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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20722/2022 del 27/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per difetto di correlazione tra la richiesta concordata (patteggiamento) e il dispositivo della sentenza. Le parti avevano chiesto l'esclusione della recidiva e la conseguente esclusione delle aggravanti; il ricorrente lamentava che il Giudice, pur ratificando l'accordo, avesse fatto comunque riferimento ad una aggravante non contestata con riguardo ad alcuni capi e che dall'accordata esclusione dell'art. 3, comma 1, lett. c) e d), d.l. n. 146/2006 derivasse l'inapplicabilità del sequestro e della confisca dei beni.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuto difetto d'interesse all'azione: dopo il deposito del ricorso il Giudice ha emesso ordinanza (2 luglio 2021) correggendo il dispositivo della sentenza ai sensi dell'art. 444 c.p.p. ed escludendo le aggravanti di cui all'art. 3, comma 1, lett. c) e d), d.l. n. 146/2006; perciò la doglianza è rimasta priva di interesse. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, ma esonerato dall'obbligo di versamento di una somma alla Cassa delle Ammende poiché non si è ritenuto colpevole al momento della proposizione del ricorso e l'istanza era fondata.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Riferimento all'accordo di applicazione della pena (patteggiamento): il Giudice, anche dopo la pronuncia, può correggere il dispositivo per adeguarlo alla volontà negoziale delle parti; tale correzione ha reso priva di interesse l'impugnazione.

  • art. 3, comma 1, lett. c) e d), d.l. n. 146 del 2006

    art. 3, comma 1, lett. c) e d., d.l. n. 146/2006

    L'esclusione di tali aggravanti è stata concordata dalle parti e, una volta ribadita dal Giudice con l'ordinanza correttiva, escludeva l'applicabilità di misure patrimoniali (sequestro/confisca) connesse all'aggravante, annullando il motivo del ricorso.

Massime di principio

  • Un ricorso può diventare inammissibile per sopravvenuto difetto d'interesse se, dopo la sua proposizione, il giudice rettifica o integra il provvedimento impugnato eliminando la causa della doglianza.
  • Nei casi di patteggiamento (art. 444 c.p.p.) è essenziale che il dispositivo rispecchi esattamente l'accordo: eventuali discordanti riferimenti a circostanze aggravanti possono essere sanati con una correzione del dispositivo, rendendo inefficace l'impugnazione.
  • L'esclusione negoziale di aggravanti rilevanti può incidere direttamente sulla possibilità di applicare misure patrimoniali (sequestro, confisca); pertanto, nella trattazione dell'accordo bisogna valutare anche gli effetti sui provvedimenti di natura patrimoniale.
  • La parte soccombente in sede di impugnazione può essere condannata alle spese processuali anche se il ricorso è dichiarato inammissibile per sopravvenuto difetto d'interesse; tuttavia il giudice può esonerare il ricorrente da altri obblighi (es. versamento alla Cassa delle Ammende) se riconosce l'assenza di colpa al momento della proposizione del ricorso.
  • Prima di proporre impugnazioni basate su presunte incongruenze tra richiesta concordata e sentenza, è opportuno verificare l'eventuale possibilità che il giudice corregga il dispositivo; in tali casi valutare la tempestività e l'effettiva utilità dell'impugnazione.

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