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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11089/2022 del 28/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava il rigetto del riesame avverso il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni per €. 1.635.282 ritenuti profitto del reato ex art. 452-quaterdecies c.p., contestando: 1) nullità e inutilizzabilità delle intercettazioni perché disposte quando egli non era ancora iscritto nel registro degli indagati; 2) carenza del fumus del reato (art. 452-quaterdecies c.p. e art. 256 d.lgs. 152/2006), con riferimento all'uso di conversazioni intercettate tardivamente, criptiche e ad epoca successiva ai fatti, e alla mancata valutazione di documentazione difensiva che avrebbe dimostrato la lecita attività di trasporto della sua società; 3) insufficiente motivazione circa il periculum in mora e la quantificazione del profitto illecito, censurando l'equiparazione del suo ruolo di mero trasportatore ai gestori dell'attività illecita e l'assenza di indici concreti sul rischio di dispersione dei beni.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha dichiarato i primi due motivi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza (richiamando consolidata giurisprudenza sull'ammissibilità delle intercettazioni indipendentemente dall'iscrizione nel registro degli indagati e sulla limitazione del sindacato in cassazione ai soli profili di violazione di legge). Quanto al terzo motivo, la Corte lo ha ritenuto infondato: il Tribunale aveva adeguatamente ricostruito gli atti d'indagine a supporto del fumus e motivato il periculum in mora, ritenuto congruo anche alla luce dell'elevato ammontare del profitto contestato. La Corte ha inoltre precisato che il sequestro per equivalente può colpire beni nella disponibilità di uno o più coautori entro il limite quantitativo del profitto complessivo. Condanna del ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 452-quaterdecies cod. pen.

    Norma applicata come base per la confisca per equivalente del profitto derivante da reati ambientali; la Corte conferma la possibilità di anticipare l'effetto ablativo mediante sequestro preventivo nei limiti del profitto complessivo.

  • art. 256 d.lgs. 152/2006

    Richiamato in relazione alle connesse contravvenzioni ambientali; la Corte ritiene adeguata la valutazione degli indizi relativi alle violazioni ambientali.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Applicato per giustificare il sequestro preventivo (sia comma 1 che comma 2); la Corte ritiene la motivazione del periculum in mora sufficiente anche se concisa, specie considerando l'elevata entità del profitto contestato.

  • art. 325, comma 1 cod. proc. pen.

    Richiamato per delimitare il sindacato in cassazione sui provvedimenti cautelari reali: il ricorso è consentito solo per violazione di legge.

  • art. 607 (art. 606), comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Richiamato indirettamente per precisare che la cassazione non è il mezzo per sindacare l'illogicità manifesta della motivazione, ma solo l'inesistenza o mera apparenza della stessa.

  • art. 407, comma 3 cod. proc. pen.

    Citato per affermare che ritardi nella iscrizione nel registro degli indagati non incidono sulla legittimità delle intercettazioni ai fini processuali, salvo profili disciplinari o penali del magistrato.

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato come parametro per valutare la 'motivazione apparente' e distinguere i casi in cui la motivazione possa integrare violazione di legge.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Evidenziato il difetto di specificità del ricorso quando attacca solo una delle autonome e autosufficienti ragioni della decisione impugnata.

Massime di principio

  • Le intercettazioni possono essere disposte quando ci sono gravi indizi dell'esistenza del reato, indipendentemente dall'iscrizione della singola persona nel registro degli indagati al momento dell'intercettazione; eventuali ritardi di iscrizione non invalidano automaticamente le captazioni.
  • In cassazione avverso provvedimenti cautelari reali il sindacato è limitato: sono consentiti motivi soltanto per violazione di legge (esistenza o mera apparenza della motivazione); le critiche generiche o la reiterazione di argomentazioni già respinte in sede di merito sono inammissibili.
  • Il sequestro preventivo per equivalente può essere disposto nei confronti di uno o più coautori entro il limite quantitativo del profitto complessivo e non richiede prova di arricchimento personale di ciascun singolo coautore.
  • Per giustificare il periculum in mora è sufficiente una motivazione concisa ma non meramente conclusiva; il giudice di merito può ritenere fondato il pericolo di dispersione dei beni anche con argomentazioni sintetiche, soprattutto se l'ammontare del profitto contestato è rilevante.
  • Chi impugna deve indicare con precisione la correlazione tra le ragioni del provvedimento impugnato e le censure proposte; prove o documenti difensivi non esaminati devono essere specificamente richiamati e motivati per superare la valutazione del giudice.
  • Per ottenere successo su questioni di quantificazione del profitto o di distinto ruolo causale, il ricorrente deve allegare concrete e specifiche circostanze che dimostrino l'errore numerico o la sovradeterminazione del sequestro, non semplici affermazioni generiche.
  • Lamentare la cripticità o la tardività delle intercettazioni richiede di dimostrare la loro effettiva inutilizzabilità; la sola circostanza che conversazioni siano incomprensibili o posteriori non è sufficiente se il giudice ha ricostruito un quadro probatorio complessivo coerente.

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