveva individuato come reato più grave quello sanzionato nella sentenza del Tribunale della Spezia (capo D, art.73 d.P.R. n.309/1990) con pena concreta di 10 anni di reclusione e 45.000 euro di multa.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendolo manifestamente infondato. Ha confermato il principio secondo cui il giudice dell'esecuzione deve individuare il reato di maggiore gravità facendo riferimento alla pena concretamente più elevata inflitta dal giudice della cognizione (art.187 disp. att. c.p.p.). Di conseguenza è stata respinta la doglianza del ricorrente. È stata inoltre disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 187 disp. att. cod. proc. pen.

    Il giudice dell'esecuzione è tenuto ad individuare il reato più grave di una serie di continuazione in quello per il quale il giudice della cognizione ha inflitto la pena più grave, ossia la pena in concreto più elevata.

    La norma obbliga il giudice dell'esecuzione a prendere come riferimento la pena effettivamente inflitta in concreto dal giudice della cognizione per individuare il reato più grave; non conta il confronto in astratto tra fattispecie ma la misura concreta della pena già comminata.

  • d.P.R. n.309/1990, art. 73

    Riferimento normativo al reato di stupefacenti oggetto delle condanne; qui citato per individuare le posizioni soggettive e le pene inflitte nelle sentenze richiamate.

  • d.P.R. n.309/1990, art. 80, comma 2

    Norma sulle circostanze aggravanti che il ricorrente richiamava per sostenere che, astrattamente, il reato di Livorno sarebbe stato più grave.

  • Giurisprudenza - Sez. 1, n. 38331 del 05/06/2014 (Rv. 260903)

    Precedente consolidato secondo cui il giudice dell'esecuzione è vincolato, nell'individuazione del reato più grave tra sentenze irrevocabili, alla violazione punita con la pena più grave inflitta in concreto dal giudice della cognizione; non può modificarne la specie o la misura, potendo solo ridurre le pene per i reati satellite.

Massime di principio

  • Nel procedimento esecutivo relativo a reati continuati accertati con più sentenze, il reato "più grave" si individua in base alla pena concretamente inflitta dal giudice della cognizione, non in base al confronto astratto delle fattispecie.
  • Il giudice dell'esecuzione non può aumentare o ridurre la pena inflitta in concreto per il reato individuato come principale; può solo operare riduzioni sulle pene irrogate per i reati satellite.
  • Le contestazioni fondate sul criterio astratto di gravità (massima pena edittale o aggravanti ipotetiche) sono destinate a essere rigettate in sede di esecuzione; eventuali censure di quel tipo devono essere proposte nel giudizio di cognizione.
  • I ricorsi manifestamente infondati in materia esecutiva possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne alle spese e sanzioni (es. pagamento a favore della Cassa delle ammende).
  • Per evitare esiti sfavorevoli, difensori e parti devono verificare le pene effettivamente comminate nelle singole sentenze irrevocabili prima di proporre impugnazioni sull'individuazione del reato prevalente in sede esecutiva.

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