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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 6892/2021 del 11/03/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti proposero opposizione ex art. 170 dPR 115/2002 al decreto di liquidazione del compenso del consulente tecnico (dott. Fabrizio Rinaldi), contestando che l'importo era eccessivo rispetto ai parametri normativi e all'attività effettivamente svolta. In cassazione hanno dedotto che, essendo vittime del reato di usura, beneficiavano della sospensione dei termini processuali ai sensi dell'art. 20 legge 44/1999, sicché l'opposizione non sarebbe stata tardiva.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'opposizione era tardiva e inammissibile per decorrenza del termine perentorio ex art. 170 dPR 115/2002, rilevando che i ricorrenti non hanno provato la data dell'evento lesivo necessaria per far decorrere la sospensione prevista dall'art. 20 legge 44/1999 (sospensione di 300 giorni valida solo se il termine ricade entro un anno dall'evento). Per tale motivo la presunta sospensione non è stata ritenuta operativa e non ha superato la decadenza. I ricorrenti sono stati condannati in solido a rifondere al Rinaldi le spese di giudizio di legittimità, fissate in € 3.200,00 (di cui € 200,00 per esborsi) oltre accessori e rimborso forfetario del 15%, e si è dato atto della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art. 13 dPR 115/2002.

Norme richiamate

  • dPR 115/2002 (art. 170)

    Stabilisce il rito e i termini per l'opposizione al decreto di liquidazione del compenso: si tratta di termini perentori la cui inosservanza comporta l'inammissibilità dell'opposizione. La Corte ha rilevato la decadenza per mancato rispetto del termine.

  • Legge 44/1999 (art. 20)

    "entro un anno dalla data dell'evento lesivo"

    Prevede la sospensione dei termini processuali per le vittime del reato di usura per la durata di 300 giorni, ma la sospensione opera solo se il termine processuale interessa un periodo ricadente entro un anno dall'evento lesivo; il giudice richiede l'indicazione e prova della data dell'evento per applicare la sospensione.

  • dPR 115/2002 (art. 13, commi 1 bis e 1 quater)

    art. 13, comma 1 quater, dPR 115/02

    Riguarda il contributo unificato nel processo: la Corte ha rilevato la sussistenza dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato da parte dei ricorrenti, ove dovuto, secondo le disposizioni citate.

  • Principio costituzionale della giusta durata del procedimento

    Richiamato dalla Corte per motivare la soluzione adottata e per superare questioni processuali incidenti (ad es. l'assenza di una litisconsorte necessaria) senza incidere sull'esito decisorio già fondato sulla tardività dell'opposizione.

Massime di principio

  • Chi invoca la sospensione dei termini processuali ex art. 20 L.44/1999 ha l'onere di indicare e provare la data dell'evento lesivo: senza tale prova la sospensione non può essere riconosciuta.
  • La sospensione prevista dall'art. 20 L.44/1999 dura 300 giorni e opera solo se il termine processuale interessato ricade entro un anno dall'evento lesivo; verificare sempre la corrispondenza temporale prima di fondare una difesa su tale sospensione.
  • I termini per proporre opposizione al decreto di liquidazione del compenso (ex art. 170 dPR 115/2002) sono perentori: la tardività determina inammissibilità dell'opposizione e la condanna alle spese.
  • Se la decisione può essere risolta su un'eccezione processuale (es. decadenza) il giudice potrebbe non entrare nel merito di eventuali questioni accessorie (ad es. assenza di litisconsorte necessario); tuttavia è prudente assicurare la presenza di tutte le parti necessarie nel giudizio di merito.
  • La soccombenza in sede di legittimità comporta condanna alle spese e può comportare l'obbligo di versare contributi unificati aggiuntivi: valutare il rischio di impugnazione anche sotto il profilo economico.

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