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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 29706/2025 del 10/11/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La controversia riguarda la realizzazione di verande e altri manufatti ai piani quarto e quinto di un condominio in via di Villa Massimo 1 a Roma: Paolini (proprietario del terzo piano) aveva chiesto accertamento dell'illegittimità delle opere, ripristino dello status quo ante, indennità di sopraelevazione e risarcimento danni, asserendo lesione del decoro e dell'aspetto architettonico dell'edificio. Il Tribunale di Roma respinse la domanda di rimozione e condannò i ricorrenti al pagamento di una somma in via di indennità e risarcimento; la Corte d'appello, invece, ritenne sussistente la violazione del decoro architettonico e ordinò la rimozione di una sola veranda di 28 mq, ritenendo prescritta la domanda di restitutio in integrum per le altre verande perché anteriori al ventennio. In cassazione i proprietari (Bigelli e Mattioli) dedussero, tra l'altro, contraddittorietà della motivazione, omissione di fatto decisivo (tre verande sarebbero state realizzate dal costruttore originario) e travisamento della nozione di decoro/aspetto architettonico; Paolini propose ricorso incidentale sostenendo che il ricorso cautelare depositato l'8/4/2004 (art. 688 c.p.c.) aveva efficacia interruttiva della prescrizione e dunque la Corte d'appello aveva errato a dichiarare prescritta la domanda per le altre verande.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo del ricorso incidentale (quello relativo all'effetto interruttivo del ricorso cautelare ex art. 688 c.p.c.), assorbendo il ricorso principale e il primo motivo dell'incidentale, ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Roma. Il principio dettato è che il ricorso cautelare proposto ai sensi dell'art. 688 c.p.c. ha efficacia interruttiva della prescrizione dell'azione del condomino volta, previo accertamento dell'illegittimità della sopraelevazione di un altro condomino, alla restitutio in integrum per violazione dell'aspetto architettonico; la Corte d'appello dovrà riesaminare la questione alla luce di questo principio e decidere anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 688 c.p.c.

    Il ricorso cautelare ex art. 688 c.p.c., volto a ottenere misure urgenti e inibitorie e a preservare il bene oggetto della futura domanda di merito, è stato ritenuto dalla Corte idoneo ad avere efficacia interruttiva della prescrizione dell'azione di merito volta alla restitutio in integrum per sopraelevazione che altera l'aspetto architettonico.

  • art. 2943 c.c.

    Richiamato per spiegare la nozione di atti interruttivi della prescrizione: gli atti giudiziali, ivi comprese le azioni conservative/cautelari dirette a tutelare diritti che saranno poi richiesti in via ordinaria, possono interrompere la prescrizione.

  • art. 1120 c.c.

    Norma richiamata in relazione al decoro architettonico condominiale: il giudice deve valutare la lesione del decoro e il suo effettivo impatto sull'edificio; la Corte ha sottolineato che decoro e aspetto sono nozioni distinte ma complementari.

  • art. 1127 c.c.

    Regola pertinente alle sopraelevazioni: l'azione per la restitutio in integrum quando la sopraelevazione altera l'aspetto architettonico è soggetta alla prescrizione ventennale; la Corte ha richiamato questo principio nel valutare i termini prescrizionali.

  • art. 360 c.p.c.

    Norma processuale relativa ai motivi di ricorso per cassazione; è stata invocata come riferimento per la censura su omesso esame di fatto e violazione di norme di diritto.

  • art. 132, n. 4 c.p.c.

    Richiamata in relazione alla contestazione di motivazione apparente/contraddittoria della sentenza di merito (vizio di motivazione).

  • art. 1158 c.c.

    Citata nelle censure difensive relative alla prescrizione; nel contesto è richiamata in rapporto alla valutazione del decorso prescrizionale (la sua invocazione è parte dell'argomentazione, la Corte non ha fatto una nuova interpretazione autonoma di questa norma nel dispositivo).

  • art. 1165 c.c.

    Richiamata nei motivi di controricorso in relazione ai limiti di compatibilità tra norme sulla prescrizione e natura di alcuni istituti; la Corte ha precisato che l'atto cautelare è atto giudiziale idoneo ad interrompere la prescrizione nel caso in esame.

Massime di principio

  • Un ricorso cautelare ex art. 688 c.p.c. volto a far valere in giudizio una pretesa su cui si instaurerà poi il processo di merito può interrompere la prescrizione dell'azione principale (effetto interruttivo), soprattutto se la domanda cautelare manifesta la volontà di esercitare l'azione di merito.
  • L'azione diretta alla restitutio in integrum per sopraelevazione che altera l'aspetto o il decoro architettonico dell'edificio è soggetta a prescrizione ventennale: occorre valutare l'epoca di realizzazione delle opere per decidere sulla prescrizione.
  • Decoro architettonico (art. 1120 c.c.) e aspetto architettonico/sopraelevazione (art. 1127 c.c.) sono nozioni distinte ma complementari: il giudice deve valutare entrambe le prospettive quando decide sull'illegittimità e sulle conseguenze delle opere edilizie.
  • La prova dell'epoca di realizzazione e delle eventuali domande di condono è decisiva nel determinare la prescrizione; discrepanze tra documenti e rilievi fotografici o aero-fotogrammetrici devono essere chiarite dal giudice di merito.
  • La motivazione del giudice deve distinguere e valutare singolarmente le diverse opere contestate (non trattarle necessariamente in modo cumulativo) e spiegare chiaramente le ragioni della dichiarazione di prescrizione per ciascuna opera.
  • Errori di diritto relativi al computo o all'interruzione della prescrizione possono determinare la cassazione della sentenza di merito e il rinvio per nuovo esame alla Corte d'appello.

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