Salta al contenuto
Sentenza

Sentenza n. 5146/2026 - Napoli, Sezione 7

per l'annullamento, per quanto riguarda il ricorso introduttivo: - dell’atto di diffida e messa in mora ai sensi della l. n. 241/90 recante preavviso di adozione di ordinanza di demolizione ex art. 35 d.p.r. 380/2001 per grave e persistente inottemperanza e per ulteriori abusi edilizi su suolo pubblico; - dell’atto dell'11 agosto 2025 con cui il dirigente del III dipartimento del Comune di Sorrento ha diffidato e messo in mora i legali rappresentanti della -OMISSIS- s.n.c., proprietaria dell'immobile e il -OMISSIS- nella qualità di legale rappresentante della -OMISSIS- s.r.l., committente dei lavori e gestore di esercizio pubblico di somministrazione alimenti e bevande ad insegna “Ristorante -OMISSIS-”, a provvedere, nel termine perentorio di sette giorni, naturali e consecutivi, decorrenti dalla notifica, alla demolizione integrale di tutte le opere abusive realizzate, su suolo di proprietà comunale antistante l'immobile sito in Piazza -OMISSIS- ed al conseguente completo ripristino dello stato dei luoghi; - della nota inviata a mezzo pec il 20 agosto 2025, prot. -OMISSIS-, con la quale il dirigente del III dipartimento ha riscontrato osservazioni della società; - di ogni atto preordinato, precedente, propedeutico, connesso e consequenziale; per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati il 30 settembre 2025: - dell’ordinanza n. -OMISSIS-del 19/9/2025, protoc. -OMISSIS-, del dirigente del III dipartimento del Comune di Sorrento; - della nota del dirigente del III dipartimento del Comune di Sorrento, protocollo -OMISSIS- del 23/9/2025, avente ad oggetto – testuale – “rigetto dell’istanza di revoca in autotutela e conferma integrale dell’ordinanza dirigenziale di demolizione n. -OMISSIS-/2025 per opere abusive su suolo pubblico e bene monumentale”; - del provvedimento del 19/9/2025, protoc. -OMISSIS-, con il quale il dirigente del V dipartimento – responsabile ufficio Suap – del Comune di Sorrento, ha disposto la decadenza e la revoca dell’atto concessorio n. -OMISSIS-/2025 nonché di quello n. -OMISSIS-/2025; - di ogni atto, precedente, preordinato, propedeutico e connesso.

Giustizia amministrativa202504245

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diffida e messa in mora prodromica a ordinanza di demolizione, successiva ordinanza di demolizione di opere abusive su suolo pubblico, rigetto dell’istanza di autotutela e revoca o decadenza di concessioni di occupazione di suolo pubblico

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato, con il ricorso introduttivo, la diffida comunale dell’11 agosto 2025, qualificata come preavviso di adozione di ordinanza di demolizione ai sensi dell’art. 35 d.P.R. 380/2001, nonché la nota comunale di riscontro alle osservazioni. Ha dedotto violazione delle garanzie partecipative, incompetenza del Comune in favore della Soprintendenza per la presenza di vincoli monumentali e paesaggistici, carenza di interesse alla demolizione per asserito ripristino dello stato dei luoghi, difetto di istruttoria e travisamento dei fatti, formazione per silentium di un titolo edilizio in sanatoria a seguito della SCIA presentata ai sensi dell’art. 37, comma 4, d.P.R. 380/2001, nonché inefficacia della precedente ordinanza di demolizione. Con motivi aggiunti ha impugnato l’ordinanza del 19 settembre 2025, che aveva accertato la totale inottemperanza alla precedente ordinanza e la realizzazione di ulteriori opere abusive — riapertura di un varco di accesso a un locale seminterrato, rifinitura e recupero funzionale della cantina con incremento di superficie e volume, trasformazione della copertura in terrazzo praticabile — oltre alla nota di rigetto dell’istanza di autotutela e ai provvedimenti SUAP di revoca e decadenza delle concessioni di occupazione di suolo pubblico. Ha reiterato la censura di incompetenza della Comune, sostenuto l’avvenuto ripristino di parte delle opere, contestato la qualificazione degli interventi come nuova costruzione soggetta a permesso di costruire, invocato il perfezionamento tacito della SCIA in sanatoria e dedotto difetto di istruttoria, travisamento, illogicità, violazione degli artt. 7 e seguenti della l. 241/1990 e illegittimità derivata e propria dei provvedimenti concessori.

