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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23386/2024 del 30/08/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (società partecipata)

La controversia

Un comune propose opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto da una società d'ambito per il pagamento di oltre 4,2 milioni di euro quale corrispettivo per la gestione del servizio di igiene ambientale relativo ai mesi da gennaio a ottobre 2006. L'ente locale contestò l'ammontare del credito, dedusse controcrediti per spese relative a personale comandato, locali e consumi, e soprattutto sostenne il difetto di legittimazione/titolarità attiva della società, affermando che essa fosse mera articolazione organizzativa del comune, legata da rapporto di immedesimazione organica o di delegazione interorganica. In corso di causa la società rinunciò alla sorte capitale, dichiarando avvenuto pagamento, e insistette solo per gli interessi. Il tribunale accolse parzialmente l'opposizione e liquidò interessi al tasso del d.lgs. n. 231 del 2002; la corte d'appello confermò in parte e condannò il comune agli interessi legali dalla data di pagamento delle fatture. Nel ricorso per cassazione il comune dedusse: nullità della motivazione per omesso esame della questione sull'immedesimazione; violazione delle norme processuali e sostanziali per sostenere che la società d'ambito, costituita per legge e soggetta a controllo analogo, non avesse autonoma soggettività e non potesse vantare un credito verso il comune; erronea qualificazione del rapporto come contrattuale e commerciale; illegittima applicazione del d.lgs. n. 231 del 2002; contrasto dell'applicazione degli interessi moratori con i principi di economicità ed efficienza del servizio pubblico. La società resistette e propose ricorso incidentale condizionato, lamentando l'inammissibilità di alcune questioni sollevate dal comune perché introdotte tardivamente nelle memorie e nella comparsa conclusionale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato sia il ricorso incidentale condizionato sia il ricorso principale. Ha ritenuto infondato il motivo incidentale, affermando che le questioni sulla titolarità del credito e sulla misura degli interessi erano mere difese, rilevabili anche d'ufficio, e dunque non inammissibili benché sollevate in momenti processuali successivi. Quanto al ricorso principale, ha escluso la nullità della motivazione, reputando la sentenza d'appello sufficientemente intellegibile e conforme al minimo costituzionale, anche alla luce della genericità dei motivi di appello. Nel merito ha ribadito che una società a partecipazione pubblica conserva autonoma soggettività giuridica rispetto all'ente partecipante, anche quando sia previsto il controllo analogo o si tratti di società d'ambito per la gestione dei rifiuti; ne deriva che il rapporto con l'ente locale resta distinto e può fondare un contratto di appalto/affidamento, non un rapporto interno all'amministrazione. Ha inoltre affermato che il corrispettivo per il servizio non è un mero rimborso spese, ma una controprestazione dovuta per un servizio reso, e che gli interessi moratori del d.lgs. n. 231 del 2002 si applicano anche ai rapporti tra società partecipata e pubblica amministrazione quando il pagamento riguarda una transazione commerciale. Le spese sono state integralmente compensate per reciproca soccombenza.

Norme richiamate

  • art. 132, secondo comma, n. 4 c.p.c.

    La motivazione è sufficiente se consente di ricostruire con chiarezza il percorso logico-giuridico seguito; non occorre l'esame analitico di tutte le deduzioni incompatibili con la decisione.

  • art. 111, sesto comma, Cost.

    Il requisito del minimo costituzionale della motivazione è soddisfatto da una motivazione concisa ma intellegibile.

  • art. 81 c.p.c.

    Richiamato nel contesto della dedotta violazione sulla legittimazione/titolarità attiva.

  • art. 110 c.p.c.

    Richiamato nel contesto delle vicende soggettive e della posizione delle parti.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato a sostegno della doglianza processuale del ricorrente.

  • art. 100 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente in relazione all'interesse ad agire e alla pretesa carenza di legittimazione/titolarità.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato dalla controricorrente per sostenere l'ammissibilità delle difese svolte e la valutazione delle prove.

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente tra le norme asseritamente violate nella valutazione del fatto e delle prove.

  • art. 1324 c.c.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere che il rapporto non fosse contrattuale.

  • art. 113 d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267

    Richiamato dal ricorrente per qualificare il rapporto tra comune e società d'ambito come interno o organico.

  • art. 13 d.l. 4 luglio 2006, n. 223

    Richiamato dal ricorrente nel tentativo di escludere l'autonomia della società e la natura commerciale del rapporto.

  • art. 23-bis d.l. 25 giugno 2008, n. 112

    Richiamato dal ricorrente nel quadro della disciplina dei servizi pubblici locali.

  • art. 15 d.l. 25 settembre 2009, n. 135

    Richiamato dal ricorrente per sostenere la natura pubblicistica della società d'ambito.

  • art. 1 d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231

    Il decreto sugli interessi moratori si applica alle transazioni commerciali tra imprese o tra imprese e pubbliche amministrazioni.

  • art. 2 d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231

    La nozione di transazione commerciale include i rapporti contrattuali aventi a oggetto la consegna di merci o la prestazione di servizi.

