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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19563/2024 del 16/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione della sentenza della Corte di appello di Cagliari che aveva confermato la condanna di Gatti per resistenza a pubblico ufficiale (fatto del 3 aprile 2013). Il ricorrente contestava la ritenuta sussistenza della recidiva reiterata infraquinquennale (fondata su precedenti sentenze di applicazione della pena) e deduceva che, in mancanza di tale recidiva, il reato doveva ritenersi estinto per prescrizione anteriore alla pronuncia di primo grado.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte territoriale secondo cui esistevano condanne pregresse con sentenze di applicazione della pena (artt. 444 ss. c.p.p.) riferibili a delitti commessi nel quinquennio rilevante, il che integra la causa ostativa all'effetto estintivo previsto dall'art. 445, comma 2, c.p.p. La Corte ha inoltre chiarito che il requisito della 'stessa indole' previsto dalla norma si applica solo alle contravvenzioni; per i delitti la commissione di qualsiasi delitto nel quinquennio impedisce l'estinzione. Conseguentemente il ricorso è inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 445 codice di procedura penale

    art. 445, comma 2, cod. proc. pen.

    La Corte interpreta la norma nel senso che l'effetto estintivo per i reati definiti con applicazione della pena è precluso se l'imputato commette, nel quinquennio, altro reato: il requisito della 'stessa indole' è previsto dalla norma soltanto per le contravvenzioni, non per i delitti.

  • artt. 444 e ss. codice di procedura penale

    sentenza di applicazione della pena ex artt. 444 ss. cod. proc. pen.

    Le sentenze di applicazione della pena (patteggiamenti) costituiscono precedenti utili ai fini del calcolo della recidiva reiterata e dell'eventuale causa ostativa all'estinzione prevista dall'art. 445 c.p.p.

  • art. 168 codice penale

    art. 168, comma primo, n. 1, cod. pen.

    La Corte richiama la corrispondenza dei requisiti tra l'art. 168 c.p. (revoca della sospensione condizionale) e l'art. 445 c.p.p., sottolineando che il requisito della identità di indole riguarda solo le contravvenzioni.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    I reati in materia di sostanze stupefacenti, commessi in periodo anteriore al 2001 e considerati nelle sentenze pregresse, sono qualificati come delitti che contribuiscono alla ricorrenza della recidiva reiterata nel quinquennio.

Massime di principio

  • Per l'applicazione dell'effetto estintivo dell'art. 445 c.p.p. è ostativa la commissione, nel quinquennio, di qualsiasi delitto; la condizione della 'stessa indole' è richiesta solo quando si tratta di contravvenzioni.
  • Le sentenze di applicazione della pena (patteggiamenti) costituiscono precedenti rilevanti ai fini della recidiva e possono essere utilizzate per impedire l'estinzione del reato per prescrizione.
  • Nel valutare la prescrizione occorre verificare non solo le date delle sentenze di condanna ma anche le date di commissione dei reati posti a base dei precedenti: delitti commessi nel periodo utile al quinquennio ostacolano l'estinzione.
  • Se il ricorrente contesta la recidiva reiterata, il ragionamento difensivo deve dimostrare l'assenza di delitti nel quinquennio o che i precedenti valutati non siano idonei (es. contravvenzioni non della stessa indole), altrimenti la censura è probabilmente destinata a essere respinta.
  • La giurisprudenza di legittimità è consolidata nel senso che, ai fini dell'art. 445 c.p.p., non è richiesta identità di indole per i delitti: basti valutare la presenza di qualsiasi delitto nel quinquennio per escludere l'effetto estintivo.

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