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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2275/2022 del 20/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Bari che aveva riformato la pronuncia di primo grado, trasformando l'assoluzione per il reato di tentato omicidio in condanna. Fatti: il 17/09/2019 Schiraldi esplose due colpi di pistola verso il nonno Emilio Civitello, durante una controversia sulla proprietà di un'abitazione; i proiettili sfiorarono la sagoma della vittima e si conficcarono nel montante della porta. In cassazione il ricorrente deduce un unico motivo denunciando contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della Corte d'appello: a detta della difesa, la precedente ricostruzione (assolutoria) era più coerente perché vi era stata una discussione pacifica pochi minuti prima, la distanza era ravvicinata (3-4 metri), i colpi erano due (non "plurimi"), uno solo sarebbe stato ad altezza d'uomo e la posizione laterale escluderebbe la volontà omicida; inoltre sarebbe implausibile che l'imputato si fosse esposto a uccidere a volto scoperto e in pieno giorno.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello avesse correttamente confutato l'approccio del giudice di primo grado e valutato complessivamente le risultanze probatorie: la distanza, la posizione di tiro, la pluralità dei colpi e l'altezza degli stessi consentivano di desumere il dolo, almeno alternativo, di ferire o uccidere la vittima e non solo un intento intimidatorio. Di conseguenza è stata confermata la condanna per tentato omicidio (e le altre condanne già pronunciate in appello), la determinazione della pena operata in appello (anni sei di reclusione) e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • tentato omicidio

    La Corte ha interpretato il reato come configurabile quando gli atti sono idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte; la pluralità dei colpi, la direzione, la posizione di tiro e l'altezza dei proiettili possono dimostrare il dolo alternativo di ferire o uccidere, escludendo che la condotta fosse solo intimidatoria

  • detenzione e porto illegali di arma comune da sparo

    Riconosciuto come fatto autonomo a titolo di responsabilità, mantenuto nel complesso sanzionatorio

  • resistenza a pubblico ufficiale

    Accertata come fatto distinto e integrativa della responsabilità penale complessiva

  • danneggiamento

    Contestato e valutato nel quadro della continuazione con gli altri reati

  • minaccia aggravata

    La Corte d'appello ha escluso diversa configurazione del fatto come minaccia, qualificandolo invece come tentato omicidio

  • continuazione

    I reati sono stati ritenuti in continuazione tra loro ai fini della determinazione della pena

Massime di principio

  • Un precedente incontro pacifico poco prima dell'atto non esclude che l'imputato abbia maturato successivamente una volontà omicida; la valutazione deve concentrarsi sul proposito al momento del fatto
  • La pluralità dei colpi, la direzione, l'altezza e la posizione di tiro sono elementi probatori rilevanti per inferire il dolo omicida o, quanto meno, il dolo alternativo di arrecare lesioni gravi o la morte
  • L'errore o l'imperizia nell'esecuzione (il proiettile che non centra la vittima per caso) non esclude automaticamente la sussistenza del tentativo quando gli atti erano idonei e diretti a cagionare la morte
  • La qualificazione del fatto (minaccia vs. tentato omicidio) deve basarsi sulla valutazione complessiva della dinamica e delle conseguenze materialmente atte a produrre l'evento morte
  • In caso di ribaltamento di una assoluzione, la Corte d'appello deve mostrare l'irrilevanza o l'irragionevolezza delle argomentazioni che avevano condotto all'assoluzione, fornendo motivazione sufficiente e coerente per raggiungere la certezza processuale della colpevolezza

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