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Ordinanza

Ordinanza n. 1352/2026 - Roma, Sezione 1T

Giustizia amministrativa202515223

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto del Questore di Roma recante il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto con cui il Questore di Roma ha rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, chiedendone in via cautelare la sospensione. Il giudice ha valutato il fumus boni iuris alla luce delle sentenze penali depositate in giudizio, dalle quali risultava una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per il reato ostativo di produzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Tali pronunce evidenziavano la gravità della condotta, l'attuale pericolosità del ricorrente, la sua elevata capacità organizzativa e lo stabile inserimento in un contesto criminale dal quale non risultava intenzionato a recedere. È stata inoltre considerata la valutazione amministrativa dei legami familiari del ricorrente in Italia, posta a confronto con la sua personalità e con la pericolosità accertata.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare per insufficienza del fumus boni iuris. In particolare, ha ritenuto non revocabile in dubbio, sulla base delle sentenze penali di primo e secondo grado, la gravità della condotta e l'attuale pericolosità del ricorrente; tali elementi giustificavano, in sede cautelare e con valutazione sommaria, il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno. Il giudice ha inoltre ritenuto non manifestamente irragionevole il bilanciamento svolto dall'amministrazione tra i legami familiari sul territorio nazionale e la personalità del soggetto, caratterizzata dagli elementi di pericolosità evidenziati nelle pronunce penali. La domanda cautelare è stata quindi respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento di 1.000 euro per le spese della fase cautelare, oltre accessori di legge se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la tutela cautelare nel processo amministrativo; la domanda è stata respinta per insufficienza del fumus boni iuris.

  • d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52, commi 1 e 2

    Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte ricorrente.

  • Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la sussistenza di una condanna penale per un reato ostativo, unitamente agli elementi desumibili dalle sentenze penali circa la gravità della condotta e l'attuale pericolosità dello straniero, può escludere il sufficiente fumus boni iuris dell'impugnazione contro il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno.
  • Nel valutare il rinnovo di un permesso di soggiorno, l'amministrazione può comparare i legami familiari dello straniero sul territorio nazionale con la sua personalità e con gli elementi indicativi di una pericolosità attuale; tale valutazione non è manifestamente irragionevole quando sia fondata su accertamenti contenuti in sentenze penali.
  • La stabilità dell'inserimento del cittadino straniero in un contesto criminale e l'assenza di elementi indicativi del suo recesso da tale contesto costituiscono elementi rilevanti per ritenere attuale la pericolosità e per giustificare il diniego del rinnovo del titolo di soggiorno.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiTutela cautelareProporzionalità e ragionevolezzaDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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