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Cassazione Civile, Ordinanza n. 36722/2021 del 25/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (privati)

La controversia

Gli eredi di una donna deceduta dopo essere caduta in un dirupo prospiciente un ristorante nel territorio comunale convennero il Comune chiedendone la responsabilità ex art. 2051 c.c., assumendo che l'ente non avesse adottato misure idonee a evitare l'evento dannoso. Il Tribunale accolse la domanda e la Corte d'appello confermò, valorizzando le testimonianze sull'instabilità del terreno del piazzale, sulla mancanza di segnalazioni di pericolo e di barriere protettive, nonché sull'esistenza del nesso causale e sull'assenza di prova del caso fortuito. In cassazione il Comune dedusse: 1) violazione dell'art. 2051 c.c., carenza/ apparenza di motivazione e violazione degli artt. 132 c.p.c., 24 e 111 Cost., sostenendo che la Corte d'appello avesse applicato impropriamente la norma sul custode; 2) violazione degli artt. 2051 c.c., 2697 c.c., 116 c.p.c. e 132 c.p.c., con doglianze sulla valutazione della prova, sull'onere probatorio e sulla motivazione; 3) violazione degli artt. 2043 c.c., 2697 c.c., 116 c.p.c., 132 c.p.c., 61 e 191 c.p.c., 24 e 111 Cost., contestando l'afferenza del luogo alla competenza del Comune e chiedendo, in sostanza, una diversa ricostruzione dei fatti; 4) violazione dell'art. 2051 c.c. e di norme processuali e costituzionali, censurando il diniego di una CTU ritenuta non decisiva.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto inammissibili o infondate le censure, osservando che molte doglianze erano formulate come contestazioni di merito o come vizi motivazionali non riconducibili ai parametri del ricorso per cassazione, oppure erano prive di adeguata illustrazione. In particolare, ha ribadito che la deduzione del vizio ex art. 116 c.p.c. non può tradursi in una semplice richiesta di rivalutazione del materiale probatorio e che la denuncia di motivazione apparente deve essere specificamente calibrata rispetto al contenuto dell'appello e alla motivazione impugnata. È stata confermata, quindi, la decisione di merito che aveva affermato la responsabilità dell'ente custode e negato la prova del caso fortuito. Il Comune è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità ed è stato dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 2051 c.c.

    La responsabilità del custode richiede la prova del nesso causale tra cosa ed evento dannoso; il caso fortuito deve essere provato da chi invoca l'esonero e non può desumersi in via automatica dalla sola estensione o ubicazione del bene.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato dal ricorrente, ma la Corte non accoglie la censura perché essa si risolve in una richiesta di rivalutazione dei fatti, non in una corretta deduzione di violazione di legge.

  • art. 2697 c.c.

    La censura sull'onere della prova è inammissibile quando non è articolata secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità; non basta contestare la valutazione del materiale probatorio.

  • art. 116 c.p.c.

    Il cattivo esercizio del prudente apprezzamento della prova non è di per sé denunciabile in cassazione come violazione di legge; occorre allegare un errore di sussunzione o un omesso esame di fatto decisivo, non una mera richiesta di nuova valutazione delle prove.

  • art. 132 c.p.c.

    La censura di motivazione apparente richiede una specifica indicazione di come la motivazione sia incomprensibile o mancante rispetto alle deduzioni svolte nei gradi di merito.

  • art. 360 c.p.c.

    La Corte distingue tra violazione di legge, omesso esame di fatto decisivo e nullità della sentenza per motivazione apparente, dichiarando inammissibili le doglianze che non rispettano tali confini.

  • art. 61 c.p.c.

    Richiamato nel quarto motivo in relazione alla CTU, ma senza che la censura superi il vaglio di ammissibilità.

  • art. 191 c.p.c.

    Richiamato nel quarto motivo in relazione alla consulenza tecnica d'ufficio, ritenuta comunque non decisiva.

  • art. 380-bis c.p.c.

    Indica la trattazione del ricorso in adunanza camerale.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Sussistendo il rigetto del ricorso, sono dichiarati i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità, la censura di violazione di legge deve essere realmente sviluppata come errore di sussunzione o di applicazione della norma, non può ridursi a una diversa lettura dei fatti di causa.
  • La deduzione del vizio di motivazione apparente o del vizio ex art. 360, n. 5, c.p.c. esige specificità: occorre indicare il fatto decisivo omesso o spiegare in che modo la motivazione sia solo apparente rispetto alle allegazioni e alle difese svolte nei gradi di merito.
  • La contestazione dell'apprezzamento delle prove ex art. 116 c.p.c. non è ammissibile se si limita a sollecitare una nuova valutazione del materiale istruttorio; è necessario allegare una violazione dei criteri legali di valutazione o un error in procedendo/processuale rilevante.
  • In tema di responsabilità da cose in custodia, il caso fortuito non può essere affermato in modo generico sulla base delle sole caratteristiche estensive o morfologiche del bene; occorre una prova positiva di un fattore esterno idoneo a interrompere il nesso causale.
  • La mancata ammissione di una CTU non è censurabile utilmente se il giudice di merito ha ritenuto l'accertamento tecnico non decisivo rispetto ai fatti già provati o da provare.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità del custodeImpugnazioniProveSpese di lite
RamiResponsabilità civileProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalitàCaso fortuito e forza maggiore

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