  • art. 4 d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231

    È il parametro per il tasso degli interessi moratori dovuti nei pagamenti tardivi.

  • direttiva 2000/35/CE

    Richiamata come matrice europea della disciplina contro i ritardi di pagamento, interpretata in senso estensivo anche per gli appalti pubblici.

  • direttiva 2011/7/UE

    Richiamata dal ricorrente nel contesto della disciplina europea sui ritardi di pagamento.

  • art. 199 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Richiamato dal ricorrente in tema di gestione dei rifiuti e servizi pubblici locali.

  • art. 2 d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152

    Richiamato dal ricorrente nel quadro della disciplina ambientale e dei servizi di gestione dei rifiuti.

  • art. 97 Cost.

    Invocato dal ricorrente per sostenere che gli interessi moratori contrasterebbero con i principi di buon andamento ed economicità.

  • art. 34, commi 20 e 23, d.l. 18 ottobre 2012, n. 179

    Richiamato dal ricorrente in relazione all'affidamento dei servizi pubblici locali.

  • art. 183, sesto comma, c.p.c.

    Richiamato in relazione alla tempestività delle difese e all'introduzione di nuove questioni nelle memorie.

  • art. 342 c.p.c.

    L'appello deve contenere una chiara individuazione delle questioni e delle doglianze, con specifica parte argomentativa che confuti le ragioni della decisione impugnata.

  • art. 1655 c.c.

    Il contratto di appalto è ricondotto alla nozione di transazione commerciale ai fini del d.lgs. n. 231 del 2002.

  • art. 2383 c.c.

    Richiamato nel contesto dei poteri dell'ente pubblico socio in materia societaria.

  • art. 2458 c.c.

    Richiamato nel contesto dei poteri esercitabili dal socio pubblico mediante gli strumenti societari.

  • art. 2459 c.c.

    Richiamato nel contesto dei poteri esercitabili dal socio pubblico mediante gli strumenti societari.

  • art. 1 r.d. 16 marzo 1942, n. 267

    Gli enti pubblici sono esclusi dall'area della concorsualità, ma tale esclusione non si estende alle società pubbliche.

  • art. 4, comma 13, d.l. 6 luglio 2012, n. 95

    Conferma che le società pubbliche restano soggette alle norme del codice civile.

  • art. 1, comma 3, d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175

    Le società a partecipazione pubblica restano soggette al diritto societario e mantengono autonomia soggettiva.

  • art. 14 d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175

    Le società pubbliche possono essere assoggettate alle procedure concorsuali previste dall'ordinamento.

  • art. 4 l. 20 marzo 1975, n. 70

    È richiamata la riserva di legge per l'istituzione di enti pubblici, non eludibile tramite la qualificazione sostanzialistica delle società.

  • art. 12 d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175

    La natura pubblicistica del controllo analogo rileva ai fini dell'azione di responsabilità per danno erariale davanti alla Corte dei conti.

  • art. 16, comma 1, d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175

    L'affidamento diretto alla società in house è consentito solo alle condizioni di legge.

  • art. 16, comma 7, d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175

    Gli acquisti di lavori, beni e servizi della società partecipata restano soggetti alle regole dell'evidenza pubblica.

  • art. 23, comma 4, d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22

    Consente agli enti territoriali di gestire i rifiuti tramite forme societarie, ma senza trasformare la società in articolazione interna dell'ente.

Massime di principio

  • Le società a partecipazione pubblica mantengono autonoma soggettività giuridica e autonomia patrimoniale rispetto all'ente pubblico socio; il controllo analogo non elimina la distinzione tra i due centri di imputazione.
  • La qualificazione di una società pubblica come longa manus dell'amministrazione rileva solo nei casi espressamente previsti dalla legge, come la responsabilità erariale o l'affidamento diretto, ma non consente di negare in via generale la sua capacità di essere parte di rapporti contrattuali e creditoria nei confronti dell'ente partecipante.
  • Nei rapporti tra società partecipata e ente locale, il corrispettivo pattuito per il servizio non va confuso con un rimborso spese interno: se il servizio è affidato con contratto, il pagamento costituisce controprestazione e può generare interessi moratori da ritardo.
  • Gli interessi moratori del d.lgs. n. 231 del 2002 si applicano anche ai rapporti con la pubblica amministrazione quando ricorra una transazione commerciale avente a oggetto prestazioni di servizi; la natura pubblicistica del servizio o l'interesse generale perseguito non escludono la disciplina anti-ritardo.
  • Nel giudizio di appello, l'atto deve contenere una parte argomentativa che confuti le ragioni della decisione impugnata; la mera riproposizione delle difese già svolte in primo grado può giustificare la declaratoria di inammissibilità del motivo.
  • La motivazione della sentenza è costituzionalmente sufficiente se, anche per relationem, permette di comprendere con chiarezza le ragioni della decisione e disattende implicitamente le argomentazioni incompatibili.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniTransazione
RamiProcesso civileContrattiBancario e finanziario
SottomaterieAppello
IstitutiOnere della provaGiudicatoBuona fede e correttezza

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