Cassazione Penale, Sentenza n. 36935/2025 del 12/11/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Venezia che aveva confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale (capi B e C) in concorso con l'amministratore di diritto. Il ricorso articolava quattro motivi: 1) vizio di motivazione e travisamento delle prove (testimonianze di Andrea Luchini e Carlo Bisol e querela di Pasquale Montagner); 2) radicale assenza di motivazione della sentenza d'appello; 3) violazione dei canoni probatori di cui all'art. 533 c.p.p. e mancato esame delle questioni sollevate dalla difesa (momento genetico della condotta, inattività della FAI, contributo del Poloni a creare apparenza di floridità, ruolo e disponibilità dei beni); 4) difformità tra i fatti contestati (condotte post 2013) e la motivazione che valorizza condotte anteriori al 2013.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato per vizio di motivazione della sentenza impugnata. Ha rilevato che la Corte d'appello si era limitata a riprodurre e a condividere apoditticamente le argomentazioni del Tribunale senza esercitare un vaglio critico sulle censure difensive né esplicitare il percorso logico-argomentativo richiesto dall'art. 125 c.p.p.; la motivazione è apparsa meramente formale e insufficiente. Per tali ragioni la sentenza è stata annullata e la causa rinviata per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Venezia.
Norme richiamate
art. 125 cod. proc. pen.
Impone l'obbligo di motivazione chiara e comprensibile; la sua violazione (motivazione assente o 'apparente') determina nullità della sentenza quando il percorso logico non è esplicitato o è formalmente vuoto.
art. 533 cod. proc. pen.
Richiamato dalla difesa in relazione ai canoni probatori: la valutazione delle prove deve rispettare le regole sui mezzi di prova e il giudice d'appello deve affrontare le questioni probatorie sollevate, esplicitandone la valutazione.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione, Sez. Un., n. 5876 del 28 gennaio 2004 (Bevilacqua), Rv. 226712
Sez. U., n. 5876 del 28 gennaio 2004, Bevilacqua, Rv. 226712
Stabilisce il principio secondo cui la motivazione apparente (motivazione formalmente presente ma priva di coerenza, completezza e ragionevolezza) è equiparata alla mancanza di motivazione e determina nullità della decisione.
Massime di principio
- La sentenza d'appello deve offrire un percorso logico-argomentativo chiaro e autonomo: la mera adesione apodittica alle conclusioni del primo grado è insufficiente.
- Quando la difesa solleva censure circostanziate su prova, temporalità della condotta o responsabilità gestionale, il giudice d'appello è tenuto a valutare criticamente ciascun punto e a spiegare perché le obiezioni non alterano la decisione.
- La motivazione 'apparente' (esposizione formale senza ragionamento esplicitato) integra vizio di nullità ai sensi dell'art. 125 c.p.p. e può comportare annullamento con rinvio.
- Divergenze tra la tempistica dei fatti contestati nell'imputazione e la ricostruzione operata in sentenza devono essere risolte esplicitamente dal giudice; l'assenza di chiarimenti può costituire motivo di annullamento.
- In casi simili la difesa dovrebbe documentare puntualmente le omissioni motivazionali e chiedere l'applicazione della giurisprudenza sulla motivazione apparente per ottenere l'annullamento e il rinvio.
- Il giudice di rinvio (o nuova sezione d'appello) dovrà svolgere un esame completo delle risultanze probatorie, affrontando singolarmente le contestazioni già sollevate e ricostruendo la catena logica che porta alla qualificazione penalistica dei fatti.
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