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Sentenza

Sentenza n. 14579/2026 - Roma, Sezione 5B

Giustizia amministrativa202004604

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana fondato su una notizia di reato per furto in abitazione

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego ministeriale relativo alla domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992. Ha dedotto la violazione dell’art. 3 della legge n. 241/1990 e il difetto o l’inadeguatezza della motivazione, nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria, contraddittorietà, illogicità, erroneità dei presupposti e travisamento dei fatti. Il diniego era stato motivato dalla presenza di una notizia di reato del 2015 relativa a un furto in abitazione, sebbene la vicenda fosse stata archiviata dal GIP nel 2016 su richiesta del pubblico ministero. Il ricorrente ha sostenuto che l’amministrazione non avesse verificato le circostanze concrete della vicenda, non avesse considerato gli elementi documentali dimostrativi della sua estraneità ai fatti e non avesse valutato il suo livello di integrazione nella comunità nazionale, maturato anche in ragione della permanenza ultraventennale in Italia e dell’assenza di ulteriori elementi ostativi.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo fondata e assorbente la censura di difetto di istruttoria e di motivazione. Ha riconosciuto che la concessione della cittadinanza per naturalizzazione implica un’ampia discrezionalità amministrativa, poiché riguarda l’inserimento pieno e irreversibile dell’interessato nella comunità nazionale; tuttavia tale discrezionalità non può tradursi in arbitrio ed è soggetta al sindacato giurisdizionale in caso di istruttoria inadeguata, illogicità, contraddittorietà, irragionevolezza o difetto di motivazione. Nel caso concreto, l’amministrazione aveva assunto il diniego sulla base della sola esistenza di una notizia di reato successivamente archiviata, senza ricostruire le circostanze della condotta, senza valutare gli elementi addotti dall’interessato a dimostrazione della propria estraneità, senza considerare l’esito processuale della vicenda e senza formulare una valutazione complessiva della personalità, dell’integrazione e del percorso esistenziale, lavorativo, sociale e familiare del richiedente. Anche una vicenda penale priva di esiti pregiudizievoli può essere presa in considerazione, ma l’amministrazione deve esplicitarne la concreta valenza negativa e ponderare la gravità dei fatti e l’effettiva pericolosità dell’istante. Il diniego è stato quindi annullato, con obbligo per l’amministrazione di riesaminare l’istanza sulla base di un’istruttoria completa e con piena salvezza dei propri poteri decisori. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992

    La concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione è espressione di un’ampia discrezionalità amministrativa, ma la decisione deve essere sostenuta da istruttoria completa e motivazione adeguata.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il diniego deve indicare le ragioni concrete della decisione e consentire di comprendere perché gli elementi acquisiti, valutati nel loro complesso, ostino alla concessione della cittadinanza.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce base per l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte interessata nella diffusione della decisione.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    È richiamato quale fondamento della tutela dei dati personali relativi a condanne penali e reati, ai fini dell’oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • La concessione della cittadinanza italiana per naturalizzazione implica un’ampia discrezionalità amministrativa, ma tale discrezionalità non può tradursi in arbitrio ed è sindacabile quando l’istruttoria sia inadeguata o la motivazione sia illogica, contraddittoria, irragionevole o insufficiente.
  • La mera presenza di una notizia di reato, soprattutto quando la vicenda sia stata archiviata, non è di per sé sufficiente a motivare il diniego della cittadinanza: l’amministrazione deve ricostruire i fatti, considerare l’esito del procedimento penale ed esplicitare la concreta valenza negativa della vicenda.
  • La valutazione sull’istanza di cittadinanza deve avere carattere complessivo e considerare, oltre agli eventuali precedenti o pregiudizi penali, la personalità dell’interessato, la gravità e l’esito della vicenda, nonché il percorso esistenziale, lavorativo, sociale e familiare e il livello di integrazione nella comunità nazionale.
  • Quando il diniego di cittadinanza si fonda su fatti penalmente rilevanti, l’amministrazione deve ponderare la gravità concreta dei fatti e l’effettiva pericolosità dell’istante, dando conto degli elementi favorevoli e contrari emersi dall’istruttoria.
  • L’annullamento giudiziale del diniego di cittadinanza per difetto di istruttoria e motivazione comporta il riesame dell’istanza da parte dell’amministrazione, con piena salvezza dei suoi poteri discrezionali, purché esercitati sulla base di un’istruttoria completa e di una motivazione adeguata.

Come è indicizzato

MaterieCittadinanza
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaProporzionalità e ragionevolezza

Testo integrale

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