Sentenza n. 4028/2026 - Roma, Sezione 2T
per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dall'Amministrazione intimata in ordine all'istanza di convocazione al fine del rilascio del visto per motivi di studio in favore del ricorrente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento e rifiuto di fissare un appuntamento presso l'Ambasciata d'Italia in Pakistan per presentare la domanda di visto per motivi di studio
Esito
La controversia
Il ricorrente ha agito per l'accertamento dell'illegittimità dell'inerzia dell'amministrazione nell'avviare il procedimento di rilascio del visto di ingresso in Italia per motivi di studio. In concreto, l'azione era diretta a ottenere la fissazione di un appuntamento presso l'ambasciata, necessario per formalizzare la domanda, dopo la preiscrizione universitaria. Il ricorrente aveva inoltre sollecitato il rilascio del visto, ma tale domanda eccedeva l'oggetto dell'inerzia contestata, poiché il potere discrezionale relativo al rilascio del visto non era stato ancora esercitato.
La decisione
Il TAR ha rilevato che, nelle more del giudizio, l'amministrazione aveva concesso l'appuntamento richiesto. Per tale ragione ha dichiarato cessata la materia del contendere relativamente all'obiettivo di ottenere la possibilità di presentare la domanda di visto. Il Tribunale ha precisato che il termine di 90 giorni previsto dall'art. 5 d.P.R. n. 349/1999 decorre dalla presentazione della domanda, resa possibile dalla fissazione dell'appuntamento, fermo restando l'obbligo dell'amministrazione di fissare tempestivamente l'appuntamento su richiesta dell'interessato. La domanda volta a ottenere direttamente il rilascio del visto è stata invece ritenuta infondata, non rientrando nei poteri del giudice ordinare il rilascio di un visto il cui potere discrezionale non è stato ancora esercitato dall'amministrazione. Il ricorso è stato quindi in parte rigettato e in parte definito per cessata materia del contendere. Le spese sono state compensate in ragione della reciproca soccombenza e dell'ingente flusso di domande gravante sull'ambasciata.
Norme richiamate
art. 5 d.P.R. n. 349/1999
Il termine per provvedere decorre dalla presentazione della domanda di visto; la presentazione deve essere resa possibile dalla tempestiva fissazione dell'appuntamento richiesto dall'interessato.
Massime di principio
- Quando la presentazione di una domanda amministrativa richiede previamente la fissazione di un appuntamento da parte dell'amministrazione, l'amministrazione è tenuta a fissarlo tempestivamente su richiesta dell'interessato.
- Il termine per la conclusione del procedimento di rilascio del visto decorre dalla presentazione della domanda, non dalla mera richiesta di fissazione dell'appuntamento necessario a formalizzarla.
- La concessione dell'appuntamento richiesto nelle more del giudizio determina la cessazione della materia del contendere limitatamente all'obiettivo di porre l'interessato in condizione di presentare la domanda.
- Il giudice amministrativo non può ordinare direttamente il rilascio di un visto quando il potere discrezionale dell'amministrazione non è stato ancora esercitato; può invece sindacare l'inerzia relativa agli adempimenti preliminari necessari alla presentazione della domanda.
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