La decisione

Il ricorso introduttivo è stato dichiarato inammissibile perché rivolto contro una mera diffida endoprocedimentale, prodromica all’ordinanza di demolizione e priva di immediata efficacia lesiva; è stato inoltre rilevato che la precedente ordinanza di demolizione, presupposta, non era stata impugnata ed era ormai consolidata. I motivi aggiunti sono stati respinti nel merito. Il TAR ha ritenuto che, in presenza di opere abusive realizzate su suolo pubblico comunale, il Comune conservi il potere-dovere di adottare l’ordine di demolizione ai sensi dell’art. 35 d.P.R. 380/2001 anche quando l’immobile sia sottoposto a vincolo monumentale o paesaggistico. La competenza della Soprintendenza è concorrente e attiene in particolare alla tutela del vincolo e alla supervisione delle modalità esecutive, senza escludere la competenza provvedimentale comunale. La SCIA in sanatoria ex art. 37, comma 4, d.P.R. 380/2001 non produce un titolo tacito per decorso del tempo: occorre un provvedimento espresso, anche per la determinazione della sanzione pecuniaria; in assenza di provvedimento, si configura silenzio-inadempimento e non consolidamento della sanatoria. Nel caso concreto il Comune aveva comunque espresso valutazione negativa, rilevando la necessità del permesso di costruire, l’assenza delle autorizzazioni relative ai vincoli e la qualificazione delle opere come interventi di nuova costruzione, consistenti nella trasformazione della copertura in terrazzo praticabile con aumento della superficie utile e nel recupero funzionale di un vano interrato. Gli accertamenti comunali e la documentazione tecnica hanno escluso che il ripristino di singoli elementi, quali ringhiera, varco o tramezzatura, avesse eliminato integralmente gli abusi o ripristinato la continuità strutturale. Le doglianze procedimentali sono state respinte perché l’attività repressiva edilizia è vincolata e la ricorrente aveva comunque partecipato al procedimento mediante osservazioni e documentazione; eventuali irregolarità formali sarebbero state non invalidanti ai sensi dell’art. 21-octies l. 241/1990. È stato ritenuto legittimo anche il rigetto dell’istanza di autotutela, non essendo emersi elementi nuovi idonei a porre in discussione la legittimità dell’ordinanza, e perché il potere repressivo ex art. 35 è vincolato e non richiede una comparazione tra interesse privato e interesse pubblico al ripristino della legalità. Sono state infine confermate la revoca e la decadenza delle concessioni di occupazione di suolo pubblico: la permanenza degli abusi faceva venir meno i presupposti concessori e il collegamento funzionale tra le diverse aree, utilizzate sinergicamente come compendio unitario per l’attività di ristorazione, giustificava l’estensione degli effetti anche alla concessione non fisicamente contigua. La ricorrente è stata condannata alle spese, liquidate in euro 3.000, oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 35 d.P.R. 380/2001

    Attribuisce al Comune il potere-dovere vincolato di reprimere e rimuovere le opere abusive realizzate su suolo pubblico; la presenza di un vincolo culturale non trasferisce in via esclusiva tale competenza alla Soprintendenza.

  • art. 27 d.P.R. 380/2001

    Riconosce al dirigente comunale il generale potere di vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia, anche con riguardo ai beni culturali, mentre il potere della Soprintendenza è concorrente e riferito alla tutela del vincolo e alle modalità esecutive della demolizione.

  • art. 37, comma 4, d.P.R. 380/2001

    La SCIA in sanatoria richiede un provvedimento espresso dell’amministrazione e non si perfeziona tacitamente per il semplice decorso del termine; la procedura comporta anche la determinazione della sanzione pecuniaria.

  • art. 3, comma 1, lett. e.1), d.P.R. 380/2001

    La trasformazione di una copertura in terrazzo praticabile, con incremento della superficie utilizzabile e modifica dell’organismo edilizio, è stata qualificata come intervento di nuova costruzione.

  • art. 21-octies l. 241/1990

    Le eventuali irregolarità formali del procedimento non determinano l’annullabilità quando, trattandosi di attività vincolata e risultando assicurata la partecipazione sostanziale dell’interessata, il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso.

  • artt. 7 e 8 l. 241/1990

    Le garanzie partecipative non sono state ritenute violate, poiché la ricorrente aveva ricevuto contestazioni e aveva presentato osservazioni, memorie e documentazione tecnica.

  • art. 21 d.lgs. 42/2004

    Le opere incidenti sul bene vincolato richiedevano il nulla osta dell’autorità preposta alla tutela del vincolo monumentale.

  • art. 146 d.lgs. 42/2004

    La collocazione dell’immobile in area paesaggisticamente vincolata rendeva necessaria la preventiva autorizzazione paesaggistica.

Massime di principio

  • La diffida o il preavviso comunale prodromico all’adozione di un’ordinanza di demolizione, quando privo di immediata efficacia lesiva e avente funzione meramente endoprocedimentale, non è autonomamente impugnabile per difetto di interesse; l’impugnazione deve essere rivolta contro il successivo provvedimento lesivo.
  • La presenza di un vincolo monumentale o paesaggistico non esclude la competenza del Comune ad adottare l’ordine di demolizione per opere abusive realizzate su suolo pubblico ai sensi dell’art. 35 d.P.R. 380/2001. La competenza comunale in materia urbanistico-edilizia è concorrente con quella della Soprintendenza, la quale tutela il vincolo e può sovrintendere alle modalità esecutive della demolizione.
  • La SCIA in sanatoria prevista dall’art. 37, comma 4, d.P.R. 380/2001 non si perfeziona per silenzio-assenso: la definizione favorevole richiede un provvedimento espresso dell’amministrazione, anche ai fini della quantificazione della sanzione pecuniaria. Il mero deposito della SCIA non legittima le opere né impedisce l’esercizio del potere repressivo.
  • La trasformazione stabile di una copertura in terrazzo praticabile, con incremento della superficie utile o di fruizione e modifica dell’organismo edilizio, costituisce intervento di nuova costruzione e non intervento minore di manutenzione, restauro o risanamento conservativo; ove manchi il titolo edilizio richiesto, l’opera resta abusiva.
  • Nei procedimenti repressivi edilizi, aventi natura vincolata, la mancata o irregolare comunicazione di avvio non determina l’annullabilità quando l’interessato abbia comunque conosciuto gli addebiti e abbia concretamente interloquito mediante osservazioni e documenti; ricorrono, se ne sussistono i presupposti, gli effetti dell’art. 21-octies l. 241/1990.
  • La permanenza di opere abusive su un’area oggetto di concessione di occupazione di suolo pubblico può giustificare la revoca o la decadenza della concessione e, quando più concessioni siano funzionalmente collegate e utilizzate come compendio unitario per la medesima attività, anche l’estensione della misura alla concessione non fisicamente contigua.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniTitoli abilitativi ediliziOccupazione di suolo pubblicoAutotutela
RamiEdiliziaDemanio e patrimonio pubblicoProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiIncompetenzaDifetto di istruttoriaSilenzio della pubblica amministrazioneVizi formali non invalidanti

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.